Cronaca — 24 marzo 2015

MEDAGLIAA distanza di 48 ore dalla maratona di Roma, analizzando a mente fredda la mia prestazione, mi rendo conto che averla chiusa in 4:31:36, lo stesso tempo impiegato a Firenze circa quattro mesi fa, non è da buttare. Considerando le pessime condizione meteo con cui s’è corso – pioggia e freddo dall’inizio alla fine con ripetute folate di vento gelido che in alcuni tratti sferzavano il viso frenandomi più del dovuto -, l’aver gareggiato al disotto delle mie possibilità per oltre metà gara pur di tener fede alla promessa fatta a un amico alla sua prima maratona di accompagnarlo per almeno 30 chilometri, l’aspro percorso con ripetuti sali/scendi che spezzavano le gambe e i tratti di pavé bagnato che imponevano attenzione per non scivolare, una fastidiosa contrattura alla coscia negli ultimi 10 chilometri che mi ha costretto a fermarmi un paio di volte per ricorrere all’ausilio dei sanitari per farmi spruzzare il gel sulla coscia allo scopo di lenire il fastidio, le rilassate soste ai rifornimenti per alimentarmi come si doveva, l’essermi dovuto fermare a 3 km dall’arrivo per allacciarmi le scarpe – senza l’intervento di un inserviente da solo non ci sarei mai riuscito dato che avevo le mani intorpidite dal freddo e non riuscivo a piegarmi sulle gambe per la stanchezza – il risultato cronometrico, che sicuramente agli occhi di molti è irridente, ai miei assume la piacevole conferma che potenzialmente sono sceso ben al di sotto delle 4:30 che originariamente m’ero prefissato.

Sto cercando di giustificarmi per la insoddisfacente prestazione? No, assolutamente!

Certo, se l’avessi chiusa sotto le 4:30 sarei ancora più soddisfatto, sarei un ipocrita se dicessi il contrario. Eppure l’amarezza per aver fallito di un niente l’obiettivo cronometrico è mitigata dalla consapevolezza di aver fatto un grosso favore a un amico aiutandolo a finire la sua prima 42 km!

Nel momento in cui si prendono degli impegni, bisogna mantenerli, anche a costo di rimetterci.

Avevo promesso al mio amico che non l’avrei lasciato da solo per almeno 30 km e così è stato. L’amicizia va ben al di là di una manciata di minuti in più o in meno al traguardo.

Nella vita vi sono valori imprescindibili che non hanno prezzo, l’amicizia è uno di questi.

Non vi è nulla di più appagante della sua gioia per aver portato a termine quest’avventura.

Conoscendomi so che se l’avessi lasciato da solo molto prima del previsto e poi non l’avesse chiusa, seppure l’avessi terminata con un ottimo tempo, avrei portato il rimorso per non aver mantenuto fede alla promessa che gli avevo fatto, compromettendo inesorabilmente la sua stima in me e in sé.

Di maratone ce ne saranno altre. Roma ormai appartiene al passato. Ma le sue emozioni resteranno per sempre presenti nell’animo. Una su tutte quella provata a pochi chilometri dall’arrivo quando, superata Piazza Navona, diretti verso Piazza Venezia, dagli altoparlanti si udiva a tutto volume la voce di Modugno intonare “Nel Blu Dipinto Di Blu” e tutti noi a cantare mentre correvamo “Volare, oh oh, cantare, oh oh oh…”.

E sulle ali di quelle note e di quelle parole volavamo verso l’arrivo dove ad attenderci c’era l’agognata medaglia!

Vincenzo Giarritiello

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