Curiosita slide — 23 aprile 2015

La corsa diventa un viaggiare e sperimentare dimensioni altre, fare un lungo percorso equivale ad entrare dentro se stessi in profondità e ripercorrere la propria vita fino al momento presente, e partendo poi dal “qui e ora” è possibile fare una progettualità futura, vedersi avanti nel tempo, interessanti le risposte alla domanda: “Cosa ti spinge a continuare ad essere ultramaratoneta?”, di seguito le risposte ricevute:

“Devo vedere cosa c’è dietro quella curva che non ho mai superato.”

“Il viaggio, l’avventura, i lunghi percorsi, 24 ore e più a non pensare allo stress lavorativo, sembra di essere entrato in un’altra dimensione, dentro se stessi.”

“Fermarmi ormai sarebbe decisamente noioso.”

“L’ultramaratona è un esercizio fisico e mentale che aiuta a vivere bene, non eccedendo mai rispetto alle proprie possibilità.”

“Mettermi ancora alla prova nonostante passino gli anni.”

“Questo credo che sia qualcosa estremamente legato al motivo per il quale ho iniziato e proseguo nella corsa. La corsa per me è soprattutto un allenamento mentale, un irrobustire la mente e la sua capacità di fare qualcosa che comporti sacrificio e costanza anche in assenza di vittorie (non arriverò mai primo a una gara). Qualcosa che significhi contare solo su me stesso e essere solo di fronte a qualcosa da risolvere, da portare a termine. Non a caso i periodi nei quali mi alleno di meno vanno di pari passo a quelli durante i quali sono più debole di testa anche in tutte le altre cose della vita: lavoro, relazioni e fiducia in me stesso. Forse non è un caso che sia diventato ultramaratoneta in un periodo nel quale le difficoltà sia lavorative sia relazionali abbiano raggiunto livelli molto alti. Credo di aver trovato nella preparazione e nella partecipazione alle ultra un allenamento mentale per far sì che non vacillassi in tanti aspetti importanti della mia vita. E sento la necessità e l’importanza di proseguire in questo cammino.”

“Il fatto di poter provare ancora le sensazioni che solo questa gara mi dà, soprattutto sotto forma di ricordi che durano nel tempo.”

“La voglia di mettermi in gioco, di conoscermi, di sperimentare e soprattutto l’incontro con l’altro.”

“La voglia anche di essere me stesso.”

“Continuo a correre perché è la mia passione.”

“Mi fa stare bene.”

“Attualmente la voglia di sperimentare se il mio corpo è ancora in grado di correre distanze tanto lunghe.”

“La voglia di conoscere paesaggi sempre diversi e di conoscere sempre più me stesso e fino a dove posso spingermi.”

Le risposte degli atleti fanno riferimento ad altre dimensioni, al superare il normale, il banale, la vita quotidiana, si parla di girare una curva per vedere cosa c’è dietro, scoprire quello che non si può vedere e quindi la voglia di superarsi, di superare il noto, il conosciuto. Gli atleti più che di sport parlano di un viaggio nel mistero nella conoscenza propria, nel vedere cosa riescono a fare, cosa riescono a sopportare, a raggiungere e smettere di fare questo tipo di attività sarebbe troppo semplice, troppo scontato.

Matteo SIMONE

380-4337230 – 21163@tiscali.it

www.psicologiadellosport.net/eventi.htm

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