Cronaca HOME PAGE — 30 agosto 2012

…. L’incipit filosofico è per il podista che ad ogni tappa mi ha chiesto questa frase e io puntualmente mi sono inceppata nel ripetergliela perché …. Perché io mi faccio prendere dall’emozione, divago ….. ho scritto queste pagine di getto quando sono rientrata a casa sabato notte ma solo ora, dopo aver letto quanto accaduto sul percorso del faito ho deciso di inviarlo …. Perché è giusto davvero difendere le nostre emozioni e quelle tradizioni che alle emozioni danno vita.
E dunque ….. giorni fa leggevo la recensione del libro per ragazzi “a piedi” in cui si parla dell’importanza del viaggio lento e ‘faticato’, costruito da se ….. e non so perché ma le parole dell’autore mi hanno subito fatto pensare alla transmarathon che stava per iniziare …. E quando ho letto che la saggezza del camminatore consiste nel sapere che andar piano non dilata lo spazio ma lo accorcia perché tutto si stampa in testa e diventa familiare io ho pensato proprio alle singole tappe che di lì a poco mi avrebbero impegnata ….. quel chiudere gli occhi e vedere le pietre, i paesaggi, sentire gli odori, vedere i colori …. Insomma quelle immagini che sono letteralmente stampate nella mia mente e che ormai fanno parte di me. E quanto conta il paesaggio!!!!!

Si perché la transmarathon ormai è tradizione ma nel senso più ampio del termine ….. è girare per i paesini e vedere i volti segnati dal sole che ci sorridono seduti fuori alle loro casette, i bambini che ci applaudono e le signore che ci indicano il percorso o ci offrono da bere …. È correre salutando, ricambiando i sorrisi e gli applausi è scambiare battute con chi ti affianca, chi ti supera o chi lasci indietro. È stringersi la mano all’arrivo, aiutarsi nei momenti difficili, o semplicemente gioire alla fine e sentirci tutti rappresentati dalla voce di marco che racconta, descrive, elogia.
È quell’ansia che ti prende prima perchè una serie di frenesie dentro ci costringono a porci una serie di domande …. L’ansia della vigilia che ti rimane dentro fino a pochi istanti prima dello sparo e poi la liberazione della corsa, che comunque vada e corsa e divertimento …….
E poi transmrathon sono le persone …. Quelle vecchie e quelle nuove…. Roberto e tutti i suoi ragazzi e ragazze, i ragazzi di San Giovanni a Piro che hanno l’unico difetto di vivere in un paese con ahimè troppe discese, Francoignazioenicola (!) che rendono le nostre emozioni visibili a chi non c’è, marco che dà voce a queste stesse emozioni e talvolta fa si che sia proprio la nostra voce ad esprimerle, i podisti che con canottiere di diverso colore animano la gara e riportano le singole esperienze in giro per l’Italia ma lasciano qui un pezzetto del loro cuore.
E poi c’è la mia personale interpretazione …. Ho dichiarato al microfono che questa è stata una gara strana, vissuta in modo strano … non volevo partecipare perché da alcuni mesi mi ha preso un’ansia di non riuscire a correre, una strana sensazione che mi blocca le gambe e soprattutto il respiro, mi fa stare male perché mi fa temere di dovermi fermare e quindi mi sono trincerata dietro la scusa del lavoro per defilarmi lentamente dalla scena delle gare …. Ma poi è successo così …. Il lunedì d’inizio mi è stata annullata la giornata di lavoro e …. Boh … ho deciso di rivedere gli amici e mi sono ritrovata a Santa Maria col pettorale e le scarpette ….. è andata e tra la polvere i pensieri hanno preso forma, si sono trasformati nel blu del mare e nel rosso della terra che calpestavo ….. e poi tutto è venuto da sé ….. la seconda tappa e la terza ….. alla quarta ho deciso di correre e mi è piaciuto da morire sentire di nuovo il cuore che batte e l’adrenalina che ti prende e i pensieri sono diventati sempre più miei ….. e la quinta poi …. È stata quasi d’obbligo se non altro per l’impegno di un intero paese per accoglierci e festeggiarci. E davvero sono giunta al traguardo con la convinzione che la transmarathon fa parte delle tradizioni da difendere e far si che si perpetrino e non si estinguano perché in quest’epoca di annullamento dell’identità culturale, in questa regione dove niente ha il posto che merita, dove si lascia che il patrimonio storico languisca dimenticato e che le biblioteche chiudano e i boschi brucino….. insomma in questo posto che è stato una culla di cultura e civiltà è giusto che la cultura e la civiltà di posti così belli si protragga e si diffonda e ci dia la possibilità di portarci i nostri figli (evviva la transmarathon junior!!!) e i nostri nipoti per insegnar loro che dalla semplicità inizia tutto e che la semplicità migliora la vita e la rende al tempo stesso unica ed inimitabile .

All’anno prossimo (per affrontare l’inverno con un pezzetto d’estate sempre dentro)

Gioconda di Luca

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Peluso

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