Cronaca HOME PAGE — 23 agosto 2012

“Corri ragazzo vai e non fermarti mai …. ” erano le parole iniziali che più si ricordano della canzone che Claudio Baglioni scrisse per la sigla di una serie televisiva di grande successo degli anni settanta, rigorosamente in bianco e nero, che amavo vedere in TV, la nostra una , ricordo grandissima, Radiomarelli.
“Corri ragazzo vai e non fermarti mai” erano parole riferite a un giovane che correva per campi e per monti, per sentieri e colline, era Orzowei, telefilm tratto dall’omonimo romanzo scritto da Alberto Manzi nel 1955. Nel mio immaginario di bambino mi chiedevo “ma Orzowai si fermerà mai? “.
Chi sa se lo ricorda Roberto Funiciello, il deus ex-machina della Transmarathon. Io, Roberto, lo conosco dal 2001, l’anno della prima edizione, quando partimmo da Agropoli il primo giorno e dopo sei quasi interminabili tappe arrivammo a Felitto, al termine di novanta chilometri, la formula era sempre la stessa, cinque tappe in sei giornate. Sì, proprio novanta, qualcuno ricorderà quella di 33 chilometri, dura, massacrante, ma bella da morire che da Piaggine ci condusse a Laurino solo dopo un’ascesa che ci portò a raggiungere i 1300 m di altitudine su di un monte, se ricordo bene il Gelbison, che maestoso sovrasta i due centri cilentani. E poi che dire di quell’edizione che mi fece conoscere, alla partenza, San Severino di Centola, antico e disabitato centro medievale, e poi, all’arrivo, Camerota paese, dopo aver percorso per diversi chilometri il letto del Mingardo, privo di acque a causa di un’estate calda e torrida, un po’ come questa che stiamo vivendo, in cui la pioggia diventa arcano desiderio dei sogni notturni di noi podisti, quando nel desiderare ciò che non ci è concesso, iniziamo a sognare. E poi nella tappa del giorno dopo che da Stio Cilento ci portò prima a Magliano Vetere e, poi, proprio a Felitto non senza aver ammirato le gole del fiume Calore, quasi d’incanto sentimmo il fracasso dell’acqua che scendeva violenta. Ricordo che qualcuno pensò, mentre correvamo giù per un tortuoso, antico e a dir poco pericoloso sentiero, al sentir il rumore delle acque del Calore che piombavano giù dalle gole, che i sogni della notte passata stessero continuando. Ma che quella tappa, quella prima edizione della Transmarathon, quella prima corsa a tappe nel Cilento non fosse un sogno ne avemmo la prova al termine del tratto difficile del percorso, all’udire una voce che iniziava per molti di noi ad essere familiare, una voce che non avremmo più dimenticato, era quella di Roberto che ad ogni atleta che vedeva spuntare dal ponte medievale in legno in fondo alle gole, tirava un sospiro di sollievo. Roberto, Funiciello per chi non avesse avuto ancora modo di conoscerlo, aveva pensato, ideato e creato un evento sportivo, come recitano le cronache ufficiali, ma per noi che la corriamo da undici anni è semplicemente la Corsa a tappe nel Cilento.
Correre la Transmarathon è sicuramente un modo singolare per conoscere il Cilento, il suo Parco, la sua gente, quella di cui parla Marco Cascone nell’articolo relativo alla terza tappa dell’edizione 2012: “Gente” che si emoziona al passaggio di un podista stanco e stremato, che resta affascinata dalla prima donna al traguardo e meravigliata da chi lungo la salita, ormai senza forza nelle gambe e con un fil di fiato, percorre a passo il tratto più duro, o ancora che scommette con la moglie dal balcone di casa, fino ad allora insperato palco da dove poter godere una gara podistica, che l’ultimo atleta al traguardo sarà una donna e poi, dopo qualche minuto, scoprire di aver perso la scommessa.
Piccoli momenti di un paese, Felitto, ma potrei ricordare tanti altri centri cilentani,, che fa della corsa la festa nella festa. E allora come non pensare che la Transmarathon sia entrata di diritto nella tradizione, nella cultura di una terra, il Cilento. Ne fa parte come tante altre manifestazioni sicuramente non sportive come la Nostra. Anzi, penso sia l’esempio più chiaro di come lo sport spontaneo, genuino, a volte improvvisato esterni meglio i sentimenti di tante persone che sanno ancora emozionarsi per poco, guardando un podista che passa sotto casa, osservando una maglietta bagnata di sudore, per il fiatone di una donna appena giunta al traguardo.
Piccoli momenti, grandi emozioni, ma soprattutto tanti, tanti bei ricordi che non dimenticheremo e allora, visto che domani si riparte con la quarta tappa dell’edizione 2012, il mio pensiero va all’amico Roberto al quale faccio un semplice augurio:
Corri ragazzo vai e non fermarti mai, la notte scenderà e il freddo arriverà …..

Antonio Vassallo

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