Medicina — 22 marzo 2010

Sono appena tornato da Roma, dove ho vissuto insieme ai compagni di squadra della Napoli Nord, l’ennesima incomparabile avventura, quando apprendo dalle pagine di Podistidoc la notizia della morte, durante la maratona, di un podista belga. L’articolo dell’amico Giovanni Mauriello e i relativi commenti dei podisti mi spingono a qualche considerazione, alla luce di un’esperienza trentennale, prima presso l’Istituto di Medicina dello Sport di Napoli e poi negli ambulatori delle ASL, nel rilascio delle idoneità allo sport agonistico. La prima è abbastanza consolante e riguarda il nostro paese:  l’Italia è stata ed è ancor oggi all’avanguardia in questo campo. E’ stata la prima nazione ad istituire una specializzazione in medicina dello sport e a dotarsi di una legge specifica per il rilascio dell’idoneità agonistica allo sport, che viene periodicamente aggiornata. Rispetto alle altre nazioni, in gran parte delle quali è sufficiente una generica idoneità rilasciata da un qualsiasi medico (chi si è iscritto a qualche maratona internazionale anche di grande livello sa di cosa parlo), da noi la competenza specifica è demandata allo specialista in medicina dello sport. Inoltre sono previsti, in casi selezionati, specifici accertamenti soprattutto di natura cardiologica. Per quanto attiene specificamente ai podisti, voglio ricordare che, in occasione dell’ultima revisione dei protocolli, è stato stabilito l’obbligo, al compimento del quarantesimo anno di età, di sottoporsi, oltre agli esami già previsti, ad un test ergometrico di tipo massimale (e sottolineo massimale!). E’ inoltre raccomandato il completamento dello screening con l’esecuzione di un Ecocolordoppler cardiaco. Ma ciò che vorrei stigmatizzare in questo mio breve intervento sono alcune situazioni che rappresentano il rovescio della medaglia, al fine di spingere tutti noi ad un proficuo esame di coscienza. Si tratta di errati atteggiamenti, che influenzano negativamente questo tipo di controlli e che riguardano sia il paziente che il medico. Per quanto riguarda il soggetto che si sottopone a visita, nella mia esperienza routinaria devo purtroppo dire che il tipo responsabile e scrupoloso, che si preoccupa davvero di essere sottoposto ad un esame il più possibile approfondito ed efficace è percentualmente poco rappresentato. In genere questa percentuale aumenta soltanto in occasione di questi tragici eventi. In molti podisti domina spesso la preoccupazione di ottenere il ‘pezzo di carta’ per iscriversi alla società o alla gara nel modo più rapido, comodo ed economico possibile. Questi sono magari disposti a fare un sacrificio economico tre o quattro volte l’anno per comprare l’ultimo tipo di calzatura che . li farà volare, ma non a pagare un ticket una volta l’anno per sottoporsi ad uno screening  efficace.  Poi ci sono quelli che, dall’alto del loro prestigioso palmares di centinaia di maratone (magari terminate trascinandosi tra ‘eroiche’sofferenze), ritiene quasi una formalità se non addirittura un affronto l’essere sottoposto ad un test da sforzo per verificare la sua efficienza. Non parliamo poi del caso in cui il medico voglia andare più a fondo: la richiesta di esami supplementari viene vissuta quasi come una ferita narcisistica da colui che si ritiene, nonostante l’età matura, una specie di superman. Altri invece preferiscono, come il Don Ferrante di manzoniana memoria, consolarsi con il concetto di fatalità. Se è vero che un certo numero di morti improvvise dell’atleta rimangono a tutt’oggi imprevedibili ( perlopiù, però, ciò avviene in età giovanile), è anche vero che la quantificazione dei fattori di rischio, la valutazione funzionale cardio-circolatoria e respiratoria e una corretta programmazione delle abitudini di allenamento contribuiscono a limitare al massimo il ripetersi di questi tragici episodi. Veniamo al capitolo medici. A volte, vuoi per incompetenza vuoi per superficialità, qualche collega si adatta a questa logica concedendo la certificazione con troppa facilità e poco scrupolo. C’è poi la piaga dei laureati o diplomati in discipline affini alla medicina che si improvvisano consulenti, curano rubriche mediche, danno consigli senza averne né i titoli né le competenze specifiche, che spettano soltanto allo specialista in medicina dello sport e al cardiologo. La stessa cura che mettete nella scelta del vostro allenatore mettetela anche nella scelta di colui al quale affidare il vostro bene più prezioso! Merita pertanto un sincero apprezzamento la serietà con cui Podistidoc porta avanti da tempo la sua campagna di sensibilizzazione per un controllo sempre più responsabile delle condizioni di salute e delle metodologie di allenamento degli atleti e dei maratoneti in particolare.


 


Dott. Guido del Giudice
Specialista in Cardiologia e Medicina dello Sport

Autore: Dott. Guido del Giudice

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