Curiosita — 25 maggio 2010

E’ da tempo che non mi appassiono più al ciclismo, per le ripetute vicende di doping e perché la vicenda umana di Marco Pantani mi amareggiò moltissimo. Io ne ero tifoso e – doping o non doping – mi sembrò davvero un eccesso disumano la colpevolizzazione che se ne fece e che lo portò al suicidio… Di fatto ho pensato che il ciclismo agonistico fosse un ambiente un po’ ottuso e un po’ sporco, per cui l’ ‘impresa’ di Ivan Basso sullo Zoncolan mi ha lasciato piuttosto indifferente.
Quello che invece ho sempre e comunque creduto con convinzione è che tutte le discipline di fatica insegnassero qualcosa per la vita: il rispetto del lavoro altrui, l’ammirazione per chi sa stringere i denti e una straordinaria tolleranza sociale.
Mi è successo qualcosa mentre mi allenavo nell’impianto della mia società a Gavardo (lo stesso stadio che ha ospitato il Meeting nazionale sabato scorso), che mi ha lasciato basito riguardo le mie convinzioni sulla funzione educativa degli sport di lunga lena.
Voglio raccontare l’accaduto perché penso se ne possano trarre considerazioni utili a un adulto che si approcci all’allenamento di un gruppo di giovani (oltre ad una buona dose d’indignazione).
Alle 19,30 di giovedì 20 maggio entrano in pista un sacco di ragazzini in bicicletta, accompagnati da un ventenne (a occhio). Io stavo terminando un 2000m in variazioni e il ‘grandicello’ mi si affianca e mi urla con fare aggressivo (traduco dall’elegante dialetto bresciano): ‘sono le sette e mezza, devi andar via’; io gli dico che entro 7-8′ il mio allenamento sarà finito e lui ‘non me ne frega un c***o, fuori subito, avete rotto i c*** voi dell’atletica’ etc etc… E io correndo un 400m in 67′ e recuperando in 1’20’ continuo (adrenalina che saliva) a spiegargli che ho quasi finito; lui mi si avvicina in bici, cercando di urtarmi e urlando ‘vai via o ti butto per terra!’ e altre amenità… Finisco il mio 2000m, mi fermo a bordo pista per recuperare 3′ e mi rivolgo a un dirigente dicendogli ‘faccio ancora 3 giri in prima corsia e ho finito, tanto voi in prima vicino al cordolo con le bici non andate’. E lui a sua volta mi aggredisce a parole, e ricomincia con la tiritera che noi dell’atletica abbiamo rotto. A parte che se si chiama pista d’atletica ci sarà un motivo, non capivo cosa stessi facendo di male. Gli dico che sono un professionista serio, che sto attento a non danneggiare i ciclisti per i 3′ che dovevo ancora fare (erano 1200m, 63’+1’21’+64′, per la precisione eravamo sui 3’28’…). E loro giù insulti. Fin lì non ho perso la pazienza, mi sono rimesso in prima e sono partito. Il ciclista grandicello, mi ha dato delle spallate dalla bici, costringendomi a uscire sull’erba in corsa. Allora mi sono scomposto e l’ho mandato a quel paese – cacchio! , mi stava facendo male: una caduta e addio stagione…
Finisco e me ne vado dritto sparato, incazzato nero ed esasperato dal dirigente e gli dico che sarei andato immediatamente dal sindaco. Da parte sua, come risposta, ricevo altri insulti. Io – stanchissimo fisicamente ed esasperato psicologicamente, lo ribadisco – ho sputato per terra in direzione del tizio (ma non addosso) e gli ho detto ‘a voi lo sport non ha insegnato proprio nulla…’, ho scosso la testa, mi sono girato per andarmene e… E il tizio mi ha messo le mani al collo da dietro!
Un ragazzo (uno dei presunti attaccabrighe dell’atletica…), lo ha preso e portato via. Per fortuna, sennò finiva male, ovviamente per me, energumeno di 60kg secondo alcuni.
Io credo che se delle persone abbiano coltivato un’acredine così profonda delle ragioni ci debbano pur essere, ma sospetto che davvero non abbiano imparato niente dallo sport e che nulla di buono possano trasmettere ai giovani che hanno in affidamento.
E io che quando c’è qualcuno che corre forte in pista starei a guardarlo per spirito di ammirazione…
Diceva quel ‘matto’ di Steve Prefontaine: ‘Some people create with words or with music or with a brush and paints. I like to make something beautiful when I run. I like to make people stop and say <I’ve never seen anyone run like that before>’.
Alcuni creano con le parole o la musica o con un pennello, A me piace fare qualcosa di bello correndo. Mi piace che le persone si fermino e dicano: ‘Non ho mai visto nessuno correre così prima d’ora!’.
Ecco, quella sera (come ogni sera) non ero Steve Prefontaine, ma non pretendevo nemmeno che mi ammirassero… solo che rispettassero il ritmo dei miei passi, del mio cuore e del mio respiro.

Autore: Tito Tiberti

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