Curiosita slide — 17 novembre 2014

Lo-sport-a-scuolaScuola media, suona la campanella, finisce l’ora di Italiano ed inizia la tanto attesa ora di Educazione Fisica. Ai miei tempi si chiamava così, perché era una vera e propria materia scolastica atta a far conoscere e capire il fisico e le sue potenzialità.

Si ci armava dei borsoni, si scendeva in palestra, si indossavano le, ormai inesistenti, tute blu con le strisce bianche ai lati, alcuni le mitiche scarpette superga ( rigorosamente bianche), altri le mecap, altri ancora le All Star.

Iniziavamo coi soliti giri del campo per riscaldarci poi via con tutta la serie di esercizi, l’ultima mezz’ora si usavano gli attrezzi; quadro svedese, cavallo, pertica, ecc. Non solo imparavamo ad usarli, ma il professore ci spiegava come farlo in modo corretto e cosa comportasse il non farlo. Dopo questi primi rudimenti sportivi, si passava alle scuole superiori dove, oltre alla teoria su molti sport, abbiamo praticato l’atletica: salto in alto, salto in lungo, ostacoli, 200 mt, 400 mt, siepi; il tutto sempre sotto gli occhi attenti e preparati dei professori, che non tralasciavano di spiegarci i traumi che ogni disciplina porta, come prevenirli e cosa fare in caso di infortunio. Ci parlavano dello sport a 360°, storia compresa, permettendoci così di poter conoscere questo mondo affascinante, che ha … non so come definire … qualcosa di magico.

Erano in quelle ore che usciva fuori il campione che si nasconde dentro alcuni di noi. Alle medie i tecnici adocchiavano i ragazzi che avevano potenzialità, per poi educarli alla disciplina scelta; alle superiori, i migliori, partecipavano ai campionati scolastici, avendo la possibilità di farsi conoscere e intraprendere la strada dello sport.

La scuola educava i ragazzi allo sport e al suo sacrificio e, mentre lo faceva sceglieva, i migliori e gli dava una possibilità. E chi accettava era ben conscio di ciò che lo attendeva.

Adesso, ma già da molti anni,  è tutto cambiato. Quell’ora di Educazione Fisica è diventata l’ora del ‘cazzeggio’, sinceramente non so nemmeno se esiste ancora. Ragazzini che fanno sport non ce ne sono, quei pochissimi vengono iniziati dai genitori, che li seguono con non poche difficoltà. Sì, certo, il mondo amatoriale è in aumento: ma in Italia servono giovani leve, competitive per le grandi occasioni che ora mancano. Chissà se la scuola, facendo qualche passo indietro, potrebbe essere d’aiuto, io credo di si.

“ L’atletica non fa per tutti, l’ atletica chiede molto e restituisce sempre meno del dovuto. Non perdona. L’atletica è spietata, ma regala obiettivi chiari ed oggettività.” (da “Fino all’ultimo fiato” Andrea Accorsi).

Viviana CelanoViviana Celano

 

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