Maratone e altro slide — 16 gennaio 2015

Paula RadcliffeIl 30 gennaio toccherà a lei fornire i particolari, dar fiato alle motivazioni, ma intanto è ufficiale che il canto del cigno di Paula, l’ultimo sipario da tirare sulla carriera di Radcliffe, sarà il 26 aprile a Londra, stesse strade che quasi dodici anni fa condussero la colta, coraggiosa, irriducibile mamma a un tempo molto simile, 2h15’25”, a quello che permise a Emil Zatopek di conquistare l’oro olimpico di Helsinki ’52 e alla prestazione che avvicina di più una donna a un uomo. Singolare: sia la biondina del Cheshire che l’uomo cavallo della Moravia correvano trascurando l’eleganza, sbatacchiando spalle e braccia, strabuzzando gli occhi. Correre sarà una gioia ma può essere anche una terribile sofferenza.

Paula ha 41 anni e due figli, non corre una maratona da Berlino 2011 (terza, sotto le 2h24’: “ma io volevo vincere”),non si schiera al via a Londra (dove ha vinto tre volte) da nove anni, in collezione ha anche tre successi a New York e uno a Chicago, il titolo mondiale 2005 e un indimenticabile “running in the rain” agli Europei di Monaco di Baviera 2002 quando, tutta sola dal primo metro, andò all’assalto del mostruoso mondiale – 29’31”78, con tutti i punti esclamativi permessi – della cinese Wang Junxia, finendo appena sopra i 30’.

E’ stata un modello di coraggio: asma, anemia, infortuni a raffica non sono riusciti a fermarla. Non è stata piegata neppure dalle più cocenti delusioni: la sua resa al 38° chilometro della maratona olimpica di Atene (si siede sul marciapiede, piange, prova a rialzarsi, piange ancora, esce di scena) fa parte della galleria dei momenti più umani e coinvolgenti in cui è stato possibile imbattersi. Con lei l’Olimpiade è stata spietata: quarta a Sydney, piegata ad Atene, ventitreesima a Pechino, costretta a rinunciare a Londra per uno dei tanti danni che la sorte le ha fulminato addosso.

Un’invitta, pronta ad abbandonare misura e riservatezza solo quando l’argomento è il doping. “Fuori chi bara”, fu uno degli striscioni che sventolò in una delle tante campagne che ha intrapreso. Già insignita dalla Regina dell’Obe (Order of British Empire), finirà per essere elevata al titolo di Dame. Lo merita.

di Giorgio Cimbrico
Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera

foto – Paula Radcliffe ( Colombo/FIDAL)

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