Medicina — 15 ottobre 2004

Domanda


Sono un podista amatoriale di 37 anni.
Lo scorso Giugno durante uno dei miei allenamenti settimanali (circa 3 compatibilmente con gli impegni di lavoro) ho avvertito, dopo una quindicina di minuti di corsa, un dolore pungente nella parte anteriore del ginocchio sinistro, sotto la rotula verso la parte esterna del ginocchio stesso. Il dolore si è rapidamente esteso verso l’esterno del ginocchio fino a dietro (sempre verso la parte esterna) tanto che mi sono dovuto fermare. Pensando ad una infiammazione ho sospeso gli allenamenti per tutto il periodo estivo rimanendo a riposo pressoché totale. Dopo 3 mesi ho riprovato a correre ma il dolore si è ripresentato subito dopo pochi minuti. Mi sono quindi rivolto ad un ortopedico ed ho fatto esami strumentali (eco e RMN) tutte con esito negativo; l’RMN ha solo rilevato un modesto versamento articolare forse dovuto all’infiammazione. Oggi, a 6 mesi dal primo episodio, non sono ancora in grado di correre più di 5 minuti. Il dolore si presenta solo ed esclusivamente durante la corsa.
Grazie.


Risponde il Dott. Maurizio Mastrorilli


La sintomatologia da Lei riferita è riconducibile alla sindrome della bandelletta ileotibiale (definita anche come sindrome legamentosa del compartimento esterno del ginocchio).
Da un punto di vista squisitamente anatomico la bandelletta ileotibiale è un fascio tendineo piatto largo circa 3 cm che si inserisce sulla tibia; viene considerata una continuazione della porzione caudale del tendine del tensore della fascia lata e del muscolo grande gluteo. Alcune fibre curve si connettono anteriormente al bordo laterale della rotula e posteriormente al tendine del bicipite femorale.
La funzione di tale struttura è alquanto controversa; la maggior parte degli Autori le attribuisce un ruolo biomeccanico, ovvero di stabilizzare la componente anterolaterale del ginocchio.
La sindrome della bandelletta ileotibiale è determinata dell’attrito della stessa bandelletta che scivola sull’epicondilo laterale esterno del femore. Tale sindrome trova riscontro non solo nei podisti, ma anche nei giocatori di football e basketball e nei ciclisti.
Il quadro clinico è rappresentato da un dolore antero-laterale, sull’epicondilo femorale, accentuato soprattutto quando la gamba è flessa. Il dolore è il risultato dell’attrito determinato da flessione ed estensione ripetitiva del ginocchio, durante la corsa, che sviluppano fenomeni di irritazione, dolore e infiammazione all’interno del tratto ileotibiale, della borsa sottostante e del periostio dell’epicondilo laterale del femore. Il disagio clinico inizialmente appare tipicamente dopo una seduta di corsa abbastanza lunga (allenamento o gara); generalmente la deambulazione non determina dolore, al contrario la corsa in discesa, la salita e lo scendere le scale possono esacerbare il dolore.
La maggior parte degli studi mostra che la sindrome della bandelletta ileotibiale è ricollegabile a un quadro da sovraccarico funzionale, che si verifica percorrendo lunghe distanze. Altri fattori di rischio sono: alterazioni dell’appoggio plantare (esempio: iperpronazione del retropiede, piede cavo, varismo dell’avampiede,), dismetria degli arti inferiori, aumento dell’intensità dell’allenamento ed irregolarità del terreno dove si corre.
La diagnosi è in genere clinica, la Tac oppure l’RMN danno poche indicazioni a riguardo.
Il trattamento in fase iniziale mira alla regressione del dolore e dell’infiammazione: riposo, applicazioni locali di crioterapia e somministrazione di antinfiammatori non steroidei. Sedute quotidiane di terapia fisica tradizionale (laserterapia, magnetoterapia, ultrasuonoterapia, etc) danno discreti risultati, mentre apparecchi di ultima generazione come la Tecar-terapia, l’ipertermia, le onde d’urto forniscono immediati e duraturi miglioramenti clinici.
Successivamente alla fase acuta il protocollo riabilitativo dovrà indirizzarsi alla risoluzione dei deficit biomeccanici del piede, del ginocchio e dell’anca mediante un adeguata ortesi plantare: Questo risulta determinante alla ripresa della corsa, in quanto riducendo l’intrarotazione della tibia si riduce lo stress sul compartimento esterno del ginocchio.
In generale il trattamento conservativo è risolutivo nella stragrande maggioranza dei casi, solo rari casi richiedono la resezione chirurgica.

Autore: Maurizio Mastrorilli

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