Cronaca HOME PAGE — 26 giugno 2012

Autore: Michele Rizzitelli

Non è di tutti i giorni godere della visione contemporanea di due laghi, mare, arcipelago e montagne ricoperte di boschi. Erano presenti tutti gli elementi della natura alla 50 km del Gargano, svoltasi sabato, 16 giugno, che ha visto la vittoria di Davide Scarabelli dell’Atletica Scandiano in 3.29.14 ed assegnato il titolo di Campione Regionale Pugliese della distanza a Luisa Zecchino e Massimo Termite.
Due giri per le vie  del centro cittadino e gli ulivi secolari della periferia, e via sulla panoramica che dai 165 slm di Cagnano Varano porta ai 250 slm di Sannicandro Garganico. Erano le ore 3.00 del pomeriggio, quando la gara è partita; nel cielo non c’era una nuvola e trionfava una luce abbagliante; il termometro toccava i 30°, ma la calura era mitigata da una lieve brezza marina. Ricavato nel fianco della Montagna due volte Sacra (per l’Arcangelo Michele e Padre Pio), il percorso si snodava lungo le pendici settentrionali del Promontorio. Sulla sinistra, gli ultramaratoneti avevano il monte ricoperto dalle estreme propaggini della Foresta Umbra; sulla destra, guardavano dall’alto, quasi affacciati ad un balcone, due calmissimi laghi, una sottilissima striscia di terra, un piattissimo Mare Adriatico, in cui luccicavano le perle di San Domino, San Nicola e Capraia, che si confondeva con il cielo. Queste zone, quasi sconosciute al turismo di massa che assale Peschici, Vieste e Pugnochiuso, meriterebbero maggior valorizzazione.
Dura era la via, ma non troppo perché la salita era corribile ed interrotta da frequenti tratti piani. La respirazione era frequente, ed i polmoni introducevano aria purissima profumata di gelsomino. Non si era mai soli. Anche quando si creava la selezione, c’erano le mucche, pascolanti al di là del recinto della strada, a fare compagnia.
Intorno al 29° km, giunti in vista dell’abitato di Sannicandro, il giro di boa obbligava al dietro front. La strada prevalentemente in discesa ed il traguardo, rappresentato dalle bianche case di Cagnano  specchiantesi nel lago, che ora si aveva non più alle spalle ma davanti agli occhi, rendevano più sopportabile la via del ritorno. Era pomeriggio inoltrato. L’intensità della luce e dei colori si andava attenuando, ed un altro giorno stava finendo. Man mano che il sole andava a morire dietro i monti abruzzesi, la temperatura diventava più fresca e prevalevano i colori tenui e rassicuranti. Il passo dei concorrenti si faceva più stanco, e pareva scandito dal lento tintinnio dei campanacci delle mucche che perennemente brucavano l’erba. Prima di scomparire del tutto, il sole tinse di un sensuale colore rosso il cielo, l’acqua dei laghi e del mare.
Le luci accese della città accolsero la maggior parte dei concorrenti sull’arrivo. Seguirono canti, suoni e balli nell’atrio della vicina parrocchia. Fu servito più che un pasta party, un pranzo nuziale, con pepata di cozze a volontà, quelle squisite coltivate nei due laghi di Lesina e Varano.
Per la gradevolezza e la non eccessiva difficoltà del percorso, per l’organizzazione, per la chiusura del traffico automobilistico e per molte altre cose, l’ultramaratona del Gargano merita molta più partecipazione di quanto non ne abbia avuta. Permette anche di optare per la maratona, mezza maratona e 10 km. Da non trascurare il valore aggiunto del calore umano caratteristico di queste parti: la banda cittadina che intona l’Inno di Mameli, il parroco che fa il discorsetto, le donne che fanno di tutto per prendere atleti ed accompagnatori per la gola.

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