Cronaca HOME PAGE — 08 giugno 2012

Autore:  Michele Rizzitelli

Sono Matteo Luzzi (72657 m) (foto a sin) e Lorena Piastra (61491 m) (foto a ds) i vincitori della Prima Edizione della 6 ore Città di Spoleto, che ha avuto 61 partenti (53 hanno superato la distanza della maratona), cui vanno sommati i 12 che hanno optato per la maratona.
Un primato le può essere già assegnato: il più bel percorso d’Italia. Una splendida sintesi di storia, paesaggio ed arte è racchiuso in quel chilometro circolare, tracciato dagli organizzatori ai piedi del poggio, da cui incombe maestosa la Rocca.
Corro i primi giri con la testa in alto, e scopro che il punto più favorevole è proprio quello situato a livello del monumento ai caduti. Da quell’angolazione, l’imponente mole, nascosta dagli alberi, libera la sua torre eretta verso il cielo.
Ripassato dalla zona partenza arrivo, ricomincio a guardarmi intorno, per apprezzare altri particolari. Mentre la strada scende assolata per un centinaio di metri fino a Piazza Campello, lo sguardo si posa sulla parte posteriore della sommità della facciata del Duomo e sul campanile cuspidato, che svetta sui tetti rossi delle case.
Quando imbocco Via del Ponte, la musica cambia. Quel centinaio di metri in discesa lo restituisco con gli interessi. Agli occhi appare una corribile salitella di 150 m, ma le gambe la pensano diversamente, e non ne vogliono sapere. A parte i forti, i prudenti la corrono solo nel primo giro, gli imprudenti pagheranno un conto salato nel finale. Il percorso è così fittamente alberato che chiude il panorama, ma una gradevole frescura scende sulle spalle.
Al termine della salita, la strada si allarga ed il panorama si schiude. Sull’ampio piazzale, comodamente seduti ai tavolini del bar, destano invidia i turisti che si godono lo spettacolo. Separato da una gola profonda, appare Monteluco, sacro agli anacoreti, ricoperto di un magnifico bosco di lecci. Un trecentesco ponte, dalle alte e possenti arcate, scavalca la gola. Interrompo la mia corsa e mi affaccio al precipizio, sicuro di veder scorrere un fiume. “Non c’è acqua sul fondo!” chiedo ad un gruppo di ragazzi del posto. “Un tempo ce n’era”. “Come si chiamava?”. “Torrente Tessino”. Poi dicono che i giovani moderni non hanno cultura.
Fino alla fine, la strada è tutta in discesa, le gambe si riposano e lo sguardo vola lontano. Prevale il verde intenso e l’aspetto medievale del paesaggio di questo cuore d’Italia. Mi riporta al mondo attuale la Flaminia, che si snoda veloce nella valle.
Rivedo il campanile ed i tetti rossi. Ho completato il circuito.
Chi guarda la classifica vede che i miei chilometri sono pochini. A Spoleto, si fa un pieno di emozioni, non di chilometri.

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