Cronaca HOME PAGE — 29 giugno 2012

Parte la corsa e dopo pochi metri capisco che non è giornata. Non mi sento bene e ogni volta che tra due case mi colpisce il sole già forte alle 7’30, mi scotto e sento il caldo umido. Penso che mancano 48 km, duemila metri di dislivello accumulato, penso all’ultima salita di 17 km e ho voglia di fermarmi, imboccare una strada di traverso e tornarmene in albergo a farmi la doccia. Ma sono già nelle rampe delle Piastre e sfogo un po’ la mia rabbia sorpassando gente meno forte di me in salita. L’idea di abbandonare si fa più dura, ora bisognerebbe scendere, prendere un mezzo, fare auto-stop… Non ci penso più ma l’atteggiamento negativo è sempre lì. Il calvario è cominciato, le endorfine fanno già effetto e ai due terzi della salita, o forse a metà, mi affianca una ragazza. Sento subito che è molto allegra, corre col sorriso, saltella, va come una matta e cerco di seguirla. Intraprendiamo una serie di sorpassi lenti e non tanto lenti, entro in una specie di vortice. Le chiedo se ha già fatto la gara. Sto per dirle di andarci piano o si va dritti al suicidio. Ma l’ha fatta l’anno scorso in un tempo buono ma non consone con questi ritmi. Quando le dico il mio record, lei mi dice subito: “Bene, allora mi tiri fino alla fine.” “Se corri cosi, sarai tu a tirarmi” penso io. Entriamo nella fase dove non si parla più per via dello sforzo. I sorpassi alla Alonso continuano, ripigliamo una delle donne più forti e quasi per gioco faccio a posta di spingere per staccarla, ovviamente Rosa mi segue. Più tardi nella valle ci riprenderà quella ragazza e si farà passare lo spavento di farsi battere da una “outsider”. Ma l’attimo di follia ne valeva la pena. Noi due proseguiamo il viaggio. Passano i cartelli dei km e sorprende sempre leggere quei numeri che crescono: 25… 30… Il tempo vola veramente, come noi lassù quando lasciamo la valle del Reno. Poi in picchiata verso San Marcello, nell’altoparlante sentiamo che è arrivata la prima donna al secondo traguardo. Allora poteva veramente vincere la mia lepre, se decideva di chiudere lì. Ma San Marcello non è “nulla” per noi pazzi. Ci si arriva quasi freschi. Bisogna continuare a scendere fino alla Lima… per meglio risalire! Che follia. Km 33, eccoci al bivio, veramente un bivio al ristoro. Ora comincia la Pistoia – Abetone. Dopo pochi metri di pendenza iniziano i problemi, le fermate per sistemare il calzino, si cammina un po’ per recuperare. Ma si sale inesorabilmente. Corriamo anche bene, ogni tanto! In un paesino un vecchio lancia alla mia compagna di avventura: “Forza! Sei fresca come una rosa!” Insomma, grazie alla positività di una persona, la salita all’Abetone si fa stranamente meno dura, ci si accompagna, l’agonismo individuale passa in secondo piano e conta soltanto salire aiutandosi a vicenda. E penso che non mi sto uccidendo e che avrò una riserva per correre gli ultimi km e guadagnare posizioni. Quel pensiero mi aiuta moltissimo. E infatti, dopo il 45esimo, quando la strada si fa un po’ meno ripida, riesco a lanciare la lunga e pazza volata finale. Guardo il mio orologio e mi fa quasi paura: 4’20! Infatti, quello era in uno dei rari tratti pianeggianti. C’è un’altra insidia a pochi km dalla fine, una salita prima del parcheggio dell’Abetone che fa di nuovo precipitare la media, ma tiro fuori energie – non so da dove – e riesco a sorpassare un podista che sembrava irraggiungibile ma che a pochi metri dall’arrivo non ce la fa più. Può finire la benzina dopo 49,5 km in una gara di 50! Mi rendo conto che l’anno prima, correndo e soffrendo di più ho fatto due minuti in più! Ora il resto è tutto goduria. L’arrivo di spinta, l’attesa – breve – della compagna, la frutta del ristoro, il ritiro del premio e il piatto di pasta seduto al sole che ora è diventato piacevole. E poi l’ammirazione scendendo con l’autobus postale e vedendo i concorrenti ancora lontani dall’arrivo. La Pistoia – Abetone è durissima, certo, ma se avete già fatto una maratona, allenatevi bene e fatela anche soltanto una volta nella vita. E ricordatevi, coi pensieri positivi riuscirete a finirla anche bene!

Francisco Fernandez

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