Atletica News HOME PAGE — 10 agosto 2012

fabrizio donatoQuella appena conquistata a Londra da Fabrizio Donato è la sessantesima medaglia dell’atletica italiana nella storia dei Giochi, il bronzo numero 26 (19 gli ori  e 15 gli argenti) dopo quello di Elisa Rigaudo a Pechino 2008. Il triplista delle Fiamme Gialle nella specialità affianca così il suo nome a quello di un altro grande campione azzurro, Giuseppe Gentile terzo a Città del Messico nel 1968. Un 2012, a livello internazionale, ancora sul podio per Donato che tra cinque giorni (il 14 agosto) compirà 36 anni. Il 30 giugno ad Helsinki aveva, infatti, conquistato il titolo europeo con 17,53 (+0.8), oggi il suo miglior salto è arrivato al quarto ingresso in pedana: un 17,48 (+0.6) centrato mentre tutto lo stadio era nel delirio del record mondiale di David Rudisha sugli 800 metri. A proposito di primati, proprio il saltatore laziale detiene quelli nazionali del triplo: 17,60 outdoor a Milano nel 2000 e 17,73 indoor nel 2011 a Parigi quando colse l’argento continentale in sala. Nel suo curriculum anche l’oro agli Euroindoor di Torino 2009, 37 maglie azzurre e 21 titoli tricolore (compresi quelli nel lungo).  “E’ stata una grande gara – racconta l’azzurro sereno e sorridente – molto dura con un grande livello tecnico. Si è visto che, malgrado l’assenza di qualche big, in pedana si sono comunque espresse misure importanti per le medaglie. Una stavolta me la sono messa al collo io a dimostrazione del fatto noi triplisti italiani siamo sempre lì, ormai da diverse stagioni, tra i primi del ranking mondiale. Vengo da un mese difficile segnato dai problemi fisici, non vi nascondo che ho preso un antidolorifico anche prima della gara. Ero un po’ preoccupato e ad ogni appoggio stasera il dolore si è fatto sentire. L’età non c’entra, semmai mi sono fatto un bel regalo di compleanno e, forse a quasi 36 anni, vale ancora di più. L’infortunio ai Mondiali Indoor di Istanbul (dove è arrivato quarto con Greco al quinto posto, ndr) mi ha costretto a rivoluzionare la preparazione e, alla fine, ho esordiito praticamente agli Europei di Helsinki e poi sapete come è andata. Dico grazie al mio allenatore Roberto Pericoli che, in questo ultimi periodo malgrado i miei acciacchi, è stato bravo a tenere il mio motore su di giri. Senza mia moglie Patrizia e la mia famiglia a fianco non ce l’avrei fatta. Anche oggi ho indossato, sotto quella azzurra, la maglietta portafortuna di mia figlia Greta che stavolta ha voluto scrivere “Papà sei il mio campione” anche sulle mie scarpe da gara. Questa medaglia vale tanto perchè io ho sempre vissuto lo sport con amore. Non l’ho mai considerata una sofferenza: io con l’atleticami diverto! Se fosse andata
male oggi la gara, domani sarei stato di nuovo al campo ad allenarmi per coltivare nuovi sogni con lo stesso amore”.

Ufficio Stampa FIDAL
Foto Colombo/Fidal

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