Curiosita slide — 13 novembre 2012

Doveva essere il tributo ad una giornata di festa, la storia della maratona per antonomasia: invece, quello sulla gara newyorkese, sarà il resoconto di una 42km che forse non è mai nata se non nel portafogli del “gruppo d’affari” che la gestisce e nella testa confusa del Sindaco della “Grande Mela”.
Non fraintendetemi, è stato giusto non correre, per la prima volta nella storia, la New York City Marathon ed ha fatto bene il Mayor ad annullarla. Questo non vuol dire che errori non siano stati commessi, anzi. Nel mio modo di vedere gli accadimenti, si è assistito a tutta una sequenza di sbagli al punto che sembravano, in primis il Primo cittadino, dei dilettanti allo sbaraglio e non persone altamente qualificate. C’è da capire il momento, c’è da comprendere l’emotività, ma se quei Signori occupano determinati posti è perché devono anche prendere decisioni forti in momenti particolari.

Bloomberg è stato in balia degli organizzatori prima e dell’opinione pubblica dopo. Il non aver compreso subito quali problemi l’uragano potesse aver cagionato alle attività che si sarebbero svolte in città è stato grave, ma non essersi reso conto dell’immane gravità e dei danni arrecati dall’evento atmosferico è stato ferale. Molto probabilmente hanno influito sulla decisione finale anche le elezioni presidenziali. Una scelta forse “consigliata” dall’alto e figlia dei sondaggi che probabilmente ha spostato gli equilibri della corsa alla Casa Bianca, facendo confluire magari i voti in una certa direzione. Questo e anche tant’altro ha fatto in modo che la cancellazione della gara di per se giusta fosse presa con un ritardo assurdo, comportando svariati problemi a tante persone. Si doveva disporre e chi era preposto a farlo non l’ha fatto.
Anche dopo il funesto 11 settembre 2001 fu fatta una scelta e, a torto o a ragione, fecero svolgere la manifestazione. All’epoca ci fu fermezza, quella che è mancata la settimana scorsa. Il Sindaco, guardandolo in televisione, ha sempre tentennato cercando continuamente di spiegare ogni sua presa di posizione, ma non è mai stato convincente al 100% e sicuro alla stessa maniera.
E’ difficile adesso spiegare cosa sia passato nella mente delle tantissime persone giunte negli Stati Uniti per correre l’edizione del 2012 della New York City Marathon alla notizia della cancellazione; molto più facile invece è scrivere cosa ho visto sui loro volti e cosa ho letto nei loro occhi. Delusione, rammarico e in alcuni anche disperazione. Ho parlato con persone che piangevano perchè avevano risparmiato un anno intero facendo dei sacrifici enormi per regalarsi un sogno, il sogno di correre la maratona delle maratone, l’evento podistico al quale il mondo intero guarda. La gara che se non l’hai corsa, per l’uomo della strada, non sei nessuno. Uno show, una cassa di risonanza assoluta. Chi rimborserà i soldi a quelle persone? Probabilmente avranno, avremo l’iscrizione pagata per l’anno prossimo, ma il viaggio, l’albergo e le spese extra che dovranno, dovremo riaffrontare chi le rifonderà?
Avremmo capito e giustificato sicuramente se c’avessero detto della revoca della corsa prima di lasciare i nostri luoghi d’origine, ma dopo essere partiti e aver fatto viaggi che sembravano estratti dai romanzi d’avventura per quanti scali qualcuno ha effettuato,è inammissibile e inqualificabile. Troppi interessi, troppi soldi e troppo cose che purtroppo sono passate molto al disopra delle nostre teste sono successe. Anche noi dell’associazione “La Via della Felicità” dovevamo correre la maratona. Siamo giunti a New York giovedì sera e personalmente non avevo capito bene l’entità del dramma, nonostante già all’arrivo i bus che dovevano portarci all’aeroporto non ci fossero per mancanza di carburante. In taxi ho dormito ed una volta arrivati in albergo ho visto solo una città avvolta dalle luci come se niente fosse successo. Un salto sul tardi in una sfavillante e quanto mai accattivante Times Square non faceva altro che confermare quello che pensavo e cioè pochi danni e tutto rimesso a posto. Frugale panino e poi a letto.
Venerdì mattina, ritiro del pettorale e del pacco gara. Atleti, accompagnatori giunti da tutto il mondo riempivano il centro maratona. Un crogiuolo di razze, un mosaico di colori, una moltitudine di lingue, avevano trasformato il sito in un’autentica torre di Babele. Si respirava felicità, quel posto trasudava di emozioni. Anche io, poco incline a certi comportamenti sentimentali, mi facevo cullare da quell’onda positiva. Un po’ di shopping nel pomeriggio e poi la mazzata. Arriva un messaggio dall’Italia alla nostra amica Simona: “Mamma, hanno annullato la maratona”. Subito la risposta: “Tranquilla,è una notizia vecchia, abbiamo anche ritirato i pettorali. E’ tutto ok”. Qualcuno di noi, però, sconcertato da quel messaggio, si collega al sito degli organizzatori e vede quello che nessun altro di avrebbe voluto mai leggere: THE NEW YORK CITY MARATHON HAS BEEN CANCELLED.
La notizia si sparge in città e si estende a macchia d’olio. Un attimo di smarrimento s’impossessa del nostro gruppo, non sappiamo cosa fare. Ci guardiamo in faccia e cerchiamo di fare il punto della situazione. Siamo arrivati nella Grande Mela per portare il nostro messaggio attraverso la corsa, per far conoscere ancora di più La Via della Felicità. Cosa facciamo? All’unanimità decidiamo di unirci agli altri a Central Park nel giorno della maratona in modo da far sentire alla città la nostra vicinanza. Essere lì, presenti, significava dare un segnale di contatto da parte nostra a questa metropoli
Un nostro caro amico americano ci porta a vedere la parte sud della città ed è in quel momento che capisco il dramma. Non c’era corrente elettrica, mancava il gas, di acqua nelle case neanche una goccia, strade ancora sott’acqua e devastazione in ogni posto, sembravano scene di guerra, pareva un film, un brutto film. Vedendo quello che i nostri occhi stentavano, facevano fatica o non volevano mettere a fuoco, rafforzavamo l’idea dell’utilità della nostra “missione” e, oltre che a sgambettare in quei giorni in cui siamo stati negli Stati Uniti, abbiamo offerto gratuitamente a chiunque fosse interessato l’edizione tascabile de La Via della Felicità, nota a contribuire a migliorare la qualità della vita. Con molto onore poi siamo stati al Consolato Italiano di New York, dove Sua Eccellenza il Console ci ha ricevuto. Al suo cospetto abbiamo fatto una presentazione della nostra nobile campagna sociale e abbiamo dato in dono al nostro esponente in terra americana, la copia del famoso testo, La Via della Felicità scritto da L.Ron Hubbard. Sua Eccellenza, molto colpito e affascinato, ha molto apprezzato, ci ha incoraggiato e spinti a continuare lungo questo percorso atto a far conoscere questi ventuno precetti al mondo intero. Quando ci siamo congedati da Lui, non prima però d’aver fatto le foto nel salone dei ricevimenti sotto l’Italico Tricolore e la bandiera della Comunità Europea, si è vivamente raccomandato di ricontattarlo per l’anno prossimo, invitandoci nuovamente all’ombra dell’Empire State Building.
Questa esperienza nel nuovo continente è stata molto bella e istruttiva anche se vissuta in un momento drammatico. La sensazione che mi ha dato quella corsetta a Central Park domenica mattina è stata fantastica. Noi podisti di tutto il mondo con la nostra vivacità, pur nel rispetto di chi stava soffrendo, “scorrevamo” in quel verde e per le strade della città come il sangue che si propaga nelle vene, quel sangue che porta la vita in tutto il corpo. Noi quel giorno, 4 novembre 2012, eravamo la linfa vitale della città, una città che sicuramente saprà rialzarsi come già altre volte ha fatto e che sicuramente ci regalerà con gli interessi quello che qualcuno, giustamente, ma tardivamente, ci ha negato quest’anno. Io comunque la mia maratona l’ho corsa alle quattro del mattino in albergo sul tapis roulant, tre ore ventotto minuti e nove secondi.

Autore – Ciro Di Palma

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