HOME PAGE Medicina TuttoCampania — 17 aprile 2012

Autore GIUSEPPE MIRANDA -CARDIOLOGO

Al di là della drammaticità di questo ultimo evento,che personalmente mi colpisce come ha colpito ognuno di noi ( ho un figlio dell’età di Piermario) e per il quale mi associo profondamente al dolore di quanti lo hanno amato,sono mio malgrado costretto a fare delle considerazioni,meste per la verità,e nel mio piccolo di specialista/atleta, delle analisi che spero possano essere di aiuto a quanti,come Umberto,si pongono dei quesiti e soprattutto dei dubbi.All’alba di ogni tragico evento di morte improvvisa di un atleta,i media si muovono con informazione e successivo dibattimento proporzionale all’impatto e all’importanza che l’evento stesso ha suscitato..dimenticando che decine di morti improvvise di atleti minori che avvengono ogni anno,in momenti od eventi non seguiti,passano nel piu’ completo dimenticatoio come se il dramma non fosse lo stesso.Ora premessa la buona fede ( spero) di chi controlla e di chi dovrebbe controllare la tutela sanitaria, premesso che come e’ stato da piu’ parti sollevato,che l’imponderabile non è il prevedibile,esistono a mio modesto avviso,delle condizioni e delle lacune che fino a quando non verranno attuate le prime ed abbattute le seconde, il rischio di potenziare ulteriormente l’imponderabile è altissimo.
Punto 1: controllare un ragazzo,un amatore,un atleta,uno sportivo a livello agonistico al top,secondo i canoni del decreto per la tutela sanitaria del 1982!! non ha le stesse caratteristiche di impostazione per tutti i succitati,infatti volendo tenere fede al protocollo,per assicurarsi che un soggetto sia sano!! basta un esame di laboratorio di routine,una spirometria,un elettrocardiogramma più un test da sforzo allo scalino per giudicare l’idoneità agonistica ovvero dare l’okay per la partitella amatoriale fino alla ultramaratona…considerando che mentre questo protocollo di esami viene abbondantemente integrato con prove tecniche da un pool di specialisti ( ecocardiogramma.ecg da sforzo al cicloergometro o al tappeto,test sulla genetica nei soggetti con familiarità per eventi fatali ec.ec) e nei laboratori di primo livello di cui si avvalgono le società professionistiche delle varie discipline,nei livelli inferiori man mano che si scende il tutto si riduce perlopiù ad una visita,spesso molto sommaria e sul posto di lavoro!! al massimo un Ecg,e purtroppo,con tali elementi il collega medico sportivo che,per l’amor di Dio,per quanto bravo e senza mettere in dubbio la professionalità,non può avere la competenza di branche e di patologie cardiovascolari,cerebrali,pneumologiche ec.ec.ma è demandato,secondo la normativa,a rilasciare una certificazione di attività agonistica.Adesso,lungi da me la polemica,ma sorge spontanea la domanda: se eventi cosi drammatici avvengono per atleti supercontrollati in centri di 1° livello in che percentuale possano avvenire per quelli non controllati in tali centri ? Ed è giusto affidarsi all’imponderabile ( destino..) per tutti questi altri ?
Non sarebbe più giusto impostare un programma di base partendo dalla informazione,dalla educazione sanitaria,dalla prevenzione e dallo screening,quando necessario,lasciando perdere la cosidetta sanità di massa a basso costo? Lo sport fà bene molto di più di stare seduto davanti al televisore,ma lo sport può altresi fare tanto male se viene sottovalutato.

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