TuttoCampania — 28 giugno 2012

17 chilometri di dura salita verso l’Abbazia dove si venera la Maestà,  l’immagine della Mamma Schiavona, ricollocata nella Cappella antica dopo 50 anni

di Giovanni Mauriello

“Comm’è bella ‘a muntagna … bella accussì, nun ll’aggio vista maje!”…

Montevergine si prepara alle lodi sportive ed ai rimproveri della fatica, mentre 22 tornanti da Mercogliano arrivano lentamente alla vetta. 17 chilometri di ascesa con pendenze severe prima dell’abitato di Ospedaletto d’Alpinolo o quando nelle ultime “esse” si transita sotto la funivia più ripida d’Europa e che in 700 metri di dislivello, dalla stazione base di Mercogliano, raggiunge il 64 per cento di pendenza.

E’ vigilia di tradizione, in terra irpina, su queste strade care ai ciclisti di tutto il mondo. Giro d’Italia docet. Ma non solo. Da quindici anni il mese di giugno si chiude con questa kermesse podistica che racchiude fede e sport tra i  quattrocento atleti che s’apprestano alla classica Marcialonga in salita. L’arrivo a Montevergine, a quota 1260, è un misto di sudore e preghiere: “Chi vo’ grazia ‘a Mamma Schiavona, ca sagliesse lu Muntagnone…”, stando ai canti che accompagnano le processioni di antico rito; con le sagliute in ginocchio dei fedeli, che varcano l’Abbazia soffermandosi sui larghi gradoni di pietra bianca. Una tradizione religiosa che non gira mai le spalle alla Madonna, come i corridori che guardano dritti alla meta davanti al piazzale benedettino.

Lo sguardo affannoso è invece rivolto ai panorami, spettacolari e di grande fascino. Uno dei punti di larga attrazione è il tornante della cosiddetta cantoniera, che s’incontra a circa 2 km dal traguardo; da qui l’occhio arriva a contemplare il Vesuvio, il golfo di Napoli e la catena montuosa che percorre la Penisola Sorrentina.Ancor più incantevole è la vista sui medesimi luoghi che si gode più avanti, dopo l’ultimo curvone, quando la statale di Montevergine transita su di uno sperone roccioso. Proprio in questo punto la strada si sdoppia; i corridori rimarranno sulla via  principale mentre sulla sinistra si stacca una deviazione, che va poi a ricongiungersi con la percorrenza “maestra” a poche centinaia di metri dal traguardo, dopo essersi infilata in un breve tunnel paramassi. E’ l’ultima stilettata, di circa 300 metri, con un incremento di pendenza fino al 7,7 per cento.

La breve analisi del percorso parte dal viale S. Modestino di Mercogliano; dopo il via  sono abbastanza percorribili i primi due chilometri, con una media di pendenza vicina al 4 per cento. Si passa al di sotto del percorso della funicolare, per salire via Partenio fino ad Ospedaletto e poi al bivio per Summonte, ma con altri gradi di fatica.

Negli ultimi 11 km si percorre la nuova arteria, realizzata tra il 1851 ed il 1931, ricavata tagliando la viva roccia della montagna. Dopo quella inaugurazione uscirono di scena le tre mulattiere ”a serpente” che da Mercogliano, Ospedaletto e Mugnano del Cardinale conducevano in vetta. Assai faticosi gli ultimi 3 mila metri, per l’inasprirsi delle pendenze, dello sforzo fisico ed il cambio di temperatura. Poco prima della meta finale c’è infine lo sbocco del “Miglio Sacro”, la stradina delle edicole della Via Crucis, decorate con quadri in maiolica, percorsa soprattutto dai devoti e dai penitenti.

Una breve visita al santuario permetterà di ammirare da vicino il restauro della tavola della Madonna Nera, la Maestà, in stile bizantino, opera di Montano d’Arezzo e che dopo 50 anni è stata ricollocata nella cappella antica detta del Crocifisso, proprio alcuni giorni fa.

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