Cronaca — 09 maggio 2010

Vengo subito al dunque. E’ un fatto personale o non proprio, mio senz’altro e di altre due MF55 che si sono viste “soffiare” proprio sul palco delle premiazioni i posti che già i cronometristi nelle tre tappe avevano assegnato loro (e a me!).


Premetto che la Maratonisole ha un fascino tutto particolare e sono anni che cerco di non perdermela. Quest’anno poi il fascino, se si può dire, è aumentato: i percorsi diversi hanno aperto scenari da favola, dalla via Krupp terribile e a strapiombo alla serena Punta Solchiaro arricchita dall’incessante incoraggiamento dei procidani, per finire con l’entusiasmante galoppata per le vie di Ischia, teatro della mia più felice infanzia e giovinezza, gremite di turisti, validamente tenuti a bada dalla polizia municipale, in una giornata ecologica pienamente riuscita e da tutti auspicata.


La luce, la serenità di questi luoghi, la disponibilità della sua gente e l’organizzazione di Gianni Ferrandino (e della sorridente Maria…) a dir poco magnifica, generosa, partecipe, disponibile sempre (da sottolineare un piccolo particolare non trascurabile: l’immediato rimborso dell’aliscafo Ischia-Procida che alcuni hanno dovuto prendere per un equivoco sull’orario di partenza della maratonboat), con Gennaro Varrella – uno di noi, uno di loro – che ci “raccontava” la corsa con la voglia di correre; i ragazzi della Croce Rossa, della protezione civile e della Legea (il mainsponsor) che non ci hanno lasciato un attimo, l’attenzione di tutti gli addetti ai lavori più “ingrati” fino ai pasta party sublimi (che bravi questi cuochi “di strada”: i rigatoni sempre al dente nonostante l’enorme quantità e il sugo fatto in casa davvero superbo!). E ancora: la puntualità e l’allegria della maratonboat, vero momento di aggregazione e di associazionismo tra i vari atleti, anche stranieri…


Tutto perfetto. Tutto. Fino al momento della premiazione di categoria, la mia, MF55… Solo al momento della “chiamata sul palco” per ricevere il meritatissimo premio a tanta fatica, ecco che ci siamo viste “scavalcare” da una tedesca, una specie di panzer, che ci ha travolto in tutti i sensi, facendoci precipitare verso i premi cadetti. Lei prima, io seconda, la messinese terza, quando fino ad un attimo prima i cronometristi avevano “affisso” gli ordini di arrivo delle varie tappe e il panzer tedesco non era proprio contemplato!


Ora mi chiedo, ci chiediamo: è possibile trasferirsi da una categoria ad un’altra “in corso d’opera”? Mentre cioè la gara si è già conclusa e i chip hanno decretato l’esatto ordine di arrivo per quella categoria?


E’ solo una curiosità, ormai è già tutto concluso e alle spalle, negli occhi e nelle gambe le emozioni di una tre-giorni intensa. Resta solo una piccola, amara, delusione…

Autore: Alessandra Giordano

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>