Maratone e altro slide — 16 aprile 2013

Boston 42.145
image001La maratona più antica del mondo, quella di Boston, è arrivata quest’anno all’edizione numero 117, il che è tutto dire.
Non sempre tira il vento, sullo storico percorso, e quindi non sempre escono dei tempi apparentemente di grande valore. ma la corsa è viva e vibrante, in quanto si tratta di una gara vera, dove l’intelligenza tattica e la profonda conoscenza delle proprie possibilità la fanno da padrone.
Così è stato anche quest’anno.
Cominciamo dalla gara femminile, che passava prima di quella maschile, in quanto le partenze sono state sfalsate per evitare l’indecoroso accompagnamento delle signorine da parte dei “gabbiani” di turno.
Il fatto rilevante di questa gara è stata l’azione della portoghese Ana Dulce Felix, che è partita al miglio 16 (poco più di 25km), conquistando subito un vantaggio consistente ma non decisivo.
Dietro rimangono un poco a guardarsi, ma poi si organizzano sotto la spinta di Jeptoo, Hailu e Cherop. Anche l’americana Shalane Flanagan non fa mancare il suo contributo.
Al miglio 21 il vantaggio della portoghese comincia a stabilizzarsi e poi a decrescere. Al miglio 24 avviene il ricongiungimento. La ragazze europea è stremata, con un parziale di 5km in quasi 19 minuti, ma non cede alla fatica e riesce ad arrivare al traguardo. Alla fine sarà nona in poco più di 2:30
Intanto davanti Rita Jeptoo produce l’azione vincente, che le consente di raggiungere il traguardo per prima dopo 2:26.25 di corsa. Dietro si sfiniscono in lungo sprint, che alla fine premia Meseret Hailu, che in 2:26.58 la spunta su Sharon Cherop (2:27.01) e Shalane Flanagan (2:27.08). Tra le piazzate, da notare il sesto posto di Kara Goucher in 2:28.11
La gara maschile, come detto, è partita dopo quella femminile, ed ha avuto un andamento più lineare. Gruppo compatto, andatura veloce ma non esagerata. Strada facendo si perdono diversi pezzi nel gruppo di testa, finchè rimangono sei atleti dopo il km. 30, e poi cinque.
Al km.40 si presentano in tre, tutti grandissimi campioni, con personali stratosferici anche in pista. Sono: gli etiopi Desissa e Gebremariam ed il keniano esordiente Kogo.
Lo sprint di Lelisa Desissa è magistrale anche per intelligenza tattica, tutto giocato sull’anticipo, e lo porta primo al traguardo in 2:10.22. Dietro se le danno di santa ragione per il secondo posto: prevale Micah Kogo in 2:10.27 davanti a Gebre Gebremariam in 2:10.28
Il primo degli americani è Jason Hartmann. lontano quarto in 2:12.12
In gennaio Lelisa Desissa Benti aveva vinto la maratona di plastica di Dubai in  2:04.45….
ma solo ora possiamo dire che si tratta di un campione!

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Avevo appena finito di stendere le note sulla testa della corsa, che leggete sopra, e mi accingevo a lasciar trascorrere il tempo necessario prima di tornare sul web in caccia di notizie e spunti per un commento più profondo, quando l’attenzione è stata catturata dalla TV, sempre accesa ma raramente osservata. Le immagini che trasmetteva, i commenti che irradiava, erano incredibili: una bomba sulla maratona, anzi due bombe.
Quello che è seguito la sapete, putroppo, anche voi e non ci sono davvero parole.
Ma dal marasma di immagini tragiche, due mi si fissano nella mente e non mi abbandoneranno mai più. La prima immagine è quella del display di gara, fissato sull’arco del traguardo, che segnava 4:09.43. Il tempo di gara era diventato il tempo della tragedia…
L’altra immagine è quella di un maratoneta. Un signore anzianotto, capelli bianchi, indossava una maglietta rossa. L’esplosione lo ha falciato di netto a 50 metri dal traguardo. La sua maratona di Boston è durata 42.145 metri.
Non conosco il suo nome, non so che fine abbia fatto: se se la sia cavata oppure no. Ma la sua immagine non la scorderò mai: falciato è caduto sull’asfalto, cercando cocciutamente di compiere qualche passo in più, come un maratoneta in crisi vicino all’arrivo…
Come solo i maratoneti sanno fare.
Nella fantasia ho rivissuto gli ultimi giorni delle due persone che si sono incontrate così tragicamente. L’attentatore, col cuore colmo di veleno, gli occhi sbarrati dall’odio, che costruisce gli ordigni, compie i sopralluoghi, studia come fare.
E il maratoneta, che segue le sue tabella, sta attento all’alimentazione, si mette in caccia di un pettorale, risparmia i soldi per il viaggio, e finalmente prende il via alla maratona di Boston , la mitica, la più antica.
Si sono incontrati 50 metri prima del traguardo, dopo 42.145 metri di corsa.
Ma questa volta hai vinto tu, sconosciuto maratoneta. La tua medaglia più bella brilla nella notte americana, anche se è macchiata del tuo sangue, che la decora come un gioiello.
Grazie, sconosciuto MARATONETA.

Rotterdam
image003Maratona velocissima a Rotterdam. come da tradizione. Infatti è dagli anni 70/80 che questa gara fornisce riscontri cronometrici di primissimo livello. Ciò si spiega con la cura con cui viene scelto il percorso, piatto come solo in Olanda è possibile immaginare, privo di curve, riparato dal vento. La scelta oculata dei top- runner e delle relative lepri fa il resto.
La gara del 2013 si è dipanata, infatti, secondo il copione consueto, ma un certo cedimento finale nel ritmo di corsa del vincitore ha vietato la grandissima prestazione. Molto buono, comunque, Tilahun Regassa, un etiope fra i migliori, che ha dominato in 2:05.38, precedendo molto nettamente Getu Feleke (2:06.45) e Sammy Kitwara (2:07.22).
In sei hanno corso sotto le 2:10 ed in 19 sotto le 2:20
Il primo europeo è stato l’olandese Koen Raymaekers, 8^ in 2:12.09 davanti al keniano-austriaco Edwin Kemboi (2:12.58) e all’altro olandese Michael Butler (2:13.25).
Fra le ragazze è emersa la keniana Jamima Jelagat, che ha siglato l’ottimo crono di 2:23.27, dopo dura lotta con l’etiope Abebech Afework (2:23.59). Lontane le altre, con Hilda Kibet in 2:26.42 e ala spagnola Alexandra Aguilar, prima europea, in 2:27.03
Tilahun Regassa è del 1990 e vanta dei PB di tutto rispetto: 5000 in 13.12,40 nel 2008 a 18 anni (!), 10000 in 27.18,90, mezza in 59.19 e PB di maratona fissato per ora in 2:05.27 a Chicago nel 2012
Invece Jamima Jelagat Sumgung (1985) è una tipica stradaiola, che non ha prestazioni degne di rilievo in pista. Ma su strada vanta 31.50 sui 10km e 1:08.35 nella mezza, oltre al tempo di Rotterdam, che è il suo PB

Vienna

image005Henry Sugut è tornato a vincere la maratona di Vienna, siglando anche un buon tempo, soprattutto tenendo conto della natura del percorso, non molto favorevole alla velocità a causa di saliscendi e delle numerose curve.
Il 28enne keniano ha preceduto nel finale i connazionali Solomon Kiptoo (2:08.34) e Geoffrey Ndungu (2:08.42).
Il primo degli europei è stato il lettone Valerijs Zolnerovics, nono in 2:15.55.
Fra le donne Filomena Cheyech ha stra-dominato, arrivando solitaria dopo 2:24.34 di corsa. Piazzete, ma molto lontane, l’etiope Meskerem Assefa (2:31.18) e Eyerusalem Kuma (2:32.24).
Henry Kemo Sugut è nato il 04 maggio 1985 e vanta dei PB in pista di tutto rispetto: 13.08.90 sui 5000 e 27.51,34 sui 10000, nonchè 1:01.43 sulla mezza.
Invece Filomena Daniel Cheyech è nata il 05 luglio 1982, e di lei si ricorda un 15.19,47 sui 5000, un 31.58,50 sui 10000 ed una mezza coperta in 1:07.39. Da noi è conosciuta per via della sua bella vittoria nella mezza maratona Roma-Ostia, a cui si referisce la foto.
Nessun italiano si è messo particolarmente in evidenza, pur fra i molti presenti.

Daegu

Il keniano naturalizzato francese Abraham Kiprotich ha vinto la maratona internazionale di Daegu, in Korea, correndo in 2:08.33, PB sulla distanza.
Alle sue spalle il keniano Boniface Mvubi (2:09.43) e l’etiope Debele Tolossa (2:10.23).
Molto buona la gara femminile, vinta da Margaret Akai in 2:23.28 davanti a Mulu Seboka (2:23.43) e Agnes Barsosio (2:24.03). Si tratta di prestazioni rilevanti, fra le migliori di questo anno 2013, sia pure appena iniziato.
Alla maratona NON hanno partecipato oltre 16.000 maratoneti! La cifra riportata da qualcuno si riferisce infatti al complessivo numero degli arrivati, in una manifestazione che comprendeva numerose altre prove di contorno, ivi compresa la solita corsetta per bambini.
Questo conferma la nostra prudenza nel pubblicare simili dati senza averli verificati, in quanto gli organizzatori, per forza di cose, sono portati fatalmente a comunicare una cifra complessiva dell’evento.
Quando saremo in possesso del dato verificato ve lo comunicheremo, come in questa uscita abbiamo fatto per alcune importanti maratone giapponesi. Più sotto.

Lodz

La stagione polacca ad alto livello si è riaperta con la gara di Debno, e prosegue adesso con la maratona di Lodz (pronunzia: uosch!).
Si è trattato di una gara più che dignitosa, a cui i corridori locali hanno saputo dare un contributo visibile, nonostante la partecipazione di numerosi concorrenti africani. Per la verità il migliore dei polacchi, arrivato quarto, è un etiope naturalizzato, ma questo, come si vede, è ormai un fatto consueto. L’importante è che le leggi del Paese in questione non consentano naturalizzazioni di comodo, come purtroppo avviene in altri casi. Ha vinto l’etiope Belachew Ameta (2:10.02), davanti a Stephen Kibiwot (2:10.04), Teferi Wodajo (2:11.23) e ad Yared Shegumo, appunto, in 2:12.14. Altro polacco ben piazzato è stato Michal Kaczmarek, nono in 2:16.28
Ma dove la nazione ospitante ha dato il meglio di sè è stato in campo femminile, dove Karolina Jazynska è andata addirittura a vincere, in 2:26.45. Seguono la bielorussa Volha Mazuronak (2:33.33) e le africane Hayimanot Shewe (2:35.52), Letay Negash (2:36.50) e Abebech Bekele (2:41.03)
La Jarzynska è nata il 06 settembre 1981 ed ha primati personali in pista di 15.26.97 sui 5000 e di 32.44.40 sui 10.000, entrambi risalenti al 2010. Su strada vanta però un 32.09 sui 10km.
In carriera non aveva mai raggiunto, prima d’ora, risultati particolarmente interessanti in maratona. In precedenza era arrivata 36^ nella maratona olimpica di Londra, con un tempo superiore alle 2:30

Bonn

Anche la stagione tedesca si trova adesso al suo ri-avvio, presentandosi come al solito ricchissima di competizioni. La Germania, infatti, è il secondo Paese al mondo per numero di competizioni organizzate, dopo solo gli Stati Uniti: anche se occorre aggiungere che in molti casi si tratta di piccole maratone il cui numero di arrivati non supera la cento unità.
Una delle gare di apertura è la maratona dei postini che si svolge nella ex-capitale Bonn e che raccoglie un migliaio di arrivati.
Anche quest’anno si è trattato di un evento più che dignitoso, che ha salutato vincitori James Cheruiyot Meli (2:14.33) davanti a Evans Taiget (2:14.52), Isaac Chesiry (2:16.22), Jonathon Cheruiyot (2:19.11) e Lillian Koech (2:51.21) fra le donne. Esattamente 917 sono stati i finishers.

Canberra

Maratona dall’altra parte del Mondo, quella di Canberra, capitale dell’Australia, come forse qualcuno ricorda.
Manifestazione simpatica, quasi familiare, come si è soliti fare nel remoto continente oceanico, ma gratificata comunque da 1300 arrivati, che sono tanti in un Paese così poco abitato.
Le finanze locali non permettevano l’ingaggio di corridori africani, per cui i locali hanno avuto via libera, salutando le vittorie di Rowan Walker (2:24.23) e di Magda Karimali Poulos (2:52.46). Costei è una greca che ha sposato un connzionale colà residente, e subito si è fatta largo fra le podiste del luogo.
I tempi dei grandi australiani della corsa sembrano definitivamente tramontati…

Seregno e Torino

In assenza di maratone italiane interessanti da commentare, diamo uno sguardo ai faticatori delle ultra-maratone, che domenica scorsa avevano a disposizione un ampio ventaglio di possibilità che andavano dai 60km e 100 chilometri si Seregno, alle 24 ore di Torino, con contorno di una discreta gara sulle 6 ore.
Si è strattato di due manifestazioni ben organizzate da parte di due staff molto seri e collaudati, che avrebbero per questo meritato miglior fortuna quanto a partecipazione numerica.
Ma il settore, a quanto pare, soffre di una “crisi di vocazioni” (Passatore a parte!) che finisce fatalmente col riflettersi anche sulla qualità dei risultati.
A Seregno la gara principale era la 100km, che si correva sullo stesso percorso che ospitò i campionati del mondo. Quest’anno la gara è stata naturalmente molto più modesta: appena 73 finishers, tutti preceduti dal bravo Francesco Milella, che ha impiegato 7:16.51 per imporsi nettamente a Marco Bonfilgio e Marco Lombardi. Pietro Colnaghi, dato per favorito, rientrato dopo la squalifica per doping rimediata al Passatore, si è ritirato.
La gara femminile è stata vinta senza patemi dalla croata Marija Vrajic, spesso presente in gare italiane, prima in 8:16.09 davanti ad una positiva Monica Barchetti (8:49.56) che sarà la nostra punta di diamante nel prossimo mondiale delle 24 ore.
Marija Vrajic è un’atleta molto esperta che ha esordito sulla distanza nel lontano 2007, vincendo la prima edizione della 100km Tuscania-Tarquinia, davanti alla nostra Paola Sanna.
Sui 100km vanta un eccellente personale di 7:37.34 ottenuto nel 2011 vincendo la Nacht van Vlaanderen a Torhout. Non si tratta quindi di un’esordiente sulla distanza, come qualche poco informato avrebbe affermato.

A Torino il gruppo che organizza una 24 ore al Parco Ruffini aveva più che altro la preoccupazione di collaudare sé stesso in vista del mondiale delle 24 ore, in programma per il 2015. Collaudo perfettamente riuscito e gruppo promosso a pieni voti.
La gara in sè stessa, sul piano tecnico, è stata piuttosto modesta, essendo stata vinta con prestazioni che non valgono la maglia azzurra: Vasile Frigura ha percorso 202.417km e 
Patrizia Negri 155.057km.

Polo Nord

image007Come noto il polo settentrionale del Pianeta Terra non giace su terre emerse, bensì nelle profondità del mare. Se qualcuno, folle come solo i maratoneti sanno essere, dovesse per avventura concepire il pensiero di andare in quelle zone a farsi una corsetta, sarebbe d’uopo quindi recarvisi in pieno inverno, quando i ghiacci polari forniscono, almeno, un solido appoggio dove mettere i pedi.
E’ quello che ogni anno fanno una cinquantina di avventurosi podisti!
La faccenda viene organizzata servendosi dei servizi logistici di una base appartenente alla Federazione Russa, e la maratona si svolge in un piccolo circuito intorno alla base. Quest’anno la temperatura-ambiente alla partenza era di -27 gradi centigradi.
In simili condizioni le prestazioni cornonometriche… ne risentono, ma il gusto della folle avventura è comunque tale da gratificare i partecipanti.
Per la cronaca, i migliori sono stati Gray Thornton (3:49.29) e Fiona Oakes (4:53.09).

Le foto dell’evento bastano da sole a spiegare tutto, compreso il perchè tutto ciò avviene…
a vedere su www.npmarathon.com

e sud!

Naturalmente non poteva mancare la risposta del polo Sud, favorita anche dal fatto che laggiù si corre invece sul solido terreno del Continente Antartico.
L’organizzazione dell’evento è stavolta argentina, ed il luogo di svolgimento si trova ai limiti del Continente, su di un’isola intitolata a King George.
Qui i partecipanti sono stati una sessantina, anche se i posti disponibili erano molti di più, ma i costi davvero alti hanno finito con lo scoraggiare molti. La crisi!
Il circuito era un poco più lungo e la temperatura meno bassa, per quanto sempre abbondantemente sotto zero. Ma d’altra parte nell’emisfero meridionale è ancora quasi estate…
Hanno vinto Alan Navoj (3:29.56) e Inez Anne Haagen (3:41.52).

Finishers a Tokyo

Alcuni ricorderanno che, quando ci occupammo della maratona di Tokyo, non fummo in grado sul momento di specificare il numero degli arrivati, e quindi promettemmo di comunicarlo appena noto. Siamo adesso in grado di colmare la lacuna: Tokyo ha avuto 35.308 arrivati, di cui 27827 uomini e 7481 donne.
Il ritardo si spiega con l’abitudine orientale di non pubblicare gli ordini d’arrivo completi, per cui è gioco forza affidarsi alla sagacia di qualche amico residente nel Paese.
Prova ne sia che altre maratone giapponesi molto frequentate solo ora possono essere quotate per quanto riguarda i finishers:
Kyoto 10mar   14111
Sasayama 03mar   7068
Kumamoto  17feb   7926

  

 Tutte le maratone nel mondo

 

Autore Franco Anichini

 

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