Cronaca — 09 marzo 2010

Si temeva per le condizioni meteo avverse e così tutti i partecipanti hanno avuto pane per i loro denti, non c’era certo il fresco tepore che tutti avrebbero voluto. Fin dall’alba ci si accorgeva del nevischio intorno alle luci dei lampioni e del vento che scuoteva le bandiere sopra gli edifici, si intuiva non fosse certo delicata brezza. A quel punto chi era deciso a scendere in campo, capiva che doveva coprirsi con maglie tecniche a maniche lunghe, guanti, calzamaglia o bermuda. Appena si lasciava la sacca con gli indumenti diventava obbligatorio fare riscaldamento, più che per i muscoli, per non patire il freddo. Gli ultimi dieci minuti prima della partenza erano liberatori, in mezzo alla calca un po’ di calore e saltellando si avvertiva pochissimo la tensione della gara. Partenza senza griglie per il relativo non elevato numero di partecipanti, dei quasi 2500 poco più di 600 i maratoneti, tutti gli altri facevano la mezza. La partenza avveniva su un fondo stradale bagnato dal nevischio e intorno all’undicesimo il serpentone si riduceva di parecchio perché quelli che facevano la 21 piegavano a destra, mentre per i maratoneti la strada cominciava lentamente a salire, un dislivello di circa 90 metri ci accompagnava fino al 20° dove si entrava in un tortuoso sterrato con numerose pozzanghere d’acqua che costituiva il giro di boa per il ritorno verso Piacenza che nel primo tratto era in leggera discesa e dal poggio  si poteva osservare una bellissima cornice di colline innevate fin sotto  valle. Il fondo stradale era adesso asciutto ed imbiancato non dalla neve ma dal sale. Il principale ostacolo da qui all’arrivo era il vento gelido che quasi sempre soffiava contro, che induriva i muscoli e che sommandosi alla fase critica finale, dal 35° in poi fiaccava quasi a tutti le gambe. I tempi dilatati a cominciare dal vincitore Keniano Kipkering con 02:20:31 ne sono l’eloquente testimonianza. Per quanto riguarda il sottoscritto non posso che essere soddisfatto, anche se non la migliore, il 03:03:59 resta una considerevole prestazione cronometrica ed un ancora  più importante piazzamento, 6° MM55 e 58° assoluto, che mi avvicina sempre più al podio. Voglio spendere ancora qualche parola all’organizzazione che ha rasentato la perfezione solo per non aver previsto le mantelline alla partenza con quel freddo. Molti come me hanno dovuto usare un’altra busta di plastica che doveva essere utilizzata come sacca, ma a parte questo piccolo neo il resto è da prendere come esempio in futuro, dall’accoglienza, ai controlli, ai servizi e per finire ai ristori bisogna veramente farsi il segno della croce e ringraziare, all’insegna del grande sport, chi con l’aiuto di Dio ha curato il tutto con tale grande perfezione. Un particolare ‘bravissimi’ da parte mia.


Antonio Vigna    Libertas Atl. Lamezia

Autore: Antonio Vigna

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