Cronaca — 16 aprile 2007

Tanto caldo e tanti partecipanti per questa 31° edizione della Maratona di Parigi. Da domani ciascuno di noi ripercorrerà mentalmente il tracciato e la propria prestazione, ogni curva, ogni singolo passaggio, ma per ora godiamoci quello che di buono abbiamo fatto e questa bella medaglia.

Siamo partiti in 35.000, prima delle nove di mattina, intruppati sugli Champs Elysees in un fiume umano da mettere i brividi. Siamo tanti, forse un po’ troppi, tanto che nei primi chilometri si rallenta, si formano un paio di ‘imbuti’ e di curve a gomito che probabilmente non fanno piacere a chi nutre qualche ambizione di tempi. Ma al di là di questo, è sufficiente alzare gli occhi per sentirsi dentro una fantastica cartolina.

Dall’11 km entriamo nel parco di Bois de Vincennes, ed è un vero sollievo, siamo tutti alla ricerca della nostra piccola oasi di ombra. Passa Linus e laddietro da qualche parti deve esserci anche Morandi.

L’organizzazione è impeccabile, ci sono centinaia di volontari, tutti sono molto efficienti e disponibili. Bastasse questo ad andare avanti saremmo a posto, invece tocca soffrire: tra il km 27 e il 29 una serie di sottopassi taglia le gambe a molti di noi, si inizia a vedere qualcuno rallentare e camminare. Stringo i denti, cerco di non pensare a quanta strada manca, la linea blu che segnala il percorso sull’asfalto mi fa compagnia, spero mi porti fino all’arrivo.

Di fianco a noi ci sarebbe la torre Eiffel ma pochi se ne accorgono, la gara entra nella sua parte più dura. Poi l’ingresso nel parco di Bois de Boulogne: significa che siamo quasi arrivati. A tratti si cammina, qualcuno non ce la fa e ha bisogno di aiuto – fatica, caldo e crampi – ma abbiamo passato il 36 e questa è una buona notizia.

Mi affianca un inglese, non so coma ha ancora voglia di parlare. Cerco di spiccicare due parole, ma la voce non esce, lui sorride e allunga, sarà per la prossima volta, my friend.
E finalmente c’è l’arrivo, con la strada che si allarga, tante mani che ti salutano e una ragazza carina che mi mette al collo la mia medaglia.
Au revoire Paris, à la prochaine!


Autore: Enrico Aiello (Tratto da Terramia.com)

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