Alimentazione — 29 gennaio 2009

Non c’è alcun dubbio, alla ottima abitudine di dedicare del tempo per una attività sportiva, garante di un stato di forma ottimale e di un non trascurabile svago mentale, è necessario associare un regime alimentare adeguato all’intensità dell’impegno che si è scelto, ma non viceversa.


Mi capita frequentemente, dopo una piacevole e non poco impegnativa corsetta in compagnia, di ascoltare frasi simpatiche, del tipo‘ e mo’ ce putimme magna’ a’ lasagna!’; non c’è dubbio che il dispendio di calorie, di nutrienti, di elettroliti (sodio, potassio, magnesio)e liquidi,fisiologicamente secondario ad un impegno fisico, deve indurre una maggiore attenzione al tipo di regime alimentare, apportando ad esso modifiche anche parziali, ma sicuramente sostanziali; in quest’ottica, parlerei di adattamento del regime alimentare, diverso per i vari gradi di impegno fisico che si affrontano: in pratica, si va, da una modica implementazione, per il principiante/amatore, fino a una mirata integrazione, per l’atleta di livello, il tutto rapportato ad un soggetto sedentario,che rispetta un regime alimentare sano, equilibrato ma soprattutto ben distribuito nell’arco della giornata ma da qui allo sbafo indiscriminato, c’è una bella differenza! Ovviamente, non fa testo lo sbafo ‘saltuario’, di una sana e allegra serata ‘mangereccia’, insieme con amici o familiari


Dunque, quanti, degli amici podisti principianti/amatori, nonostante i tanti chilometri macinati in una settimana, le tabelle scrupolosamente osservate anche a costo di alzarsi all’alba, con   freddo e pioggia,  può ritenersi in un ottimale stato di composizione corporea? Intesa, quest’ultima, come buona/ottimale proporzione tra massa grassa (basta osservare il nostro girovita! ), massa magra (intesa, soprattutto, come massa muscolare dove sono i bicipiti, i pettorali , i deltoidi, etc,  non quelli dei culturisti, ma almeno quelli delineati e tonici?) e distribuzione dei liquidi corporei (ci idratiamo a sufficienza?).


Dalle mie modeste e marginali osservazioni, pochissimi di quelli con cui ho il privilegio di correre (me compreso) può ritenersi in queste condizioni fisiche ottimali. E allora, ci siamo mai soffermati a pensare quanto, non solo in termini estetici, ma anche di prestazione, forza, recupero, prevenzione degli infortuni e malesseri in genere, ognuno di noi, potenzialmente, potrebbe acquistare, da un regime alimentare più mirato e consono ai ritmi imposti al proprio organismo, da un’attività sportiva (a cui non dimentichiamo di aggiungere l’impegno lavorativo, la famiglia, lo scarso riposo, ect )?


In pratica, si tratta di far girare un motore (il nostro organismo), a pieno regime di giri, rispetto alla sua cilindrata e alla strada da percorrere, e non, come spesso accade, a un regime di sfumato ‘fuorigiro’, che non dando nessun palese segnale di disagio fisico, nell’immediato, ci induce a credere di essere in una (pseudo)condizione di ottimale stato di forma, e questo, solo perché pensiamo che sia sufficiente la sola pratica costante di un’ attività fisica…


Ebbene, quali potrebbero essere gli errori, almeno i più grossolani, che commettiamo? Dove bisognerebbe porre maggior attenzione?


La regola generale è: l’attività fisica, nel nostro caso la corsa, non è la chiave che ci permette di mangiare indiscriminatamente e abbondantemente di tutto, è questo, soprattutto, se siamo non più giovanissimi e in una fascia di attività sportiva principiante/amatore (fa eccezione, ripeto, la abbuffata saltuaria , di cui sopra).


In linea di massima, è consigliabile porre massima attenzione al costante e abbondante consumo di cibi ricchi in: zuccheri semplici e raffinati (dolciumi, pane bianco, pasta di semola, cereali raffinati e dolcificati, bevande dolcificate e gasate etc ) in grassi saturi (carne rossa, formaggi, insaccati, fritti, dolciumi farciti con creme e panna etc ) e con conservanti e sale (cibi confezionati e inscatolati attenzione a ricorre frequentemente  alla ristorazione!!!), agli alcolici e superalcolici certo è, che la nostra alimentazione quotidiana, è tutto, ma non povera di tali alimenti e abitudini!!!


E la corsa, secondo voi, può essere in grado, da sola, di tamponare ‘l’abuso’ di questo modus vivendi et ‘magnandi’?


Ovviamente, il discorso vale sia per l’eccesso, sia per il difetto nel consumo e distribuzione degli alimenti e allora, in termini pratici, il mio modesto consiglio è di non privarsi di nulla ma, di porre la massima attenzione, alla quantità e alla qualità dei cibi, in particolare, alla distribuzione oculata nell’arco della giornata (mai commettere l’errore di saltare i pasti!!!) e, ancor più, in quelle giornate nelle quali si pratica attività sportiva.


Un’ ultima, ma non secondaria raccomandazione, riguarda l’idratazione; ebbene, si ponga massima attenzione al consumo di acqua (almeno 12/15 bicchieri al giorno) di frutta e verdure (che oltre i liquidi, apportano elettroliti e zuccheri a basso indice glicemico), in quanto il nostro corpo è composto di massa magra, di massa grassa ma soprattutto di acqua (60/70% del peso corporeo).


In calce a questo mia rubrica, in maniera provocatoria, allego una interessante tabella, apparentemente non pertinente al tema trattato, ma, se la si associa alla nostre attuali abitudini alimentari, all’età, all’attività lavorativa e a quanto altro, potrebbe indurre quella giusta riflessione su come rispondere alla domanda iniziale: mangiare per correre o correre per mangiare?


Penso e spero di indurre una ‘sana’ risposta univoca in tutti gli amici lettori di questa mia rubrica grazie.


 


 giuseppe.tomasino@tin.it   mobile: 3355360422.


A che categoria di atleta appartieni?


Ecco un rapido metodo per valutare e classificare la propria abilità ed efficienza fisica nella corsa a piedi. Si tratta di una classificazione fatta in base ai tempi realizzati su varie prove in pista, ed in base alla disponibilità di tempo per gli allenamenti settimanali.

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Peluso

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