Alimentazione slide — 06 novembre 2012

Spesso i runners commettono l’errore di mangiare molto la sera prima di una gara o addirittura la mattina prima di una competizione con la speranza di migliorare la loro performance. Tale comportamento è legato alla paura psicologica, del tutto ingiustificata, di rimanere con il “serbatoio a secco” durante la gara o di migliorare la propria prestazione sportiva. Invece non è cosi che funziona! Un’abbuffata mostruosa di cibo, come pane, pasta e dolciumi, non riempirà più del dovuto la capacità del nostro serbatoio. Facciamo un esempio pratico: se il nostro serbatoio ha una capacità di contenere 10 litri di “carburante” (il nostro glicogeno muscolare ed epatico) derivante dagli alimenti, risulterà del tutto inutile caricare 20 litri di tale combustibile perché l’insulina depositerà tale eccesso di “carburante” negli adipociti, cioè le nostre cellule del grasso, sotto forma di trigliceridi  appesantendo così ancora di più la nostra carrozzeria.

E’ inoltre di buona norma far trascorrere, tra la fine di un pasto e l’inizio di una gara o di un allenamento, almeno tre ore, perché durante la digestione si verifica un maggiore afflusso di sangue agli organi deputati alla digestione, con la conseguenza di un ridotto apporto di sangue ai muscoli che in quel momento, impegnati nella attività sportiva, ne hanno un infinito bisogno, compromettendo in tal modo il risultato della gara stessa. Di conseguenza, l’aumentato apporto di sangue ai muscoli, che si verifica durante l’attività sportiva può disturbare il processo digestivo, procurando quella particolare condizione che di solito viene definita “congestione”. Quindi il pasto deve essere “leggero” e “facilmente digeribile”, non molto abbondante, in modo da garantire non solo il completo svuotamento dello stomaco, ma anche la totale digeribilità. Inoltre, non deve provocare picchi anomali di glicemia e provocare una risposta anomala insulinica. Infatti un’alta concentrazione di insulina determinerebbe una ipoglicemia da rimbalzo, tale da compromettere la prestazione atletica del podista, l’ipoglicemia avrebbe il suo valore massimo dopo due o tre ore, proprio in coincidenza dello sforzo atletico. Il pasto pre-gara dovrà quindi avere alcune caratteristiche:

ü     essere facilmente digeribile

ü     costituire una buona fonte energetica (carboidrati complessi)

ü     non provocare una caduta riflessa di glucosio nel sangue

 

 

Dott. Francesco Aversano
Biologo Nutrizionista
Spec. In Biochimica Clinica
Dottorato di Ricerca in Biotecnologie Mediche
Accademia Internazionale Nutrizione Clinica
www.studioaversano.com
Cell. 3932778689

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