Curiosita slide — 14 gennaio 2016

correreDel resto, come dargli torto visto che i primi a ammettere di non avere tutte le “rotelle” a posto siamo proprio noi stessi?

Chi avrebbe il coraggio, se non un folle, di sottoporsi a allenamenti massacranti, macinando centinaia di chilometri all’anno, correndo a qualsiasi orario e con ogni condizione meteo, anche le più proibitive, solo per il piacere di stare fisicamente bene; a volte partecipando a qualche gara, non disdegnando una maratona, per dare senso agonistico a quella fatica che ci costa tempo, fatica e denaro? (partecipare alle gare tra iscrizioni, spostamenti e, in alcuni casi, pernottamenti in albergo e pranzi in ristoranti ha dei costi non indifferenti).

Eppure quell’apparente follia testimonia non solo un indole fuori dagli schemi e narcisista – sì, ammettiamolo, noi runners siamo anche, un po’ (?), narcisisti!- ma prima di tutto una personalità che si vuole bene e ama la vita e le emozioni che regala correre all’aria aperta, tipo i colori dell’aurora o di un tramonto sul mare o dietro alle montagne!

Infatti, seppure al mondo i folli non scarseggino, non tutti hanno la forza e il coraggio di alzarsi la mattina prima dell’alba o rientrando a casa a tarda sera, dopo una stressante giornata di lavoro, indossare la tenuta sportiva, calzare le scarpette e scendere quando il mondo sta ancora dormendo o sta apprestandosi a andare a letto, per macinare la propria dose giornaliera di chilometri su strada.

Così come non tutti i folli, non dovendo a andare a lavoro, la domenica mattina o un qualsiasi giorno di festa, anziché approfittarne per dormire un po’ di più, si sveglierebbero comunque presto per macinare almeno una ventina di chilometri, da soli o in gruppo, (tecnicamente questo tipo di allenamento è ribattezzato “medio” o “lungo” a seconda se la distanza da percorrere è inferiore o superiore ai 20 km).

Essendo la follia una patologia mentale, agli occhi di molte persone noi runners saremmo dunque dei malati mentali. Ma lo siamo davvero? Può definirsi malata di mente una persona che finalizza parte della propria esistenza alla cura del proprio fisico e al piacere emotivo che le procura correre? Se così fosse, malati mentali non saremmo solo noi runners bensì chiunque pratichi sport al fine di stare bene, di piacersi e di piacere!

Che male c’è a avere rispetto e cura del proprio corpo? A godere delle emozioni derivanti dal gesto sportivo?

Mi si risponderà che non c’è nulla a patto che tutto ciò non diventi una mania. E se anche diventasse una mania, chiaro sintomo di una patologia mentale, se chi fosse preda di essa, vivendo in maniera alienante lo sport, starebbe comunque bene con se stesso in quanto avrebbe trovato la ragione del proprio esistere senza arrecare alcun fastidio a terzi, per quale motivo dovrebbe rinunciarvi? Solo perché agli occhi degli altri appare strano, folle?

Personalmente potrei – l’utilizzo del condizionale è d’obbligo – reputare folle chi, appena sveglio, la mattina, mette la macchinetta del caffè sul fuoco perché deve crearsi il pretesto per fumare la prima sigaretta della giornata, o chi spende un mare di soldi tra beauty farm, centri di benessere, creme rassodanti e quant’altro al fine di piacersi e di piacere.

Ma non lo faccio, e mai lo farò, perché rispetto le scelte altrui.

Pretendere di condividere la propria passione e le emozioni che essa ci suscita con chi non la coltiva affatto equivale a rivolgersi in arabo con chi parla solo inglese pretendendo ci capisca, impossibile!

Seppure agendo in una maniera che a me potrebbe apparire strana non essendo consona al mio stile di vita, una persona sta bene con se stessa e con gli altri – purché ovviamente non arrechi fastidio al singolo individuo o alla società – per quale motivo dovrei condannarla, etichettandola come folle?

Il suo modo di vivere è frutto delle proprie scelte esistenziali. Che io le condivida o meno, non importa nulla. Ognuno è padrone della propria esistenza e ne fa quel che vuole.

Agli occhi di molti noi runners sembriamo dei folli. Eppure molti di coloro che simpaticamente ci deridono, spesso poi in privato ci esternano la propria ammirazione, invidiandoci per i sacrifici cui ci sottoponiamo per mantenerci in forma e per i tanti chilometri che siamo in grado di macinare senza mai fermarci.

Essendoci nella vita un limite a tutto, non a caso si dice che la verità è nel mezzo, anche la passione per la corsa va amministrata con equilibrio e saggezza al fine di evitare che sfoci davvero in patologia mentale inducendo chi la vive a stravolgere quelle che sono le priorità esistenziali tipo gli affetti familiari, il lavoro e tutte quelle contingenze della vita necessarie per il vivere quotidiano, ponendo all’apice la corsa. Una passione come la corsa è un momento di divagazione mediante il quale l’individuo scarica le tensioni dello stress quotidiano per stare bene con se stesso e con gli altri. Non deve distruggere ma aiutare a costruire!

Se davvero vogliamo parlare di follia, ai miei occhi folle è chi, pur praticando un qualsiasi sport a livello amatoriale, non si fa scrupoli di assumere sostanze dopanti per mostrarsi superiore agli altri in gara, o anche solo in allenamento. Ma questa è tutta un’altra questione.

Chi si dopa, non penso proprio si voglia bene né ami la vita.

Chiamarlo folle significa fare un complimento ai folli, premesso ne esistano davvero!
Vincenzo Giarritiello

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