Atletica News HOME PAGE — 03 agosto 2012

Mentre il countdown olimpico è arrivato a -1, quello dell’atletica italiana (intesa come squadra che prenderà parte ai Giochi di Londra) segna il -5. Se, infatti, mancano 24 ore alla cerimonia di apertura della trentesima Olimpiade dell’era moderna, il volo che trasporterà i primi componenti la formazione di atletica toccherà terra all’aeroporto di Heathrow martedì prossimo, 31 luglio. Quel giorno, l’atletica azzurra comparirà al villaggio olimpico, in attesa di prendere parte alle competizioni. Le gare della “regina” (ecco il programma orario completo) prenderanno il via venerdì 3 agosto, e si concluderanno, con la maratona maschile, domenica 12. Dieci giornate di gara che, in realtà, sono solo nominali, perché l’ultima, domenica 12, sarà dedicata alla sola corsa sui 42km e 195 metri. Trentotto gli azzurri selezionati dal DT Francesco Uguagliati, suddivisi in parti uguali tra uomini e donne: prenderanno parte a 23 delle 47 gare in programma (incluse due staffette, la 4×100 maschile e la 4×400 femminile). La prima ad andare in gara, alle 10.25 (ora locale, le 11.25 italiane) del 3 agosto, sarà Simona La Mantia, impegnata nelle qualificazioni del salto triplo.

In quella giornata (in programma già due finali, peso uomini e 10000 metri donne, con Nadia Ejjafini) saranno complessivamente 7 gli italiani impegnati. Nella giornata successiva, sabato 4 agosto, l’Italia calerà alcuni dei suoi assi: in particolare, Giorgio Rubino ed Alex Schwazer, attesi dai 20km di marcia. Il 27enne altoatesino, campione olimpico dei 50km di Pechino 2008, affronterà il primo dei due impegni previsti a Londra (il secondo, nei 50km, è in programma l’11 agosto), presentandosi al via nella prova (certamente non la sua favorita) addirittura da capolista mondiale stagionale, in forza del clamoroso 1h17:30, record italiano, realizzato il 18 marzo scorso a Lugano. Nella serata, spazio anche a Daniele Meucci nella finale diretta dei 10000m che vivrà del match (in chiave africana) tra il britannico – somalo di nascita – Mo Farah ed i dominatori di Kenya ed Etiopia.

L’Italia all’Olimpiade: storia e statistica
Ma non è questo il momento di affrontare in chiave tecnica la partecipazione degli azzurri. Ci si arriverà, naturalmente, nell’immediata vigilia. In questa fase può essere più utile dare uno sguardo al passato, analizzando l’esperienza italiana ai Giochi, nel corso delle 26 edizioni precedenti, quelle effettivamente disputate. Non inganni, infatti, il dato relativo a Londra 2012, sede numero 30: nel conteggio ufficiale, infatti, ed in ossequio anche al significato più puro del termine Olimpiade (ovvero il ciclo di quattro anni tra due edizioni dei Giochi) vengono considerate anche le tre mai celebrate per le due guerre mondiali del XX secolo (1916, 1940, 1944). Quella del 1906, cosiddetta del decennale (dallo svolgimento della prima, Atene 1896) non rientra in realtà nel conteggio effettivo.

La prima medaglia dell’atletica italiana fu l’argento conquistato, negli 800 metri, nel 1908, dal ligure Emilio Lunghi, nella prima delle tre edizioni (compresa quella che prenderà il via domani) collocate nella capitale del Regno Unito. Il primo a far salire sul pennone più alto il tricolore fu invece il marciatore milanese Ugo Frigerio, ad Anversa, nel 1920, dove si impose due volte, nei 3000 e nei10000 metri (le due gare in programma nella specialità; riuscì a ripetersi quattro anni dopo a Parigi, nei 10000m). Nella storia olimpica moderna, l’Italia ha collezionato complessivamente 59 medaglie: 19 d’oro (da Frigerio 1920, a Schwazer 2008); 15 d’argento (da Lunghi, nel 1908, a Fiona May, Sydney 2000); 25 di bronzo (da Fernando Altimani, nella marcia 10000m a Stoccolma 1912, a Elisa Rigaudo, sempre nella marcia, ma 20km – segno dei tempi che cambiano – a Pechino 2008).

Il picco in termini di medaglie è rappresentato dalle sette conquistate a Los Angeles, nel 1984 (in una edizione peraltro caratterizzata dall’assenza per boicottaggio dei Paesi del blocco dell’est), con gli ori di Alberto Cova (10000m), Gabriella Dorio (1500m) e Alessandro Andrei (getto del peso). Lo “zero”, in termini di medaglie italiane, è uscito in cinque occasioni: nelle prime tre edizioni (ma in effetti parlare di presenza di atleti italiani in gara è cosa abbastanza discutibile) e poi ad Amsterdam 1928 e a Melbourne 1956. Da allora, l’Italia non ha più mancato il podio ai Giochi, toccando quota 1 (la minima) a Montreal 1976 e Barcellona 1992. In rassegna di pari livello (ovvero, il Mondiale) lo zero è invece uscito di recente, a Berlino 2009. Ma questa è un’altra storia.

Finalisti e punti: Los Angeles il vertice
Capitolo finalisti e punti, intesi come piazzati tra i primi otto e relativi punteggi (otto al primo, uno all’ottavo). Nella storia moderna dei Giochi, per 179 volte un atleta in maglia azzurra e scudetto tricolore sul petto si è guadagnato l’appellativo di finalista (142 uomini e solo 37 donne, dato che può essere spiegato – in parte – con l’apertura ritardata e progressiva della partecipazione alle donne). In totale, sono 766 i punti conquistati (593 al maschile, 173 al femminile). Scomponendo il dato per singola edizione (cosa che rende le cifre assai più significative), il picco assoluto va ancora a Los Angeles 1984, con 20 finalisti (16 uomini e 4 donne) e 97 punti. In una Olimpiade a ranghi completi, e fatte salve considerazioni varie, relative, ad esempio, al numero di gare in programma, a quello di continenti/paesi coinvolti nella pratica sportiva d’alto livello, ecc.ecc., il vertice in termini di punti (54, con dieci finalisti) è invece rappresentato da Berlino 1936, in quella che fu anche l’occasione per la prima medaglia al femminile, l’oro negli ostacoli alti di Trebisonda “Ondina” Valla.

In termini di primi otto, invece, sempre restando nel campo delle edizioni prive di defezioni di particolare rilevanza, il gradino più alto del podio (12 finalisti) va invece a Seul 1988, la circostanza in cui l’Italia strappò la prima delle sue due medaglie d’oro in maratona, con Gelindo Bordin (16 anni dopo, ad Atene, sarebbe arrivata quella di Stefano Baldini: entrambi allenati, altro fatto da sottolineare, dallo stesso coach, Lucio Gigliotti). Al contrario, se si escludono le prime cinque edizioni, caratterizzate, per le ragioni già accennate in precedenza, da tre \”zero\”, i vertici bassi sono rappresentati, per i finalisti (in numero di 3) da Anversa 1928 e Pechino 2008 (in quest\’ultimo caso, con le medaglie di Schwazer e Rigaudo, ed il settimo posto di Clarissa Claretti nel martello), e sempre Anversa per ciò che riguarda i punti (11). 

Marco Sicari
Ufficio Stampa Fidal

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