Approfondimenti — 22 settembre 2014

Appello a tutti i presidenti di società Master, che condividono le mie osservazioni, affinché sottoscrivano la presente lettera che la settimana prossima sarà inviata alla Fidal nazionale.

Oggetto: Campionato Italiano Individuale e di Società di corsa su strada 10 km Master 2014.

 

Gent.mi Responsabili della Fidal nazionale,

sono il presidente dell’Atl. Isaura Valle dell’Irno, che ha vinto il titolo italiano al campionato in oggetto disputatosi domenica 14 settembre a Bianco (RC). Voglio raccontarvi la nostra giornata di campionato e mi auguro che qualcuno di voi sia così gentile da dare una cortese risposta ai miei interrogativi.

Siamo partiti in pullman da Mercato San Severino (SA) domenica 14 settembre alle ore 9.00 e dopo un lungo viaggio autostradale (sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria eterno cantiere) siamo arrivati a Bianco alle 16 circa. Non abbiamo trovato nessuna indicazione della gara e di un eventuale parcheggio e abbiamo parcheggiato lungo la strada. Ci siamo recati sul lungomare e ci hanno indicato la segreteria dove ritirare i pettorali. Ci hanno detto che però i pacchi gara erano finiti ed erano rimaste solo le magliette al modico prezzo di 4 euro, che era quello del pacco gara completo. Ora io mi chiedo come si fa terminare i pacchi gara di un Campionato Italiano, con poco più di 500 iscritti (scarso di certo, ma di questo parlerò più avanti), quando gli iscritti sono noti già da tempo. Alla nostra rimostranza ci viene risposto che loro (i signori che davano i prodotti) non facevano parte dell’organizzazione. Siccome i Master sono persone rompiscatole e vogliono un ricordo della manifestazione, pensando a una medaglia nel pacco gara o da ricevere all’arrivo, compriamo lo stesso le magliette-pacco gara dell’unica misura rimasta. Più tardi, però, scopriamo che pagando due euro possiamo comprare tutte le stesse magliette, di varie misure, presso un chiosco, gestito dalla ProLoco. Ottimo. Non racconto quante polemiche ci sono alla richiesta di chiarimenti, non solo da parte nostra, ma anche di altri atleti, perché quel gentiluomo del Sindaco di Bianco (l’unica persona che si è dimostrata disponibile) ha risolto almeno in parte la nostra situazione. Ma andiamo avanti.

Chiediamo poi dove possiamo cambiarci e ci viene indicato uno spazio-spogliatoio, che però manca di servizi igienici e doccia. Chiediamo ai volontari di indicarci un organizzatore e chiediamo informazioni: il bagno da usare è quello del bar accanto alla segreteria. Due bagni per tutti, con fila immensa e a un certo punto anche otturato, non commento altro. Chiediamo dei bagni chimici, ma ci vengono indicati quelli… naturali. Per le docce veniamo indirizzati alle docce sulla spiaggia: non male se fossimo venuti per fare il bagno.

Al momento delle partenze gli atleti sono fatti entrare nello spazio di appello, sistemato molto opportunamente accanto al motore diesel di uno di quei trasformatori che danno energia elettrica ai chioschi, che ovviamente scaricava sugli atleti: un profumo di gasolio e aria irrespirabile che delizia chi è in attesa di correre una gara (provare per credere). Per non parlare del caldo, ma questo non dipende da nessuno (anche se gli orari di gara dipendono da qualcuno). Per fortuna la mia gara slitta alle 19 e sono fortunato rispetto a chi ha corso prima, ma il caldo non manca. Arrivato all’arrivo però, come in tutte le gare, mi aspettavo un ristoro liquido (come anche indicato sul regolamento: “Norme tecniche:Alla partenza e all’arrivo saranno messe a disposizione acque e altre bevande idonee”). Sorpresa: all’arrivo il chiosco vende panini e salsiccia, ma dell’acqua nemmeno una goccia. Faccio qualche metro per arrivare al punto di ristoro lungo il percorso, ma è terminata. Per chiederla in giro ma per poco qualcuno non mi mette le mani addosso, perché non sono dell’organizzazione (dicono) e non possono dare acqua, ma questa è un’altra storia. Altra cosa da sottolineare e vista da tutti i presenti: i volontari (ma non è colpa loro) addetti al ristoro riempivano le bottigliette di plastica vuote già utilizzate dai partecipanti alla gara e abbandonate sulla strada, utilizzando l’acqua della fontana pubblica  nei pressi della spiaggia, e le riutilizzavano per rifornire  gli atleti ancora impegnati nei vari giri del circuito.

Veniamo al percorso: un circuito di due km da ripetere cinque volte: credo che chiunque faccia i 10 km è contento di fare dieci inversioni a 360° e ripartire ogni volta, specie con uno dei giri di boa fatto con tre birilli nello spazio di un metro e mezzo. Alla mia richiesta di allargare la curva i giudici hanno detto che non si poteva. Certo sarebbe stato troppo comodo per gli atleti. Dopo due giri non si capiva più nulla con tutti i doppiati che c’erano e non si riusciva a capire quali fossero gli atleti della propria categoria, in quanto gli organizzatori (e qui la Fidal è corresponsabile) non hanno previsto il pettorale con la categoria da mettere sulle spalle, come solitamente si trova ai campionati master. Ma tanto questo è qualcosa che interessa gli atleti, come interessa agli atleti sapere a quale km si trovano in un dato momento della gara. Ma gli organizzatori hanno pensato che fosse inutile fare due cartelli (dico due perche solo due erano i cartelli segnaletici da fare) con i km segnati, perché il giro non era simmetrico.

Veniamo alla premiazione. Non abbiamo avuto le medaglie ricordo, ma almeno per i vincitori di categoria c’erano. Per le premiazioni di società invece (vi ricordo che era anche CDS) nessun riconoscimento materiale (trofeo o targa) che portare in sede, ma solo un foglietto di carta per ritirare, chissà quando, materiale sportivo. (perché non darlo subito almeno quello, non ci hanno chiesto mica le taglie!).

Insomma siamo tornati contenti per la vittoria, ma scontenti per le numerose falle riscontrate nell’organizzare un Campionato Italiano. E veniamo ai numeri: poco più di 500 atleti per il 90% del sud, è un mezzo campionato, forse.

Ora mi chiedo, e vi chiedo a voi responsabili nazionali:

ma quando si organizza un campionato nazionale ci sono dei requisiti minimi da rispettare? Se sì, quali?

La Fidal nazionale controlla che vengano rispettati o vanno a fiducia sulla parola? Dove era il rappresentante Fidal? Ha relazionato sul campionato?

Perché la Fidal, cui paghiamo una bella somma di affiliazione, non organizza i campionati (tutti) nel centro Italia? Sarebbe più facile raggiungere il luogo da tutto il paese. E non ci dicano che danno il campionato a chi fa richiesta, perché la Fidal credo sia capace di organizzare gli eventi anche senza una società di appoggio. Altrimenti faccia una convenzione con treni e aerei per far sì che da tutto il paese si paghi lo stesso prezzo (vedi quanto fatto in Svizzera per gli Europei). Noi siamo Master, non professionisti, e non serviamo alla federazione solo come una mucca da spremere per rimpinguare le casse. Non si lamenti poi la Fidal del calo di adesioni a favore degli EPS, perché se lo merita.

Qualche anno fa tra i contatti sul sito esisteva quello per i master, e devo dire che prima si otteneva sempre una risposta, adesso invece il contatto è sparito e nessuno risponde, nemmeno per educazione.

Se queste sono le novità della gestione Giomi vuol dire che siamo peggiorati, e non di poco.

In attesa di un riscontro porgo cordiali saluti.

Mercato San Severino, 22 settembre 2014

Elio Frescani

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