HOME PAGE Maratone e altro — 07 agosto 2012

di Franco Anichini

Olimpiadi: maratona donne.

GelanaQuesta edizione della gara olimpica di maratona si caratterizzava per il forte impegno di quasi tutte le Nazioni, che hanno fatto il possibile per schierare le migliori squadre, sia al maschile che al femminile.
La gara delle donne, ad esempio, schierava le tre migliori di Kenya, Etiopia, Giapppone, Usa e Russia, più un discreto numero di atlete di alto livello appartenenti ad altre Nazioni.
La corsa che si produce in questi casi, priva di lepri, è solitamente caratterizzata da un avvio prudente, con un folto gruppo a comandare.
E così è stato anche questa volta, con un passaggio alla mezza col comodo tempo di 1:13.13 ed un gruppo di circa venticinque atlete. Fra queste si fa notare la volitiva corsa di Valeria Straneo, l’azzurra che qualcuno voleva lasciare a casa. Invece Anna Incerti e Rosalba Console cominciavano già a staccarsi in coda al gruppo. Finiranno lontane, dopo una corsa incolore e tutto sommato deludente.
Un primo allungo prima del km.25 portava ad avvantaggiarsi un gruppetto di sei, ma con molte altre che si mantenevano assai vicine.
Al km. 30 il gruppetto era ridotto a cinque elementi, ma da dietro la russa Petrova iniziava la sua rimonta, seguita da Shalane Flanagan e Jessica Augusto, che però faticavano visibilmente.
Valeria Straneo si manteneva alle spalle delle prime, comunque sempre molto vicina e pronta ad approfittare di ogni cedimento di quelle davanti.
Nei chilometri successivi, la russa ha completato la sua rimonta mentre è saltata l’etiope Mare Dibaba, una delle sorelle da corsa della divina Tirunesh. Valeria teneva bravamente la posizione intorno al decimo posto, lottando con atlete molto più famose (e ricche!) di lei.
Il quarantesimo chilometro non portava mutamenti significativi, ed introduceva al finale devastante dell’etiope Tiki Gelana che andava a conquistare la sua medaglia d’oro dopo 2:23.07 di corsa. La keniana Priscah Jeptoo e la russa Tatiana Petrova Arkhipova si aggiudicavano le posizioni d’onore, mentre la fantastica Valeria Straneo chiudeva ottava.
La grande sconfitta di questa gara è la keniana Mary Keitany, vincitrice della maratona di Londra in aprile e primatista del mondo della mezza maratona.
Tiki Gelana è nata il 22 ottobre 1987 e quest’anno ha vinto la maratona di Rotterdam col suo primato personale in 2:18.58, cioè proprio la gara dove Valeria aveva fatto il primato italiano in 2:23.44
Per inquadrare ulteriormente la prestazione di Valeria basta leggere l’elenco delle atlete più famose di lei che le sono finite alle spalle: Albina Mayorova, Shalane Flanagan, Kara Goucher, Irina Mikitenko… ed ancora Kimberley Smith, Ryoko Kizaki, Isabellah Andersson, Edna Kiplagat, Mare Dibaba, Hilda KIbet, Lidia Simon, Constantina Dita… e altre!

10.000: Farah e la divina Tirunesh Dibaba.

Tirunesh DibabaLe gare in pista, dal nostro punto di vista, presentano osservazioni interessanti soprattutto per i 10.000 metri, che infatti hanno dato vita a competizioni di grandissimo interesse agonistico.
In campo maschile fra il sogno inglese di Mo Farah e la medaglia d’oro c’erano di mezzo i soliti keniani, ma il fortissimo oriundo somalo ha messo tutti d’accordo producendosi in un finale stellare, non solo per velocità ma anche, e soprattutto, per la grande sagacia tattica. In questa gara il nostro Meucci è finito fra gli ultimi, con un tempo modestissimo. Eppure non è passato molto tempo da quando lottava ad armi pari col vincitore di oggi…
Ma la gara che ha fatto sbarrare gli occhi a tutti gli spettatori è stato quella femminile. Qui c’era da verificare lo stato di forma di Tirunesh Dibaba, le intenzioni delle sue connazionali etiopi e le possibilità del terzetto keniano.
La corsa si è sviluppata in maniera molto logica: andatura inizialmente prudente ma non rinunciataria, progressiva accelerazione fino ai cinque chilometri. Poi una tirata decisa da parte delle etiopi di rincalzo (si fa per dire!) e quindi il gran finale.
Fino a 500 metri dal traguardo i dubbi sulla condizione di Tirunesh Dibaba erano ancora irrisolti, ma qui la divina ha cominciato a correre sul serio, producendosi in un finale da ottocentista. Non uno scatto secco, ma un progressione lunga, implacabile, devastante, un inno alla gioia di correre. In piedi, allibiti, non c’erano e non ci sono parole per descriverla, ma solo il mormorio attonito che nasceva dal cuore: mammia mia!

Si, la divina è tornata.

e non è finita qui….

 

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