HOME PAGE Maratone e altro — 17 aprile 2012

Autore: Franco Anichini –

Passatala Pasqua, come annunciato è arrivata la prima grande domenica di maratona, ed è stata una vera “domenica dei botti” con una coda al lunedì, dedicato, come da tradizione, alla maratona di Boston, la più antica del mondo.
Il botto più grosso lo ha fatto la maratona di Rotterdam e questa volta riguarda fortunatamente anche noi italiani. La gara olandese si svolge su di un percorso molto veloce, in un clima spesso ideale, mai troppo caldo, ed ha fornito risultati di gran rilievo, fin dagli anni ottanta. Cominciamo col dire che quest’anno altri due etiopi si sono aggiunti alla lista degli atleti di quel Paese che hanno coperto la distanza classica in meno di due ore e cinque minuti, facendo salire il totale alla ragguardevole cifra di sei. Ce ne prestate qualcuno?
I trionfatori di Rotterdam rispondono al nome di Yemane Adhane, primo in 2:04.47, e di Getu Feleke, secondo in 2:04.50. Terzo, e battuto senza scusanti, quel Moses Mosop che lo scorso anno  a Boston aveva corso in 2:03.06 e che qui aveva annunciato un attacco al mondiale, detenuto dal connazionale Patrick Makau (2:03.38). Ha finito comunque terzo in 2:05.03…
Ma le notizie più eclatanti vengono dal settore femminile, dove la vincitrice è stata Tiki Gelana, anche lei etiope, che ha varcato la linea del traguardo dopo 2:18.58 di corsa! Alle sue spalle, lo sapete, si è piazzata la nostra Valeria Straneo, piemontese non più giovanissima ma capace di attingere risultati di gran pregio solo adesso, dopo aver suparato traversie non semplici.
Il suo tempo è di quelli che si ricordano negli annali, perchè il suo 2:23.44 costituisce il nuovo primato italiano della specialità. Era ora!
Bene anche Merima Hasen (2:25.48) e l’olandese Miranda Boonstra (2:27.32).
Gli arrivati di Rotterdam sono stati 7530.
Ben più numerosa, ma non altrettanto valida sul piano tecnico, è stata la maratona di Paris, che sul traguardo ha contato 32.980 arrivati. Chiariamo che queste cifre sono dedotte dagli ordini d’arrivo provvisori, emanati dagli organizzatori prima della revisione e delle possibili squalifiche di coloro che… hanno presola Metro!
A Parigi ha vinto Stanley Biwott, capace di un comunque notevolissimo 2.05.12, davanti a Raji Assefa (2:06.24), Sisay Jisa (2:06.27), Eric Ndiema (2:06.37). Dieci atleti hanno chiuso in meno di 2:10.00 (nessun europeo) e  37 in meno di 2:20.00.
Fra le donne, ancora etiopi sugli scudi, con Tirfi Beyene prima in 2:21.40, seguita dalla turca ex-etiope Sultan Haydar (2:25.06), e da Makda Harun (2:26.43). In 17 hanno corso in meno di 2:50.00
Altra grande maratona in programma in questa eccezionale domenica era quella di Vienna, sede del precedente record italiano di Maura Viceconte, che comunque avrebbe fatto la sua gran bella figura, dato che la vincitrice è stata Fate Tola in 2:26.39 davanti a Olga Glok in 2:27.18 e Helalia Johannes, della Namibia, terza in 2:27.20. Il primo uomo a Vienna è stato Henry Sugut in un “normale” (si fa per dire!) 2:06.58 seguito da Gilbert Yegon (2:07.38) e John Kiprotich (2:07.44).
Oltre a queste sedi prestigiose, si è corso in numerossime altre località, fra le quali segnaliamo altre due corse francesi (Annecy e Nantes), la gara inglese di Brighton (ben 8878 arrivati) la corsa polacca di Debno, quella giapponese di Nagano, commemorativa delle Olimpiadi Invernali (quelle di Tomba) e Milano, che non è riuscita neppure quest’anno ad emergere, nè come qualità tecnica che come partecipazione (3983 arrivati: meno della metà rispetto a Brighton!)
Un discorso a parte lo merita adesso la maratona di Boston, la più antica del mondo.
Lo scorso anno la prestazione dei keniani Geoffrey Mutai (2:03.02) e Moses Mosop (2:03.06), fece riemergere le discussioni riguardanti il percorso di questa gara, irregolare da sempre. E pensare che, invece, venne costruito alle origini proprio allo scopo di imitare il più fedelmente possibile quello della maratona olimpica di Atene, la prima della storia. Gli entusiasti studenti americani che avevano partecipato alla kermesse ellenica, vollero infatti riproporre nel loro Paese la gara più bella, e andarono a cercare un tracciato che ricordasse il più possibile quello che da Maratona conduce ad Atene, sia come distanza che come profilo altimetrico. Accadde poi che il tracciato originale venne sensibilmente cambiato in occasione di altri Olimpiadi, fino a quella di Londra, (dove aveva vinto Dorando Pietri), che divenne stabilmente il modello di tutte le maratone a seguire.
I cocciuti organizzatori bostoniani non se la diedero per intesi, e continuarono ad organizzare la loro gara secondo i criteri tradizionali, anche se così facendo la resero irregolare. Uniche concessioni sono state un graduale adaguamento della distanza complessiva e l’invenzione di un “fattore di correzione dell’errore”, ma non un radicale cambiamento di percorso.
Detto questo, veniamo alla gara di quest’anno. Sorpresa: anche gli africani soffrono il caldo, eccome! Infatti Boston si è corsa con 22 gradi alla partenza e 26,6 all’arrivo! Un clima del tutto inconsueto per la città in questa stagione. A ciò si è aggiunta una partenza maschile piuttosto veloce, che comunque è stata pagata da tutti, a cominciare dal vincitore dello scorso anno Geoffrey Mutai, costretto al ritiro dopo il trentesimo chilometro. Ha vinto Wesley Korir, partito prudente (non aveva ambizioni di vittoria!) si è ritrovato a rimontare tutti, fino a varcare per primo la linea del traguardo, sia pure con un crono modesto: 2:12.40.
Fra i piazzati è da notare la prestazione dell’americano Jason Hartman, quarto in 2:14.31, che ha partecipato quest’anno ai trials olimpici statunitensi, classifcandosi appena 32^!!!
Storia un poco diversa per la gara delle donne, partite più prudenti (1:17 alla mezza!) e finite in rialzo con un notevole negative-split. Ha vinto Sharon Cherop in 2:31.50, davanti a Jumina Jelagat e Georgina Rono.   

E non è finita qui…

I vincitori del periodo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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