HOME PAGE Maratone e altro — 05 giugno 2012

di Franco Anichini

Comrades
Il vero campionato del mondo di ultra-maratona si è disputato, come ogni anno, sul tradizionale percorso che unisce le città di Durban e Pietmaritzburg, in Sud Africa.
Ma le Comrades non sono solo la corsa “oltre la maratona” più importante del mondo, ma anche la più antica. La prima edizione risale infatti al 1921, con una sospensione solo negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Quella di quest’anno era infatti la 87^ edizione.
La distanza di gara non corrisponde ai canonici 100km, ma è un poco inferiore, attestandosi a 89,2 chilometri. Le edizioni si alternano: up, da Durban a Pietmaritzburg, e down, all’inverso.
Quest’anno toccava all’edizione down.
Partenza alle sei del mattino, tempo massimo di dodici ore, oltre undicimila arrivati!
Queste semplici cifre descrivono piuttosto bene la rilevanza dell’avvenimento. Basti pensare al Passatore, che ha avuto quest’anno un’edizione record, e fare il raffronto. Milleseicento arrivati nel tempo massimo di venti ore…
La corsa maschile è stata vinta dal sudafricano Ludwick Mamabolo in 5:31.03, seguito dal connazionale Bongmusa Mtembu (5:32.40), da Leboka Noto, del Lesotho (5:33.07), da Marko Mabo dello Zimbabwe (5:33.44) e dal russo Leonid Shevtsov. Costui è il migliore degli ultra-maratoneti russi e vanta un primato in maratona di poco superiore alle 2:09. Questo per dare una indicazione circa la caratura tecnica della gara.
Al femminile abbiamo avuto un vero e proprio campionato del mondo, in quanto erano presenti tutte le atlete che hanno primeggiato su queste distanze negli ultimi anni. Assente la gemella Olesya, Yelena Nurgaljava (6:07.12) ha dovuto questa volta faticare non poco per avere ragione della britannica Ellie Greenwood, campione del mondo a Gibilterra (6:08.24), della russa Marina Zhalyabina (6:30.54), della britannica Jossia Zakrzewski (6:33.41). dell’americana Devon Crosby-Helms (6:39.59), della locale Kerry Koen (6:47.19) e delle russe Irina Vishnevskaya (6:47.19) e Natalya Volgina (6:51.06).
E’ possibile fare un raffronto fra questi tempi e quelli solitamente realizzati sui classici 100km? Si e no, perchè gli undici chilometri mancanti non sono pochi e possono succedere tante cose, tuttavia un calcolo, molto prudenziale, è stato fatto. Gli statistici di tutto il mondo concordano infatti nel ritenere che per avere un’idea del valore delle prestazioni cronometriche delle Comrades, sia necessario aggiungere 45 minuti al tempo degli uomini e 50 a quello delle donne.
In realtà quest’anno Yelena Nurgaljeva, ad esempio, ha corso sul passo di 4.07,4/Km, il che farebbe ascendere il suo differenziale a circa 45 minuti e spiccioli. A conferma che il calcolo degli statistici è davvero prudenziale.
Tanto per avere un’idea: sulla base di questi calcoli, i tempi delle prime tre equivalgono a: 6:52.12 – 6:53.24 – 7:20.54, mentre il crono del primo uomo equivale a 6:06.03
Niente male, direi!

Stockholm: la prima volta di un giordano

Mekhtal Abu Drais: chi è costui?
Si tratta del vincitore della maratona di Stoccolma 2012, chiusa in 2:19.16 davanti alla bellezza di 14.687 concorrenti regolarmente arrivati. La sua particolarità è di essere un corridore proveniente da un Paese del Medio Oriente che mai aveva fatto parlare di sè nelle grandi maratone internazionali:la Giordania.
In questo piccolo Paese, dalla politica resa complicatissima a causa della sua posizione geografica (ai confini con Israele) e dalla sua composizione etnica, si cerca in ogni modo di costruire un vivere civile fatto di cose che noi consideriamo “normali”, e fra queste lo sport.
Nel campo dell’atletica, ha ottenuto una buona notorietà internazionale una corsa di ultra-maratona, una 50km che parte dalla capitale Amman ed arriva addirittura nel punto più depresso della Terra, ovvero le sponde del Mar Morto. Il corridore locale che più si è messo in evidenza in questa corsa è stato Salemeh al-Agra, che poi ha consolidato la sua fama andando a vincere l’edizione 2012 della prestigiosa Marathon des Sables, dopo avere ottenuto piazzamenti sul podio dal 2006 fino a oggi.
Adesso leggiamo il nome di atleta giordano al primo posto nell’ordine d’arrivo di una grande maratona internazionale. Complimenti!
Nel nord Europa la corsa di resistenza gode di grande popolarità da sempre. Certo, non sono più i tempi dei grandi corridori finlandesi, da Paavo Johannes Nurmi a Lasse Viren, ma ugualmente la capacità di mettersi le scarpette e fare chilometri è molto apprezzata, e quando gli organizzatori chiamano a raccolta per celebrare il mito di maratona nelle città più importanti, la partecipazione è sempre massiccia. Accade regolarmente non solo a Stockholm, ma anche a Copenhagen, Helsinki ed Oslo.
Tornando all’ordine d’arrivo, completiamo l’informazione aggiungendo che i piazzati sono stati gli etiopi Dereje Debele Tulu (2:19.45) e Sahle Warfa Bethona (2:20.07), seguiti dall’ukraino Anatoliy Orzhehovskiy (2:24.16) e dallo svedese Frederik Uhrbom (2:26.36).
Al femminile, ha vinto Derese Godana (2:40.19), seguita dall ex-russa ora svedese Veronika Lopatina (2:44.58), da Belayneh Dida (2:45.53) e da Charlotte Karlsson (2:48.37).
Questa Lopatina è nota ai cultori di ultra-maratona per avere esordito sui 100km nel 2008, arrivando seconda ai campionati russi in 7:41.39, alle spalle di Irina Vishnevskaya (7:37.26). Successivamente però non ha più frequentato questa disciplina, troppo dura in relazione agli scarsissimi guadagni, si è traferita in Svezia ed è ricomparsa nelle liste mondiali con prestazioni in maratona, modeste ma dignitose.
Ultima notazione: la maratona di Stockholm si è corsa sotto lo pioggia, con una temperatura quasi invernale.

San Diego

A San Diego, California, si corre una delle più importanti maratone definite “Rock’n’Roll”. Questa intitolazione è nata quasi spontaneamente quando gli organizzatori di New York e di altre importanti gare hanno proibito l’uso di auricolari per ascoltare musica durante la corsa, oppure hanno imposto regole curiose (e sospettiamo inutili) come quella che concede di avere l’auricolare ad un solo orecchio…
Subito nacquero gare dove la musica la facevano gli organizzatori stessi, diffondendola al massimo volume con ogni mezzo. E quale musica, se non l’americanissimo Rock and Roll?
Sembra incredibile, ma è nato un vero e proprio circuito di gare!
San Diego è comunque una grande maratona, costretta però a date impossibili per scansare la diretta concorrenza delle corse più potenti del mondo. Ma anche così i buoni risultati non mancano, e così è accaduto anche quest’anno, soprattutto per merito dei soliti africani.
Ha vinto Nixon Machichim (2:10.03), seguito da Desta Gebrehiwott (2:10.14), Tesfaye Sandeku (2:11.18), Weldon Kirui (2:11.28) Patrick Ivuti (2:11.39), Guor Marial (2:12.55). Gashaw Melese (2:12.56) e finalmente il primo degli americani, Jeffrey Eggleston (2:13.13)
Fra le signore, buon successo ed alti guadagni per la russa Alevtina Ivanova (2:27.44) che ha avuto ragione di Meseret Legesse (2:28.01), di Woinishet Girma (2:33.59) e di Sylvia Skvortsova (2:34.10). Gli arrivati sono stati complessivamente 7.086. Altri 18.000 (!) circa, in netta maggioranza donne, hanno gareggiato nella mezza-maratona, dove si sono visti Meb Keflezighi (1^ in 1:03.11) e Ryan Hall (2^ in 1:05.39). Notevole il tempo della prima donna, Kim Smith, che ha impiegato 1:08.37

Liechtenstein, Svalbard, Grande Muraglia, Plitvice, Rapa Nui,

In questo periodo avaro di grandi gare, ci dilettiamo di andare a scovare piccole maratone interessanti, vuoi per i luoghi che attraversano, vuoi per i Paesi esotici che le ospitano.
Cominciamo con la maratona di montagna che si corre in uno dei piccolissimi staterelli europei, ricordo di un’epoca passata e méte turistiche molto frequentate. Ci riferiamo alla maratona del Liechtenstein, minuscolo territorio collocato esattamente sul confine fra Austria e Svizzera, in una regione affascinante e molto frequentata specie in inverno. Ma il turismo non si ferma mai, ed ecco quindi anche la maratona estiva, viatico, fra i tanti,  per convogliare visitatori. Quest’anno la gara ha avuto circa 500 partecipanti, ed è stata vinta da Patrick Wieser (3:07.41) e Jasmin Nunnige (3:39.29), entrambi svizzeri.
Saliamo ancora più a nord, per visitare le Isole Svalbard. Questo gruppo di scogli dimenticati da Dio sono sotto sovranità norvegese e rappresentano l’ultimo lembo di terra prima d’inoltrarsi fra i ghiacci che coprono i mari del Polo Nord. Ebbene, anche qui si corre una maratona, per quanto incredibile possa sembrare. In estate, naturalmente, e su circuito, per forza perchè le strade asfaltate non arrivano a misurare 42 chilometri. I coraggiosi che hanno sfidato le intemperie ed i disagi del lungo viaggio sono stati quest’anno 43, fra i quali risultano vincitori Kalle Jensen (2:50.10) e Britta Homer (3:57.29).
Facciamo ora un piccolo salto indietro nel tempo, fino a metà maggio, ed uno grande nello spazio, fino a quella fantastica costruzione che risponde al nome di Grande Muraglia Cinese. Anche qui, da qualche anno, si corre un’atipica maratona, frequentata soprattutto da corridori-turisti occidentali. A parte il fascino del luogo, la caratteristica che rende unica questa gara è la presenza di innumerevoli scalini, che servono per poter accedere alla vetta dei ripidissimi declivi della zona, fedelmente seguiti dalla fantastica costruzione. La gara vera e propria di maratona quest’anno è stata vinta dallo specialista spagnolo Luis Alonso, che ha impiegato 3:39.28 per completare l’impegnativo percorso. La prima donna è stata  la finlandese Mari Kauri (4:10.43).
La maratona di Plitvice si disputa interamente all’interno del Parco Nazionale dei Laghi di Plitvice. Si tratta di 16 laghetti, uniti fra di loro da piccole cascate, che si sono formati in seguito al precipitare dei sali contenuti nelle acque del Fiume Bianco e del Fiume Nero. Gli strati di precipitato formano, col tempo, lastre di travertino che funzionano come piccole dighe. Il risultato è molto suggestivo, e il paesaggio vale il viaggio. La maratona si corre tutta regolarmente su strada e segue l’andamento della vallata, e per questo risulta piuttosto impegnativa. Quest’anno la gara maschile è stata dominata dagli ospiti ungheresi (gruppo Benedek) che hanno occupato i primi tre posti con Tamas Toth (2:33.53), Tamas Nagy (2:34.37) e l’etiope Erkolo Ashenazi (2:38.37) ed anche il secondo posto femminile con Reka Batai (2:58.47), gara questa vinta dalla nostra vecchia conoscenza Marija Vrajic (2:56.40
Rapa Nui, nota anche come Isola di Pasqua, è un’isola sperduta nell’immenso Oceano che occupa quasi per intero l’altra faccia della Terra, senza neanche la consolazione di trovarsi relativamente vicina ad altre isole. I primi abitanti furono certamente polinesiani, chissà come giunti fin qui per stabilirvisi. Ma per arrivare a questa conclusione è stato necessario addirittura eseguire un’indagine genetica sugli scheletri più antichi.
Il primo europeo che giunse in questa terra desolata fu il navigatore olandese Jacob Roggeveen, che vi sbarcò il giorno di Pasqua del 1722. Egli trovò pochi abitanti ed un territorio brullo e desolato, ma studi successivi hanno dimostrato che in origine l’isola era coperta da una grande foresta di palme. La costruzione dei Moai, che richiede notevoli quantità di legname, fu probabilmente la causa della spoliazione del territorio. Attualmente l’isola fa parte del Cile, che ne ha fatto una pregevole oasi naturalistica, e vive di un turismo opportunamente calibrato. Il questo ambito, l’organizzazione cilena Olimpo Produciones organizza una maratona che raccoglie una partecipazione rispettosa ed incantata. Fra il centinaio di corridori di quest’anno i vincitori sono stati Emilio Llanquilef, che risiede sull’isola, e l’autraliana Sally Wilson.

Tutti i vincitori del periodo

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