Medicina — 26 gennaio 2005

Il ‘mal di schiena’ o lombalgia è probabilmente una delle affezioni di più comune riscontro nella pratica clinica. Nel corso della propria vita è difficile non incorrere almeno una volta in una lombalgia; sia le attività lavorative che quelle sportive possono costituire cause di insorgenza.
Non esiste grande differenza fra i sessi e l’età più colpita è quella fra i 30 e i 40 anni. Numerosi e importanti sono i fattori favorenti quali il lavoro fisico pesante (sollevare dei pesi), alcuni tipi di sport (basket, sci, equitazione, ecc.), alcune attività fisiche non controllate (ginnastica in palestra con attrezzi, step, ecc.), cattive posture durante lo studio e nel lavoro (attività sedentarie), esagerate vibrazioni (guida prolungata dell’auto). Altri fattori legati ad anomalie del morfotipo possono incidere: presenza di deviazioni della colonna (scoliosi, cifosi, lordosi), dismorfismi lombosacrali (schisi, spondilolisi e listesi). La colonna in generale ha una funzione di sostegno, di protezione e contribuisce nella locomozione; il tratto lombare è sottoposto a un lavoro intenso, soprattutto in flessione; robusti muscoli paravertebrali, addominali e obliqui garantiscono i vari movimenti.
Dobbiamo distinguere due grossolane forme cliniche: la lombalgia tipica in cui il dolore è localizzato esclusivamente a livello lombare e la lombosciatalgia in cui il dolore è anche irradiato perifericamente lungo la coscia, la gamba e a volte il piede di uno o entrambi gli arti.
Nel primo caso si tratta di una forma da sovraccarico dei dischi o delle faccette articolari o di una contrattura della muscolatura paravertebrale che si manifesta con dolore e rigidità al tratto lombare.
Occorre eseguire una radiografia standard della colonna lombare e del bacino. La terapia consiste nel mettere a riposo il distretto lombare evitando sovraccarichi lavorativi o sportivi ed escludere le possibili cause scatenanti; utilizzare una fascia lombare di sostegno durante il giorno; prediligere una posizione in piedi o sdraiati con le gambe lievemente flesse su un cuscino (scarico del muscolo ileo-psoas) piuttosto che seduta (la colonna lombare lavora circa il 50% in più da seduti); ricorrere a qualche farmaco analgesico o miorilassante per interrompere il circolo doloroso. Successivamente per accelerare la guarigione si può consigliare qualche seduta di fisioterapia, in particolare l’elettroterapia antalgica (TENS) o qualche massaggio leggero. Come mantenimento è d’obbligo controllare il peso (evitare il soprappeso), instaurare un corretto regime di attività fisica come il nuoto, la ginnastica posturale e lo stretching da eseguirsi due, tre volte la settimana.
La lombosciatalgia o ‘sciatica’ è una manifestazione dolorosa la cui causa più frequente è l’ernia di uno o più dischi lombari nel canale vertebrale, che comprime una o più radici nervose lombari. Una seconda causa meno frequente ma non trascurabile soprattutto in giovani sportivi (5% della popolazione) è la spondilolisi con listesi di una vertebra lombare (di solito L5 su S1), dovuta ad un difetto di saldatura dell’arco posteriore con scivolamento anteriore del corpo vertebrale. I dischi intervertebrali, formati da tessuto fibrocartilagineo con un nucleo polposo centrale costituito prevalentemente da acqua, sono dei veri cuscinetti interposti fra una vertebra e l’altra; quando una porzione di essi fuoriesce dalla propria sede e migra nel canale vertebrale determina la comparsa di un’ernia. Uno sforzo improvviso, un brusco sollevamento di un peso con il tronco piegato in avanti sono spesso le cause scatenanti il formarsi di un’ernia lombare.
A secondo dell’interessamento di una radice nervosa o di un’altra, possono presentarsi differenti irradiazioni che riguardano la distribuzione del dolore dell’arto interessato, l’alterazione della sensibilità, i riflessi e la forza muscolare. Inoltre i sintomi dolorosi possono accentuarsi con la tosse, lo starnuto e ogni forma di aumento della pressione addominale.
I movimenti lombari sono alterati e la muscolatura è contratta. Nell’esame clinico il sollevamento della gamba tesa (test di Lasègue) con paziente supino è positivo e l’esame neurologico dimostra una alterazione della sensibilità, una diminuzione dei riflessi e spesso della forza muscolare.
Il sospetto clinico di ernia discale deve essere confermato da una Risonanza Magnetica o da una Tomografia Computerizzata. La strategia terapeutica è almeno all’inizio conservativa e si avvale del riposo, uso di un corsetto semirigido lombosacrale, terapia medica (antidolorifici e miorilassanti) e in un secondo tempo, terapia riabilitativa (trazioni leggere, elettroterapia antalgica, ecc.) Solitamente in quattro, sei settimane si riesce a recuperare una discreta efficienza fisica che deve essere mantenuta con esercizi specifici di ginnastica segmentaria e nuoto.
Nei casi senza miglioramenti clinici o nei casi che recidivano repentinamente è consigliabile ricorrere all’intervento chirurgico. Il recupero dopo trattamento chirurgico avviene solitamente in due, tre mesi e i risultati a medio, lungo termine sono buoni nella maggioranza dei casi.


Fonte: traumasport.net

Autore: Dr. Volpi

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