Medicina — 08 ottobre 2004

Il termine anemia definisce un quadro clinico-laboratoristico caratterizzato da una riduzione della concentrazione di emoglobina (Hb) nel sangue periferico.L’anemia rappresenta un complesso ed articolato capitolo della patologia ematologica e può essere classificata in base alla causa che la determina in quattro gruppi:


1)      Ridotta formazione di eritroblasti (cellule che rappresentano i precursori midollari dei globuli rossi).
Esempi: leucemie, aplasie midollari etc..


2)      Ridotta formazione di eritrociti (globuli rossi) per eritropoiesi inefficace
Esempi: B-talassemia conclamata (forma omozigote), anemia perniciosa (carenza di VitB12), etc..


3)      Ridotta formazione di emoglobina.
Esempi: carenza di ferro (anemia sideropriva), B-talassemia eterozigote, carenza di folati etc..


4)      Marcata riduzione della vita dei globuli rossi (emolisi: distruzione prematura dei GR).
Esempi:  alterazioni strutturali del globulo rosso (sferocitosi, ellissocitosi, etc..), emolisi immunitaria (anemie emolitiche immuni), emolisi meccanica.


 Le cause che determinano un  quadro di anemia nell’atleta sono essenzialmente riconducibili al terzo e quarto gruppo, ovvero sono rappresentate da anemie da carenza di ferro ed anemie da emolisi meccanica. Si riscontrano non solo negli sportivi evoluti, ma anche tra gli amatori per i frequenti carichi di lavori che al giorno d’oggi questi atleti  tendono a sostenere.
Vale la pena sottolineare che vista la complessità delle cause determinanti l’anemia è sempre ragionevole consultare il proprio medico di fiducia prima di un’impropria assunzione di ferro per os oppure endovena.


Anemia da carenza di ferro


Il ferro è un elemento essenziale dell’emoglobina, una molecola contenuta nei globuli rossi, dove svolge la vitale funzione di legare l’ossigeno (assorbito dall’aria che respiriamo) e trasportarlo in  tutte le parti del nostro organismo.
Se il ferro è carente, il nostro organismo produce globuli rossi che contengono meno emoglobina, con il risultato che il corpo deve lavorare di più per trasportare l’ossigeno necessario. Questo lavoro extra induce sensazioni di stanchezza e di facile affaticamento anche per sforzi insignificanti. Sono questi i sintomi di un’anemia incipiente.
La dotazione marziale di ferro dell’organismo nell’adulto varia dai 3 ai 5 grammi ed è in rapporto al peso corporeo ed al sesso; circa i due terzi del ferro si trovano nel sangue, il resto è contenuto nel fegato, nella milza e nel midollo come deposito di ferro, da dove viene mobilizzato quando il ferro contenuto nell’alimentazione è insufficiente.
In condizioni fisiologiche esiste un equilibrio tra l’assorbimento giornaliero di ferro, dovuto all’apporto alimentare, e le perdite giornaliere. Queste si verificano nelle feci per mezzo dell’esfoliazione delle cellule gastrointestinali (circa 0.5 mg al giorno), con il sudore  per la desquamazione delle cellule epiteliali della cute, con la bile e con le urine. Nella donna il flusso mestruale costituisce una quota importante della perita di ferro. L’uomo adulto e la femmina non mestruata perdono circa 1 mg di ferro al giorno, la donna in età fertile ne perde quasi il doppio; ogni mestruazione comporta la perdita di circa 20-40 mg di ferro.
Il fabbisogno giornaliero di ferro è di circa 1 mg nell’uomo adulto e nella donna in menopausa e di circa 2 mg nella donna in età fertile; questo valore sale ulteriormente nell’infanzia e nella donna in gravidanza e durante l’allattamento.
Uno stato ferro carenziale nell’atleta si può verificare quando le perdite giornaliere non vengono compensate da un adeguato introito alimentare. Il nostro organismo in media assorbe il 10% del ferro introdotto con l’alimentazione. Questa percentuale può ovviamente aumentare se c’e’ un’aumentato fabbisogno (vedi gravidanza, allattamento, infanzia) oppure se si è instaurato una carenza di ferro (aumentata richiesta).
Numerosi fattori  influenzano l’assorbimento intestinale del ferro; primo tra tutti la qualità del ferro introdotto. Alimenti come  la carne ed il pesce contengono ferro-emico (fe++), che viene facilmente e rapidamente assorbito nell’intestino. Al contrario, il ferro-non emico (fe+++), contenuto nei vegetali, viene assorbito solo in minima parte. E’ questo il motivo per cui l’atleta dovrebbe assumere carne e pesce e non sostituire l’apporto di questi alimenti con i legumi, i cereali e la verdura.
Una corretta alimentazione, con adeguato apporto di ferro, è un fattore determinante all’insorgenza di un’anemia sideropriva specialmente nell’atleta che pratica sport di resistenza. In questi casi il fabbisogno giornaliero di ferro è significativamente maggiore rispetto all’individuo sedentario. Non è rara consuetudine tra gli atleti consumare pochi alimenti ricchi di ferro (carne e pesce), privilegiando alimenti ricchi di carboidrati (pane, pasta, riso etc).


 Esistono diversi stadi dell’anemia ferrocarenziale:


Stadio I (pre-latente). In un primo momento il bilancio negativo del ferro determina solamente una riduzione delle riserve nel fegato, nella milza e nel midollo osseo; le perdite sono superiori all’assorbimento. Questo maggior consumo del ferro di riserva viene evidenziato da una riduzione della ferritina, proteina deputata all’accumulo del ferro.


Stadio II (latente). Nella fase successiva oltre all’abbassamento delle riserve di ferro si verifica anche una diminuzione del ferro nel sangue  (riduzione della siederemia). In questa fase i valori di emoglobina rientrano ancora nel range della normalità e l’atleta comincia ad accusare i primi sintomi di stanchezza solamente dopo intense sedute di allenamento.


Stadio III (conclamato). E’ lo stato di anemia vero e proprio caratterizzato dall’abbassamento dell’emoglobina. L’atleta soffre molto anche nel sostenere ritmi di allenamento che in altri momenti erano per lui di ordinaria amministrazione. Inoltre, si fa molta fatica a recuperare le sedute di allenamento; durante la giornata è presente uno stato di astenia generalizzato ed un persistente indolenzimento muscolare. L’intensità dell’astenia è direttamente proporzionale al grado di anemia: più basso è il valore di emoglobina, maggiore è il grado di affaticamento.
La comparsa di un’inspiegabile stato di affaticamento muscolare o un improvviso calo di forma non motivato dai carichi di lavoro devono sempre indurre nell’atleta il sospetto che ci si possa trovare di fronte ad un’anemia sideropriva nelle sue diverse fasi.
Un prelievo di sangue con esame emocromocitometrico, sideremia, ferritinemia e transferrinemia potranno indirizzare la diagnosi (valori normali riportati in tabella).


                                                Uomini                                       Donne


Globuli rossi:                             4.5-6 milioni                                4.2-5.4 milioni


Emoglobina (g/dl)                     4-16.5                                         12-14.5


Sideremia (Microgr/dl)              60-160                                        40-150


Ferritinemia (ng/dl)                    15-200                                        12-150


Transferrinemia (mg/dl)             200-320                                      200-320


Ematocrito                                40-50                                          37-47


Volume corpuscolare medio      80-94                                          80-94


(MCV)


 


E’ preferibile ricorrere a questi controlli ogni 3-6 mesi. I periodi più importanti sono:


         la primavera (marzo),


         inizio estate (giugno)


          fine estate (ottobre).


A marzo è importante, specie nell’atleta evoluto che pianifica la preparazione invernale, perché si viene da un periodo di consistente carico. A giugno è importante conoscere il proprio stato prima di cominciare la stagione estiva che sarà sempre calda; essere al limite in questo periodo significa rischiare un’anemia nel corso dell’estate. L’intensa sudorazione che avviene durante il caldo estivo comporta una maggiore perdita di ferro, specie nelle sedute di corsa molto lunghe. A settembre-ottobre è utile verificare quanto sono costati gli sforzi degli allenamenti estivi fatti con il gran caldo, prima di cominciare la preparazione specifica per una maratona invernale.
Se gli esami di laboratorio documentano una carenza di ferro al I stadio (riduzione della ferritina), la prima cosa da fare è aumentare l’apporto di ferro con l’alimentazione. Come già menzionato sopra è bene preferire gli alimenti che contengono ferro-emico (carne e pesce) a scapito di quelli con ferro non emico (vegetali). Alcune sostanze, come già detto prima, favoriscono l’assorbimento del ferro. L’acido ascorbico (vitamina C) migliora l’utilizzazione del ferro non emico trasformandolo in una forma più facilmente assorbibile. Quando si consumano alimenti ricchi di ferro non eme, come legumi, cereali e verdure è possibile incrementare la percentuale di assorbimento di ferro, se questi vengono combinati con alimenti ricchi di vitamina C, come pomodori, peperoni, agrumi, kiwi, etc. La tradizione di mangiare gli spinaci conditi con succo di limone ha un valido fondamento scientifico. Per la stessa ragione è utile mangiare a fine pasto la frutta.
Alcuni allenamenti addirittura riducono l’assorbimento del ferro. Mi riferisco alle sedute anaerobiche. Questi allenamenti determinano una condizione di acidità sierica, saturando l’attività della transferrina ed allo stesso tempo comportando una riduzione dell’assorbimento intestinale di ferro. Gli atleti in condizioni di anemia non devono svolgere sedute di allenamento ad alta intensità, prossima o superiore alla soglia anaerobica(vedi le ripeute brevi tirate).
Si può discutere se in fase di anemia prelatente occorre supplementare l’alimentazione con farmaci a base di ferro, assunti solamente dietro consiglio del proprio medico e nei casi necessari.
Quando lo stato di anemia è manifesto e si vuole avere una più rapida e consistente ripresa dei livelli di emoglobina si deve ricorrere, sempre dopo consiglio medico, alla somministrazione endovenosa di ferro a dosaggio adeguato (valore calcolato in base al deficit di ferro ed al valore di emoglobina). Nel giro di due settimane si assiste ad un aumento del numero di globuli rossi e del contenuto emoglobinico corpuscolare medio. La correzione completa si raggiunge nel giro di 6-8 settimane.


 


Anemie da emolisi meccanica


Si verificano nell’atleta in seguito ad un aumentato carico di allenamento o durante una competizione particolarmente lunga come una 100Km. L’elevato chilometraggio fa sì che vengono distrutti molti globuli rossi, mentre l’organismo non è pronto a produrne in maniera sufficiente.
La distruzione dei globuli rossi consegue ai ripetuti traumi per l’impatto dei piedi con il terreno. Infatti durante la fase di appoggio del piede a terra, parte dei globuli rossi che si trovano nei capillari della pianta del piede vengono distrutti “per schiacciamento”(emolisi meccanica). Quanto maggiore è il numero di chilometri e quanto più accidentato è il percorso, tanto maggiore è la distruzione dei GR. L’emoglobina liberata dalla distruzione dei GR viene catturata da una proteina del plasma, l’aptoglobina, che la trasporta alla milza, dove il ferro viene riutilizzato. Se la distruzione dei GR è massiva, come può accadere in gare lunghissime, il meccanismo di riciclo non è adeguato e l’emoglobina viene persa con le urine.
Tutte le volte che si sottopone il proprio organismo ad un improvviso aumento del carico di lavoro, il midollo osseo, sede della produzione di GR, non riesce a far fronte all’aumentata richiesta e si instaura uno stato anemico. L’anemia che consegue ad emolisi meccanica da corsa prolungata è in genere acuta e si instaura rapidamente.

Autore: Maurizio Mastrorilli

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