Cronaca — 12 aprile 2007

Le 4 e mezzo. La cena di ieri sera con il Fiaschi, le Razzolini e Mastrolia è stata leggera, come si conviene prima di una maratona, ma forse non dovevo raddoppiare l’amatriciana. Va bene incamerare carboidrati  ma una pomarolina sarebbe andata meglio. Mi alzo rintronato e con una boccaccia impastata che sa di cane morto alla ricerca, nel mio tipico  bailamme in camera, della bottiglia dell’acqua ristoratrice. Poi dormirei ancora un’oretta ma sento che le macchine sulla provinciale  fanno un verso che non mi piace: Ssscccc.. Sssscccc.. Apro e… Orcal’oca!!! Piove di brutto! Ed anche a tempesta!! Lo dicevo ieri a Rosa, nella luce del suggestivo tramonto in coda al malefico passante di Mestre, che il tempo faceva culaia. Niente da fare! Neanche alla 4° edizione la maratona di Treviso non ne vuol sapere di svolgersi col bel tempo. Pazienza, non sarà ne la prima ne l’ultima che corro sotto l’acqua, la neve, il vento. già due settimane fa a Ferrara un tramontano infido ci ha soffiato nel grugno dal 28° in poi: una goduria. C’è solo una cosa che mi preoccupa: a Vittorio Veneto dovremo aspettare quasi 2 ore la partenza e non si prospetta un’attesa piacevole.


Va bon! Ora torno a letto a sfruttare un’altra oretta di sonno, ci pensiamo alle 6,. .E alle 6 e mezzo a colazione ci pensiamo un po’ tutti. Un mezzo nubifragio ci ammolla come pucìni solo per salire nelle macchine che ci portano alla partenza dei pullman. Una bella ragazza, Sabrina mi pare,  amica di Fabio Fiaschi e Simone ci accompagna con una 306 da rally e  guidando da rally! Al punto che, dopo un paio di richieste garbate, passo  al ricatto: o guida piano o dovrà spendere un patrimonio per bonificare se stessa e l’abitacolo dal minestrone di colazione e succhi gastrici che incipiente bussa alle porte del mio esofago.


Nel mentre saliamo sull’ultimo dei 30 pullman navetta, verso nord il tempo  sembra meno fetente.  Non è un impressione, infatti a Vittorio Veneto va molto meglio al punto che esce anche un timido solicino. Le stime del’organizzazione parlavano di un tutto esaurito di concorrenti ed effettivamente c’è un gran pienone.I servizi pregara funzionano abbastanza bene ma difettano un po’ di spazi per l’accesso alle partenze e di coordinazione del personale. Cercando il posto dove si possono lasciare le boccette dei ristori personali, vari addetti mi rimbalzano in su e giù per tutta la zona, alla fine chiedo anche a Brighenti che mi risponde “resta con noi!pubblicità“- “ma  te lo vai.”. Vago come uno jo-jo fino a rendermi conto che questo utilissimo servizio evidentemente non c’è proprio, alla fine ci rinuncio e  butto miseramente le mie brodaglie in un cassonetto tenendomene solo un po’ per la partenza. Anche ad Elena Jaccheri, mi racconterà lei, hanno fatto un lacchezzo mica da ridere: aveva il pettorale n° 20 nero, ma il  nero, giustamente, delle top runners (ha 2,56 in maratona e oggi arriverà settima!), invece uno zelante addetto non ha voluto  sentire storie e la voleva relegare in terza gabbia con gli altri vil  podisti dai 3,30 in su. Morale: alla fine il carattere di Crudelia e di  suo marito Stefano( un bel vitello, si direbbe.) hanno portato a più miti consigli il troppo diligente omarino.  Tra il baccano degli elicotteri e gli urlacci di Brighenti alle 9,45 si parte. La maratona scorre, tutto sommato, veloce e riesco a tenere un buon  passo. Mastrolia (l’indiano) fa il Pacer delle 3,15 e sarebbe un bel risultato stare nel suo gruppo, anche se oggi mi accontenterei di un 3,20.


> Ho ancora Ferrara da smaltire e non voglio finire come al solito con un’ultima parte con tempi assurdi al km.


Il percorso è effettivamente veloce ed oggi abbiamo anche il vento a  favore che però ci ghiaccia il groppone e ci fa piovere addosso i semini dei platani con pericolo per gli occhi soprattutto per chi, come me, porta le lenti a contatto. Al 10° in quel di Conegliano passo in 45’e alla mezza in 1,35. Troppo forte, penso, se continuo così tra un po’ faccio il solito busso. Invece reggo ancora bene ed è un piacere correre senza nemmeno una macchina, pochissime biciclette e, da ora in poi anche con un bel pubblico, Dopo Susegana c’è il suggestivo passaggio sul ponte sul Piave adornato di bandiere ma un po’ troppo silenzioso. Ci sarebbe stata bene una fanfara dei bersaglieri o un bel Fratelli d’Italia, ci pensino gli organizzatori per l’edizione del centenario quanto qui confluiranno ben tre maratone.  Siamo partiti col sole ma, avvicinandoci a Treviso, piano piano le nuvole si addensano sempre più e la temperatura cala. Proseguo ancora con un passo soddisfacente prendendo al volo dai  ristori frutta secca, the e sali. poi al 30° prendo la mia barretta e del  ribosio. Il percorso è sì veloce e bello, la Marca Trevigiana è una delle  più belle campagne d’Europa, ma con lunghissimi rettilinei conseguentemente un po’ monotoni anche se sono poi questi che lo rendono veloce. Mancano pochi chilometri e siamo già nella periferia di Treviso, ora cominciano a farsi sentire le gambe e la media logicamente sale ma, come  succede a me, così capita anche a quasi tutti gli altri e non perdo tante  posizioni, Cominciano anche a farsi sentire alcune gocce di pioggia che mi  spingono a trovare qualche energia residua per fare presto e non prendersi  l’acquazzone che, a giudicare dal cielo nero che avanza, non aspetta certo  i comodi dei maratoneti.  Gli ultimi 2 km sono un bel giro turistico tra vie, portici e canali del centro storico che riesco, nonostante ora sia veramente cotto, ad  apprezzare proponendomi di venirlo poi a visitare con calma.  Si torna fuori delle mura e finalmente, col solito allungo, finisco la mia fatica con un apprezzabile 3,13,31 che proprio non mi aspettavo. Una parte del merito, permettetemelo, me la prendo io che nei giorni passati mi sono messo finalmente a lavorare seriamente, ma ammetto che un buon aiuto lo si  Ã¨ avuto sicuramente dal percorso filante e dal vento che ha voluto  saldarmi il debito di Ferrara soffiando quasi sempre alle spalle.  Prendo la medaglia, il telo termico ed aspetto il Nobile Indiano  “Corrolungo” pacer delle 3h,15.Ma siamo già ai 3,15.e 16.17. uè.allora?? C’è Sonia, la sua morosa, in doppia attesa sia del pennuto che, scusa Angelo ma ne converrai, di quella più bella ed importante di un bebè.  “Angelo era un po’ in crisi” mi dice, ed ecco infatti il copricapo caratteristico con sotto un paonazzo Mastrolia sbuffante come una locomotiva. “Boiacan! uff…uff… A’sòn stiupà, non respiravo micca!
Uff.”Va bene, va bene! Tranquillo che andrà meglio a Vercelli quando faremo assieme le lepri delle 3,30 e porta le penne anche per me altrimenti mi metto la divisa del generale Custer e se non viaggi ti tiro con lo schioppo! Naturalmente auguri per tutti e tre e questo bimbetto fatelo nascere con la bandiera della pace e non con le pitture di guerra. Ok! Andiamo al ristoro sotto un tendone proprio mentre arriva il  primo squarascio di acqua. Che culo! Due minuti in più e ce la beccavamo  tutta, come succederà a quelli dalle 3h,30 in poi. Sui tavoloni non c’è  niente di straordinario e particolare ma si trova quel che serve alla fine  di una maratona tosta e freddina: the caldo, acqua, sali, biscotti, frutta  e panettone. Altro in fondo non serve tanto poi, dopo una doccia (manco a dirlo freddina) ed una ressa indescrivibile mezza dentro e mezza fuori un altro tendone, c’è inclusa la gnoccata ( di gnocchi.). Bene! Fine anche della mia 60°G.F. Se vogliamo dare un voto a tutto l’amba aradan trevigiano possiamo dare un 7. Bello e veloce il percorso senza  traffico, regolari e forniti i ristori e gli spugnaggi, gli accessori (  musica,pubblico, coreografie.) c’erano quasi tutti, l’expo anche se un po’ristretto è stato ricco ed interessante con vari stand di prossime maratone e quasi tutto il resto dei servizi post gara erano al coperto. Le pecche riguardano, come detto, le poche informazioni e l’eccessivo zelo degli addetti che, ad esempio, una volta usciti dal tendone del ristoro, non ti ci facevano tornare indietro, salvo mostrare i denti più di loro. E poi.non vedo cosa ci incastri, il sabato, il fare le multe per sosta vietata alle macchine dei maratoneti parcheggiate nell’apposito (almeno tutti pensavano lo fosse) parcheggio dietro l’expo! Bha. Il tatto e la sensibilità dei comuni e dei loro tutori della legge è uguale a tutte le latitudini! Al ritorno io e Rosa facciamo un salto a vedere dov’è l’aereoporto. Fra tre settimane prenderemo un lowcost con rotta per Parigi. Lì non penso che  migliorerò il mio 3,13 di oggi: ho un pettorale assurdamente alto e  partirò nel bel mezzo del mucchione selvaggio. Allora.ce la godremo con  relativa calma!


 Gambebuone a tutti! Raffaele Carli, G.P. CAI Pistoia

Autore: Raffaele Carli

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