Cronaca — 22 gennaio 2007

Roma 21 Gennaio, Quanto tempo abbiamo? Per una volta non si tratta solo di parziali o personali, infatti, ma di un contenitore sufficientemente capiente per ospitare il resoconto, che non può essere sintetico, di un capolavoro chiamato Corsa di Miguel.
Il nocciolo è la contraddizione insanabile fra velocità del percorso, che farebbe uscire dal guscio anche il podista più lumaca, e la densità di ogni metro romano che, contrariamente, incolla al terreno. Un delicato equilibrio che è il vero omaggio degli organizzatori a Miguel Sanchez, poeta e podista venticinquenne, desaparecido negli anni del terrore argentino. Un ricordo che sta nel respiro di Roma, viva e gioiosa come Miguel, nella loro moderna poeticità, nel messaggio di pace e libertà che lo sport è capace di diffondere.
Il Giro dei Ponti, questo il nome che tradizionalmente i podisti romani danno al percorso, parte da Via dei Campi Sportivi e corre la storia dei circoli remieri, del polo, del rugby, del tennis e di un’indimenticata olimpiade romana. Non è una passerella, un formale ed occasionale offrirsi della città, è condivisione del podismo capitolino; quasi un’ospitata per un qualsiasi allenamento domenicale ‘facciamo il giro di Miguel?’ (come si sente ormai sempre più spesso) siamo solo in compagnia di altre 4500 persone che parlano, ridono, scherzano come se la competizione non esistesse (e per tanti non esiste).
Il Tevere è la trama del Giro dei Ponti; lo si corteggia e costeggia, poi attraversa, quasi lo si tocca quando si arriva alla ciclabile che isola dal fragore della città, ovatta la corsa al punto da potersi concentrare su ogni singola battuta dei piedi. Fiero protagonista è Ponte Milvio, il ponte Mollo, il più antico dei ponti sul Tevere ancora in piedi, lo si attraversa lasciandosi alle spalle la torretta del Valadier e, guardando l’eterno fiume più ‘selvaggio’nelle sue rapide, ci si lancia nella parte conclusiva della Carrera. Il tempo di segnare il tempo, grazie all’ultimo dei ‘dolci’ cartelli chilometrici disegnati da Mauro Biani ed appaiono le aquile dello stadio Paolo Rosi, il cronista che salutò il trionfo di Bordin a Seul 88.
All’ingresso sulla pista di atletica restano da percorrere circa 300 metri si vola e si sogna: un personale, la libertà, la pace, la giustizia, l’amore per Miguel e per tutti i desaparecidos di sempre!


 


La Cronaca
Alla IX edizione della Corsa di Miguel, la gara nata nel 1999 con 350 atleti alla partenza, e divenuta negli anni appuntamento imperdibile del fondo italiano, con le ultime tre edizioni costantemente a segnare il record italiano di partecipanti sulla distanza (3356 i classificati quest’anno), le premesse per un appuntamento da incorniciare ci sono tutte: percorso velocissimo, temperatura e terreno ottimale, ‘parco atleti’ di prim’ordine con lo squadrone delle Fiamme Gialle e tutti i gruppi sportivi militari in grande spolvero.
Già dallo start la corsa appare segnata. Cosimo Caliandro (Fiamme Gialle), mantenendo la promessa fatta dopo il secondo posto dello scorso anno, tenta da subito il riscatto imponendo un ritmo elevatissimo. In pochi riescono a tenere il passo, Caliandro non sembra faticare e controlla gli avversari. Prima di metà gara rimangono in sei al comando: Caliandro, Simionato, Ingargiola, La Bella, Iannelli e Floriani.
Risolutiva, però, è la penultima accelerazione di Caliandro su ponte Milvio; a questo punto solo Simionato (C.S. Aeronautica) riesce a stargli dietro. L’ultima zampata del finanziere a poco più di un chilometro dal Paolo Rosi quando, dando fondo a tutte le energie, e si invola  verso il traguardo arrestando il cronometro a 30’02” e stabilendo il nuovo primato della gara. Secondo Simionato in 30’16”, terzo Francesco Ingargiola (Fiamme Gialle) in 30’19”.
Fra le donne bellissima la gara di Angela Rinicella (C.S. Esercito) che come Caliandro godeva dei favori del pronostico, impeccabile nello stile e regolarissima, precede Hanane Janat (GS Dilettanti Cologna) 36.50 e Tauria Samiri (Atl. LAGOS) 38.45.
Paura nello stadio Paolo Rosi quando, preceduto da uno scricchiolio ammonitore, si è schiantato al suolo uno dei grandi pini che si trovano nell’impianto, presumibilmente per un cedimento delle radici; per fortuna nessun ferito, salta solo la cerimonia delle premiazioni.
Tra i top runners alla partenza il molisano Stefano Ciallella (Fiamme Azzurre). In un crescendo di condizione, testimoniato dalle belle prestazioni delle passate settimane, Ciallella era pronto ad un risultato di prestigio. A ridosso del gruppo di testa si difende ottimamente, ma al sesto chilometro un risentimento al polpaccio gli impedisce di reggere il ritmo forsennato (da meno di 3’al Km) imposto da Caliandro e girando in ‘scioltezza’ sul piede dei 3’20” chiude sedicesimo.


In casa Atletica Vernafro
Compagine rimaneggiata quella bianconera (rimedio così al lapsus cromatico dello scorso articolo) in trasferta nella Capitale. A difendere l’onore molisano due campani (magie dello sport): Domenico Giangrande ed il sottoscritto.
A Domenico va un grazie per avermi regalato una lezione di vita nel tempo del nostro viaggio di rientro nel suo stupore fra i 4500 di Via dei Campi Sportivi immediato è il ricordo della scena di Guardie e Ladri (girata nella medesima, quasi irriconoscibile via) in cui Fabrizi, nel mitico inseguimento, grida a Totò: ‘Ma guarda dove c’ha portato!’
Grazie a Silvia ed lario per la loro cortesia, saluti a tutti i PodistiDoc and happy Run!


 


 

Autore: Diego Di Salvo

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