Alimentazione — 29 aprile 2005


Dal momento che i lumi dovrebbero giungerVi da due eminenti personalità come Pizzolato , apprezzatissimo maratoneta, e dal dottor Mastrorilli,  ritenendo opportuno richiamare l’attenzione del lettore oltre che sugli allenamenti suggeriti da Pizzolato e dalla fisiologia resa nota dall’eminente Mastrorilli lo scrivente Vi chiede di portare a conoscenza  tutti i comuni mortali che hanno un approccio veloce e rapido con le vostre rubriche come e quanto importante sia l’intervento dell’insulina nella regolarizzazione del metabolismo e quali importanti conseguenze possa avere tale intervento sul fattore peso
Il peso, infatti, è un limitatore della prestazione soprattutto in maratona e importanza notevole desta nei podisti amatori il controllo del peso e una dieta equilibrata ed energetica.
Le indicazioni alimentari recenti si ispirano alla cosiddetta “dieta a zona” dove le calorie dovrebero essere fornite nelle seguenti proporzioni:


40% da carboidrati


30% da proteine


30%  da grassi


e finora siamo tutti d’accordo . Siamo sicuramente informati che i fabbisogni glicidici in chi si accinge a correre una maratona devono essere forniti dai grassi, che gli allenamenti per la LAP (potenza lipidica)maggiore fonte energetica per la maratona vengono dalle riserve lipidiche devono essere fatti correndo a digiuno al mattino per almeno 40 min. e a questo punto viene suggerito ancora il piatto di pasta al mattino prima di correre la maratona , ma è necessario riportare l’attenzione del lettore sul meccanismo d’azione dell’ormone insulina.


Per l’amatore conta di più il controllo del peso che l’allenamento


l’innalzamento della glicemia innesca il meccanismo insulinico con conseguente ipoglicemia secondaria,si blocca il rilascio del glicogeno depositato e la mobilitazione dei grassi. insomma il podista ha meno carburante a disposizione dal momento che si sta provvedendo a gestire i carboidrati che stanno per arrivare.


Insulina e controllo del peso corporeo

1)  l’ingestione di cibo è seguita da un innalzamento del livello glicemico cui segue una secrezione di insulina da parte del pancreas per metabolizzare il glucosio. Il livello ematico di insulina cresce e agisce direttamente stimolando i recettori insulinici di una porzione dell’ipotalamo detta centro della sazietà  che comunica al cervello un segnale di sazietà, impedendo una ulteriore ingestione di cibo. L’insulino-resistenza, insensibilità del recettore insulinico, impedisce la trasmissione di questo messaggio.

2) Frequentemente in molte persone si riscontra un desiderio ossessivo di carboidrati  spesso collegato a disordini psicologici che si manifestano generalmente con depressione caratterizzata da andamento ciclico circadiano ( disturbi affettivi stagionali). La regolazione del desiderio di carboidrati e del tono dell’umore è direttamente controllata dalla serotonina sintetizzata nel cervello a partire dal triptofano, il cui passaggio nel S.N.C. è insulino-dipendente. In condizioni normali un aumento di insulinemia dovuto ad un pasto ricco di carboidrati favorisce la penetrazione di triptofano nel S.N.C. e un conseguente incremento nella sintesi di serotonina che si manifesta con soppressione del desiderio di carboidrati e miglioramento del tono dell’umore. Nell’insulino-resistenza questo meccanismo risulta deficitario e l’organismo continua a richiedere carboidrati col risultato di una eccessiva ingestione di calorie.

3) La ghiandola tiroide è spesso chiamata in causa in certi tipi di obesità. Gli ormoni che essa produce regolano le calorie che l’organismo deve bruciare semplicemente per il mantenimento della vita (metabolismo basale), favoriscono la mobilizzazione delle riserve di grasso per trasformarlo in energia e stimolano la produzione di grasso bruno che attraverso l’ossidazione produce energia. Le ultime due azioni tuttavia non sono legate tanto alla tiroxina (T4), principale ormone secreto dalla tiroide nel sangue, quanto alla triiodotironina (T3) nella quale il T4 è convertito nei tessuti periferici. L’innalzamento dell’insulinemia seguente all’ingestione di carboidrati favorisce tale trasformazione: l’insulino-resistenza blocca questo meccanismo naturale. Pertanto una dieta ipocalorica, soprattutto se a basso contenuto di carboidrati, frena ulteriormente la conversione di T4 in T3 compromettendo il risultato della dieta stessa poichè i grassi accumulati non vengono mobilitati nè bruciati.

4) L’azione anabolizzante dell’insulina è di primaria importanza. Una normale risposta al suo stimolo favorisce la sintesi proteica soprattutto nel tessuto muscolare. Le sue cellule diventano invece particolarmente insensibili nell’insulino-resistenza per cui è possibile che durante il dimagrimento (in seguito ad una dieta ipocalorica) venga persa non solo massa adiposa ma anche una discreta parte di massa muscolare magra. Poichè quest’ultima consuma una grossa quantità di calorie la sua diminuzione provoca un eccesso di calorie inutilizzate ai fini energetici predisponendo ad un nuovo accumulo di grasso (grasso rebound).
Si suggerisce ,pertanto,che anzich̬ abuffarsi di pasta ,vedasi pasta Рparty e vicini ci si limiti ad introdurreortaggi, verdure, legumi, frutta e cereali integrali.Da evitare olio e burro salumi, latte intero, formaggi grassi, uova, bevande dolci e soprattutto zollette di zucchero largamente dispensate i ristori durante la maratona.
Nell’auspicio che questa raccolta di informazione possa essere un punto di partenza per eventuali discussioni e approfondimenti.

 

Autore: Antonello Lommito

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