Maratone e altro slide — 14 maggio 2013

“Un pensiero per Ottavio Missoni, grande campione e grande uomo”

 

Praha
image002La “Città d’Oro” come ogni anno ha aperto le sue porte magiche alle imprese ma soprattutto all’ammirazione dei podisti di tutto il mondo,
La magia di questa straordinaria città risiede non solo nella sua architettura, che è splendida, ma anche e soprattutto nella sua storia, che si intreccia con quella dell’Umanità tutta ad ogni piè sospinto. Così può capitarvi di visitare la piccola casa di Kafka, e poi, appena girato l’angolo, vi faranno vedere le finestre da cui vennere gettati gli ambasciatori dell’Imperatore d’Austria, che vennero così defenestrati.
Oppure mangerete in un ricco e moderno ristorante in cima al Parco Fucik, dopo aver compiuto una rapida escursione negli storici sotterranei della città vecchia. Oppure… impossibile descrivere tutto, o anche solo accennare!
Ma il lato magico di Praha che preferisco è quelle che scaturisce dalle sue storie secentesche, ed in specie quelle che riguardano il Rabbi Eliphas Levi. Era costui l’unico uomo al mondo che conosceva tutti i nomi di Dio e li scrisse sopra un foglietto. Un giorno, volendo avere al suo servizio un servitore fedele, modellò una statua d’argilla in forma di uomo. Poi mise il foglietto nella sua bocca ed il Golem si animò. Finì male, ma la leggenda continua ad attirare migliaia di curiosi.
Vorrei un giorno vedere passare la maratona di Praha, magari affacciandomi sull’uscio di una birreria famosa, come U image004Fleku, e salutare i corridori.
Mi limito però ad informare che si è trattato di una bella gara, numerosa ma non troppo, molto dignitosa in perfetto stile mittleruropeo, che ha salutato le vittorie di Nicholas Kemboi (2:08.51), davanti a Girmay Birhanu (2:09.30), Patrick Terer 2:10.10, Albert Matebor 2:10.56 ed altri circa 6000 atleti.
Le prime donne sono state Caroline Rotich, prima dopo 2:27.00 di corsa. davanti a Philes Moraa Ongori 2.28.53, Ehitu Kiros 2:30.02 e Tatyana Aryasova 2:32.24
Il primo europeo è stato lo spagnolo Eliseo Martin, 11^ in 2:20.37

 

Kassel, Mainz

Solita manciata di buone maratone tedesche anche questa settimana. Quella di Kassel, più qualitativa, si è risolta con la vittoria di Hosea Kiplagat in 2:15.21, davanti a Felix Kipkorir in 2:15.41 mentre al femminile ha vinto Boku Zerfe Worku in 2:38.40
Più partecipata la maratona di Mainz, intitolata ai fratelli Gutemberg inventori della stampa, vinta da Tola Bane Edea in 2:11.17 e da Valery Jemeli Aiyabel in 2:39.44 davanti a 1300 corridori

 

Skopje

Nello sfacelo della ex-Jugoslavia, una delle repubbliche che ne sono nate è la negletta Macedonia, isolata fra le montagne, osteggiata dalla Grecia per via della sua bandiera, poco amata dalla Serbia.
La sua capitale Skopje fu vittima anni fa di un disastroso terremoto, ma la posizione geografica infelice ha fatto forse ancora più danni.
Un cenno di vita da quelle terre ci giunge dalla maratona di Skopje, segno se non altro di vitalità. Wycliffe Biwott è stato il keniano di turno, primo in 2:21.56 e la sua connazionale Carol Kipruto lo ha bissato al femminile in 2:49.39

 

Providence, Nashville

image006Per un vecchio lettore di racconti “gotici” il nome della città di Providence, nel Rhode Island, è indissolubilmente legato a quello della geniale scrittura di HP Lovecraft ed alla lettura delle sue “Montagne della Follia” o del “Richiamo di Cthulhu”, in compagnia dell’arabo pazzo Abdul Alhazred e del suo Necronomicon, il libro dei segreti più sconvolgenti, che non venne mai scritto.
Ma la cittadina esiste davvero, ed è un centro vivace ed attivo, dove si corre anche una maratona, la cui edizione di quest’anno si è svolta la domenica passata. 1242 arrivati hanno salutato la vittoria di  Christopher Zablocki in 2:28.32 e di Katie Moulton in 2:53.47
Per una volta, Colui che Sussurra nel Buio ha riposato!

 

Steenbergen 24 ore: magre soddisfazioni azzurre

image007Le conseguenze di Katowice dello scorso annio si sono fatte ancora sentire quest’anno nella vicina Olanda, in quel di Steenbergen, dove si è corso il mondiale 2013 delle 24 ore
L’insistenza della IAU a far disputare questo campionato ogni anno produce danni a tutto il movimento, impoverendo il campionato stesso ogni anno di più, fino ad arrivare anche a qualche “salto” organizzativo che non è certo prova di grande efficienza e di intuito dirigenziale.
Stabilire una semplice alternanza annuale fra 100km e 24 ore, sarebbe provvedimento semplice e logico, e forse potrebbe contribuire a ridare ossigeno ad una discplina che appare via via più agonizzante.
Fatto sta che quest’anno al mondiale non si è presentato il campione uscente (l’americano Morton) il che la dice lunga.
Fra le squadre, d’altra parte, è da registare il calo di vocazioni in alcune squadre, un tempo dominatrici fino a pochi anni orsono ed ora piutttosto decadute, nonchè la veneranda età media della squadra russa. Inoltre il Sud-Africa, offertosi come organizzatore supplente del mondiale dei 100km, ha pensato bene di non presentarsi…!
D’altra parte notiamo che, Europa a parte, il “resto del mondo” era rappresentato solo da Usa, Canada. Australia, Nuova Zelanda e Giappone, più partecipazioni individuali da Argentina ed Algeria (da parte di atleti stabilmente residenti in Europa, come il “nostro” Pablo Barnes).
Un po poco per un Mondiale!
Assente il campione uscente Mike Morton, gli Stati Uniti non hanno però rinunciato al titolo. Ci ha pensato  Jon Olsen a mettere tutti d’accordo, percorrendo 269.675 metri, davanti al connazionale John Dennis (262.734) ed al tedesco Florian Reus (259.939).
Vittoria USA nella classifica a squadre, sia al maschile che al femminile, mentre il titolo individuale femminile è andato alla straodinaria giapponese Mami Kudo, con 252.205. Tale prestazione rappresenta la nuova miglior prestazione mondiale, ma attenzione solo per quanto riguarda le corse su strada. In pista la nipponica è stata capace di fare ancora meglio!
Alle sue spalle si è dispiegato lo strapotere della squadra Usa, guidata da quella Sabrina Moran, molto giovane, che già segnalammo in passato. In conclusione Moran 2^ con 244.669, Suzanne Bon 3^ in 236.228 e Tracy Falbo 4^ con 229.702
E gli azzurri? Così, così, con solo la magra consolazione di una medagliuccia di bronzo in campo europeo. Il ritiro di Ivan Cudin e la rinuncia di Monica Casiraghi hanno pesato non poco, ma individualmente piuttosto bene hanno fatto Tiziano Marchesi (244.334), Stefano Montagner (241.109) e Paolo Rovera (230.297).
Ancora meglio le ragazze, con prestazioni piuttosto buone, non premiate dal piazzamento a causa dei giochi imprevedibili della sorte in questo tipo di gare. Piace ricordare Luisa Zecchino 219.360, Monica Barchetti 217.295, Virginia Oliveri 209.622, tutte al primato personale.
Ci soffermiamo solo un attimo su Luisa Zecchino, talento purissimo del nostro sud, fra i migliori di sempre del nostro fondismo, talvolta tracurata a causa del suo abitar lontano, ma sempre caparbiamente capace di tornare ai massimi livelli e di migliorarsi. In questa prova sembra aver trovato finalmente la sua dimesnione giusta, e siamo convinti che in futuro potrà fare anche meglio.
La sua prestazione e quella di Monica Barchetti sono, intanto, la terza e quarta all-time in Italia, dopo Casiraghi e Gross,

 

I vincitori delle maratone del periodo nel mondo

Autore Franco Anichini

 

 

 

 

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