Curiosita slide — 24 ottobre 2014

trailSono trascorsi giorni, l’emozione è vivida, il corpo ormai sanato, il cuore nostalgico.

L’Ultratrail dei monti Aurunci è stata, per me, la svolta, la “scelta vera”. Essermi affacciata in questa realtà, ha aperto nella mia mente e nel mio cuore un varco in un mondo subito “mio”..ricordi recenti, come recente è il mio esordio: accenni con la “Giano trail” poi l’easy del ” Circeo Trail”, la “Tuscany crossing”, il “trail dei monti Simbruini”…immergermi in quei contesti era stare nel mio habitat: simbiosi corpo/natura, la mente libera, l’anima pacificata.

“Tuscany crossing” : il tuffo a capofitto, “Trail dei monti Simbruini”: il test, “Ultratrail dei monti Aurunci”: la scelta del cuore!

Appena scorto, molti mesi prima, un avviso dell’evento sul calendario delle gare, subito, la decisione di esserci..una folgorazione; i luoghi geograficamente vicini, i posti cari al mio vissuto.

Arrivarci è stato graduale ma deciso, la conoscenza diretta del territorio, attraverso coloro che questa gara l’hanno organizzata…sognata ed ideata prima,  persone disponibili ed amichevoli, appassionate del trail, della montagna e di questi luoghi in particolare.

La prima volta da trailer sul Redentore è ”colpo di fulmine” e ritornarci , per goderlo in solitaria, è stato immediato…poi altri momenti insieme al gruppo ormai formatosi: noi, i simpatizzanti, e gli organizzatori, la passione per la corsa, la meraviglia di quei paesaggi mozzafiato e una ” fame” di nuove avventure, a fare da collante. Belli, quei momenti, esperienze uniche: la fatica, la vicinanza, l’allegria e una sintonia fatta di stima, amore per il trail e la natura…ora è nostalgia.

Ci siamo, la sera prima, il Tutto: tensione, gioia, stanchezza e “paura”, tutto in una sera, lì ai piedi del Redentore al Rifugio Pornito, che è anch’esso parte di questo sogno/progetto. Qui la “Festa” fatta di mangiare genuino, musica d’altri tempi, allegria…tanta e amicizia tra compagni d’avventura. Poi repentinamente tutti al riposo, dovuto, necessario.

La mia notte è serena nell’attesa…ardente.

E’ il momento, ancora il buio avvolge le cose, il sonno custodisce gli uomini, non i trailer che puntualmente alla spicciolata, arrivano all’appello, un manipolo, ne tanti, ne pochi 59, divenuti all’arrivo 49 ( tre ore dopo poche decine in più si aggiungeranno per il trail dei 18 km) pacati, gioviali, impavidi, equipaggiati di tutto punto, nelle foto sembianze di marziani fluorescenti, dagli strumenti bizzarri.

Marco Olmo, il mito di molti, tra noi, presenza importante, autorevole, il suo starci è ammirazione e cordialità, stima, anche per l’umiltà espressa in gesti e parole.

Poche parole a dare ufficialità, poi il via, si parte, sono pronta, il “capitano ultramarco” a farmi da scorta fino ai bagliori dell’alba, questo l’accordo…è buio, le luci frontali a fare la scia luminosa su cui procediamo, sono contenta, protesa: ci sono finalmente!  Un silenzio pregno di attesa e concentrazione, momento magico…i primi albori, il buio che cede, dolcemente posto, alla luce, la giornata si annuncia raggiante, l’alba è la cartolina che, nel procedere, per pochi attimi contempliamo avendo rapito i nostri sguardi : meravigliosa!

Pochi km di asfalto e poi il terreno a noi “familiare” incerto, irto, pietroso, sdrucciolevole…il capitano mi dice: < se vuoi cammina, ma, vai così, stai andando bene.>..si, lo sento, sono preparata al lungo percorso, duro, .stremante, impervio…molto più dell’immaginato.

 Comincia la salita, ci si vede in cordata, per un po vedo la testa della fila su, verso la vetta e dietro un salire sistematico, le bacchette alleate preziose, l’adrenalina a fare da propulsore.

Si avanza, il passo cadenzato, lo sguardo a cogliere furtivo, squarci dello splendido paesaggio: carburante per l’anima, ma il corpo completamente proteso alla scalata, alzare gli occhi per registrare la traiettoria e poi puntati sul terreno a guardare dove assicurare l’appoggio dei piedi: fatica e sudore. Sono in cima, ai punti strategici, sempre presenze protettive, rassicuranti, esperte dei luoghi…un volto amico ad indicare la giusta direzione, pochi attimi ferma, ad immortalare quel momento, unico,  la visuale è mozzafiato, sensazione di felicità…vado è lunga la strada!

Scendo nella vallata, velluto sotto i piedi, la brina sull’erba che luccica al sole, mi abbaglia e stupisce…si sale si scende è un susseguirsi, la concentrazione è estrema , i segnali determinanti, da individuare…la distrazione, si paga.

Il bosco, rigogliose faggete, è stata la salvezza dal caldo sole di un  “settembre estivo”,; è fresco ed umido e profumato, si procede e a momenti si corre. Lì, nei boschi, l’immaginazione si libera…le fate, i folletti a sbirciare curiosi gli intrusi…li avverto, li vedo. C’è magia , tra quegli alberi, dalle alte fronde e un sottobosco rigoglioso tra piante cadute, come ad adagiarsi per il riposo, su un letto di soffici foglie e disseminati, sparsi o a ciuffetti i ciclamini. Qua e là un raggio di sole, come un faro ad occhio di bue, ne inonda alcuni in chiazze di luce…incantata da tale poesia, procedo, attenta a non turbarne la pace e l’armonia. Sono sola da un po, immersa nella quiete, avvolta dall’aroma di mirto ed erbe aromatiche, un verso di animale , uno scricchiolio di ramo rotto, un fruscio di vento leggero fanno eco al mio passo, che a volte è corsa leggera e altre ritmo svelto…una tappa dietro l’altra, la cima, la valle, la cresta, il bosco…e sempre la presenza di chi vigila su di noi, sulla nostra incolumità, sul passaggio da censire … e sembra uscire dal nulla , quella figura silenziosa, in perfetta simbiosi col contesto del bosco ombroso e silente ed è piacere che scalda il cuore, sensazione di cura; poche parole rassicuranti, qualche consiglio, un sorriso e poi oltre .

Si sale, si scende, monte Tuonaco, monte Ruazzo, monte Sant’ Angelo, monte Altino, il Redentore, Forcella di Fraile, Piana di Polleca, di Sciro, Fontana di Canale Fossa Juanna, ecc.li snocciolo così, in ordine sparso i luoghi del mio, nostro passaggio: tanti, incantevoli, inaccessibili. Ci sono gli orari, i “cancelli” da starci dentro, mi sento stanca, ma sicura, certa di arrivare alla fine, volontà forte …non vi è altra conclusione nella mia mente.

Poi, il muro al 33° km, dove, si sa, costantemente paventato…c’è lo zoccolo duro, nei pressi di Spigno Saturnia ( qui anche il via del trail dei 18 Km, ore prima)  subito ci si inerpica sui sassi, sotto il sole: l’irta salita che mette a dura prova tutti, non che le altre siano state facili, ma qui ci si arriva col fardello della fatica accumulata; le mie gambe bruciano, le caviglie cedono, la mente elabora, resetta; i km mi avvicinano al traguardo e questo basta ad andare avanti, oltre la “sofferenza”.

Vedo il Redentore, vi sono alle spalle, lo contemplo, mai visione fu più gratificante, mi avvicino, ecco l’ultimo sentiero, quello storico di San Michele, più giù la Chiesa  incastonata nella roccia, luogo di profondo silenzio e misticismo, ma non vi è tempo di soffermarsi, solo un pensiero intimo e commosso. Mi accompagna nello scendere un panorama di rara inestimabile, bellezza ed un profumo di salvia e rosmarino; dentro gioia pura , il sentiero a me caro, solo questo a mitigare la sensazione fisica delle gambe, che si “staccano dal corpo”  e proprio qui lo sforzo più grande, lasciandomi andare sui sassi, spesso insicuri e rutilanti, ma ormai la fatica mi è alleata. Nei tratti di asfalto, intervallati dai pochi, ultimi sterrati, che conducono al paese…lascio andare il mio corpo , la forza di gravità fa la sua parte, attirandomi giù, potenziando le mie energie residue.

Il nucleo di case si fa vicino, sono ormai alle porte del centro storico, un amico mi viene incontro, premura, mi accompagna, mi incita, mi sostiene negli ultimi km, dentro ho un mare in tempesta…guadagno l’ ultima salita, infine le mura antiche, i vetusti gradini che conducono all’arco, poi alla piazza: Il traguardo, trattengo il fiato, un nodo in gola ,sento pronunciare il mio nome, snocciolare il tempo, la posizione, sento applausi, vedo volti gioiosi, una festa! E’ contentezza da scoppiare il cuore. Si fanno attorno tanti amici, “Ultramarco il “capitano”, Laura, Chiara…conoscenti, organizzatori, un angelo custode, tutti a condividere questo momento…rido, una piccola, furtiva lacrima scende, la premiazione,  la medaglia FINISHER.

 Ore prima, “i primi” hanno concluso, cari amici, di cui condivido la gioia per la “vittoria”, ma la vittoria è di tutti quelli arrivati e non, che si sono messi alla prova e hanno dato il meglio fino all’ ultimo.

Il giorno volge al declino, dalla piazza un panorama superbo, mi volto, l’ ultimo sguardo lassù è struggente…Il mio cuore oltre la fatica del corpo e la mente a tenere il timone: Aurunci Ultratrail Marathon, la gara, che mi è entrata nel cuore!

“Ci sono giochi, che chiedono fatica e in questa fatica sta i piacere che danno” ( W. Shakespeare)

                                                                                                                                                                          Maria Concetta

Share

About Author

Peluso

Questo Sito utilizza cookie di profilazione, propri e di altri siti. Se vuoi saperne di più clicca sul link con l'informativa estesa. Se chiudi questo banner, acconsenti all'uso dei cookie INFORMATIVA COOKIE

The cookie settings on this website are set to "allow cookies" to give you the best browsing experience possible. If you continue to use this website without changing your cookie settings or you click "Accept" below then you are consenting to this.

Close

>