Medicina — 06 gennaio 2005

La recente scomparsa delle giovanissima Alem Teschale, diciassette anni compiuti il 13 dicembre scorso, ma atleta di eccezionali capacità, stante anche la sua giovane età, ha destato sgomento nell’atletica di tutto il mondo, tanto che lo stesso Lamine Diack, presidente della IAAF, ha voluto ricordare questo talento incredibile del mezzofondo etiope. Capace di vincere a meno di 15 anni il suo mondiale nella categoria allieve sulla distanza dei 1500 metri, Alem era diventata la  vera principessa della distanza, non disdegnando le lunghe distanze, tanto da aver trovato posto nella finale olimpica dei 10.000 metri di Atene. Fidanzata di un altro grandissimo del mezzofondo mondiale Kenenisa Bekele, la ragazzina di Arsela è stata sepolta oggi pomeriggio.
Ma come è possibile che possano accadere fatti come questi ? La morte improvvisa nello sportivo è da sempre materia di grandi ricerche e di poche certezze.  Allo stato attuale il grosso degli esami autoptici su atleti morti improvvisamente ci indica senza alcun dubbio che i problemi di maggiore frequenza sono stati :


–         cardiomiopatia ipertrofica


–         medionecrosi cistica dell’aorta


–         coronaropatie                

–         stenosi aortica


Viste le principali cause ci viene da chiede, ma è prevedibile la morte improvvisa? la risposta ancora una volta è subdola. In genere questi soggetti sono asintomatici, le indagini dovrebbero essere d’altra parte molto approfondite e costose, tanto per fare un esempio, per mettere alla luce 100 possibili casi di soggetti ad alto rischio di morte improvvisa nello sport, bisogna controllare almeno centomila atleti. Il cardioecocolordopller, l’elettrocardiogramma a  12 derivazioni, l’elettrocardiogramma da sforzo, la scintigrafia e l’auscultazione cardiaca, possono talvolta essere capaci di evidenziare problematiche insite nel cuore dell’atleta. Tra l’altro tra le linee guida per gli atleti in avanti con l’età e per atleti di altissimo livello, la società di cardiologia consiglia il cardioecocolordoppler e spesso anche le banali prove da sforzo fatte sul gradino, quelle storiche di Master, non sono certo utili a sincerarsi su cuori abituati a centinaia di chilometri a settimana, ecco che quindi la prova da sforzo dovrà essere concreta e con strumentazione adatta e moderna.
Certo il risultato costi/benefici forse è ancora tutto a favore dei costi e alla fine in molti si decide di accontentarsi di esami veloci e poco costosi. A tutto questo si aggiunge l’ombra del doping, che certamente negli ultimi tempi ha incrementato il rischio non sopito di morte improvvisa.
Di certo Giovanni Maria Lancisi, circa 300 anni fa, così come riportato da Venerando e Zeppilli nel loro ‘Cardiologia dello Sport’, nel suo ‘De subitaneis mortibus’ diceva chiaramente che la prevenzione può essere fatta : ‘ rifuggendo dai fattori emotivi che siano causa improvvisa di gioia o di dolore riducendo la corporatura pletorica con l’astinenza dal vino, con l’esercizio fisico con una dieta nella quale la quantità dei cibi sia così scarsa da consentire di tornare dopo il pasto al lavoro, così agili come se si fosse digiuni’. Naturalmente è un consiglio che ci pare debole per i grandi campioni, ma forse è ancora valido per le tante migliaia di appassionati.


 

Autore: Vittorio Savino

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