Cronaca — 13 giugno 2006

Gambebuone a tutti! Innanzi tutto scusatemi se il mio racconto del Passatore lo faccio dopo quasi un mese ma il mio lavoro (condizionatori) in questo periodo mi mette a disposizione solo poche ore libere e gestire una vita da single oltretutto podista  in si’poco tempo non è impresa facile.
Allora stasera ho deciso: non stiro e non rassetto casa, spengo il telefonino, apro il pc, mi verso un Baileys on the rocks e raccapezzo i ricordi da buttare giù sulla tastiera.
Già ricordare e pensare proprio come faccio sempre nei lunghi chilometri nella magica sera del Passatore tra Casaglia e Marradi, e poi verso Brisighella. In quel tratto pallosissimo di 27 km che non finisce mai, mentre le gambe frullano praticamente da sole, hai tempo di pensare a tante cose. Io mi diverto sempre ogni anno a ripassare un po’ la mia storia. Frullano un po’ male le mie gambe però. Dalla Strasimeno un fastidioso dolore alla caviglia sinistra mi fa correre male e zoppicando, avrei dovuto fermarmi un po’e farmi vedere da un bravo segaossi ma, da buon podista con la testa da podista cioè dura come il marmo, ci ho messo su, oltre alle solite corse brevi, pure la 50 di Romagna e un pajo di ‘normali’ maratone. Così, alle 3 di sabato pomeriggio parto da Via De’Calzaiuoli , con i miei compagni del CAI Pistoia Alessandro Tonino e Stefano e l’aggregato Lucio, zoppicando come il gobbetto di NotreDame. C’è di buono che dopo una ventina di km, muscoli e tendini mi si scaldano e vado via ‘abbastanza’ regolarmente. Ma torniamo ormai a dopo la Colla con la mia storia, sui primi 50 km farò qualche escursus per strada. Parto dai ricordi che il magazzino del cervello mi rende cercando in fondo al baule dei miei primissimi anni di vita. Riesco ad arrivare quando avevo 3anni e per ogni anno cerco un episodio da ricollegare ad esso con certezza. E ci riesco sempre, pensa te che neuroni! Lo ritengo un buon allenamento per la mente, oltre che un modo efficace per passare tempo e chilometri, al pari delle ripetute e del fartlek per gambe cuore e polmoni.
Eccomi in prima elementare,e dopo Casaglia superando Alessandro Vignozzi il podista scalzo, a Vado di Setta (BO), e al 60°km, con la maestra Giovanna Natorietti (una bonazza 40enne con in faccia 3chili di cerone e pitturata come Toro Seduto Mastrolia, che ad ogni mia parola non richiesta mi rinquartava uno schiaffazzo con tutti gli anelli della sua manaccia ben manicurata. (era il ’63 e noi bambini ne prendevamo anche dal sacrestano).  Poi i due anni passati a Ca’ di Landino sugli Appennini a circa 5 km dal Santuario di Boccadirio a proposito: Mica mancherete di venire a fare la maratona SALUTE E VITA  che il 2 luglio parte da Prato e proprio lassù, tra fede ed abetaie arriva? Non ci provate o vi vengo a prendere per le orecchie! Intanto andate sul sito di Piero www pierogiacomelli.com a vedere di che si tratta e scaricare un po’ di foto gratuite di corse.
Tornando ai miei ricordi finendo la discesa dopo la Stazione di Fantino attorno al 60°km,ecco quello dell’eclisse di sole del ’63 e quello del tratto fatto a piedi ogni giorno col sole o con la neve, a volte anche di corsa inseguito dal cagnaccio rognoso della vedova Bugamelli, per andare e tornare dalla scuolina multiclasse dove ci ho fatto la 2 a e 3 a elementare. Intanto, anno dopo anno, arrivo a Marradi. Lì ci trovo i miei compagni del mio GP, Maglione Salvatore e Domenicali Uberto, che mi aspettano per valutare il mio stato comatoso. ‘tutto bene?vuoi qualcosa Carli?’  ‘si: un RED BULL fresco!’ ‘e che è ‘sto RUBBULLE?’ chiede in puro accento Irpino Salvatore. ‘ Tussa’na sega te che cosa prendono i giovani’ risponde Uberto. ‘E’una bibita energetica, la trovate al bar, io vado a farmi un massaggio’ e mi infilo nel covo della Croce Rossa in fondo alla piazza a farmi levare un bottiglione di acido lattico dalle sapienti mani dei massaggiatori. Già che ci sono ci schiaccio una pennichella di 5 minuti secchi. E alla ripartenza WOW! Ma mi hanno trovato il RED BULL fresco per davvero! Me lo tracanno con gaudio per la mia ugola e con disperazione del Dottore Romagnolo che mi osserva. ‘bevilo piano che l’è fradd e po’t vegn un’ azzidant!!’ ( che è freddo e poi ti viene un accidente). Ma ormai ho seccato la lattina e sono schizzato già fuori del paese. Sono le dieci passate e ci sono un sacco di ragazzi nei locali ed in giro a vivere la loro età. Ma non ce n’è uno che si permette di prendere in giro questi strani personaggi che da sette e passa ore pestano l’asfalto e ce ne avranno per altre 3 almeno, anzi sono in tanti che ci danno un ‘forza!’ o un battimani o un ‘Bravo!’. Sono episodi che ti fanno un piacere enorme. A proposito di episodi nel buio della statale e con la mente nella mia infanzia  mi ritrovo in 4a elementare dove, a causa di un ciocorì avariato, mi prese in classe una mossa fulminante  di corposciolto con conseguente squacquera nelle braghe e conseguente esposizione al pubblico ludibrio. Rifuggo lo spiacevole evento e dopo altri 5 anni, già in 3a media nel ’72 frequentata nelle stanze dell’ex chiostro medioevale nella Badia di S.Salvatore di Vaiano, mi fermo al ristoro di S.Adriano, mi faccio un caffèttone e, di forza, una fettina di pane e marmellata. Non mi va nulla di solido e berrei solo acqua gasata che di solito non uso. Ma  l’acqua gasata l’hanno finita, così come, anche in altri ristori più avanti, hanno già finito altri generi di conforto. Io ho imparato a non prendermela più di tanto, anche per rispetto dei tanti volontari lì da ore, e berrò qualcos’altro. Penso però che sono circa 200° e dietro di me ce ne sono almeno altri 700. Se così vanno le cose gli ultimi troveranno poca roba e, come gli anni passati, si inkazzerano di brutto.
Riparto, zoppicando sempre per i primi 200 metri con il mio piede dolente dalla partenza, e mi rituffo nel buio profondo senza luna. Sono nel bel mezzo di quel tratto più lungo già citato della corsa che non finisce mai. Ripasso definitivamente ed incoraggio Alessandro Vignozzi. Bigio il ristoro di S.Cassiano e, km su km tra concerti di ranocchi e gufi, sorpasso un bel po’di podisti tra i quali anche il megasupermarathonman Antonio Mammoli e sorpasso pure i ricordi della mia adolescenza sfigata passata a Vaiano (Po)su una vespina 50 verde con i ragazzi della Parrocchia e con un parroco che, nonostante non abbia mai legato molto con  il Clero, ricordo sempre piacevolmente: Don Santino Brunetti poi diventato parroco di Maliseti di  Prato.
Strada Casale il 1974 quando al CAI di Prato eravamo un manipolo di appassionati corsaioli e fondammo il locale Gruppo Podistico. Tra noi c’era Roberto Giacomelli, ossia il mitico e compianto ‘Bulletta’.  . Transito a Fognano ed il servizio Militare fatto nei luoghi del terremoto del Friuli ed i ragazzini al ristoro che si danno daffare con un entusiasmo da ammirare. Le loro mamme che li vogliono portare a dormire ( ma  sono più loro a cascare dal sonno): ‘ Francescooo Lucaaa andiamo che è l’unaaaa’ ‘ Ma mamma! Ora non posso mica! ciò da dar la roba ai coridori! Non vedi quanti n’arivano hanno bisogno di mangiare e vè mò lì stanno finendo gli integratori! Poi domattina l’è domenica e si dorme Alessia, metti mo’ ben le fette con la nutella, an gnè brisa più ‘ Fantastici! Bravi!! Or si comincia a vedere in lontananza la rocca illuminta  di Brisighella. Quella rocca è sempre un bel segnale,come un cartellone che ti dice:’Vai che ormai è fatta sei alla fine hai gli ultimi 13 o 15 km falli tutti di un fiato che hai un bella doccia fredda!  Eh no,  questa volta non mi fregano! Arrivo in Piazza e filo subito, ancora bel caldo e sudato, nel pulmino navetta così almeno alla Palestra la doccia la sopporto ( tanto sicuramente sarà gelata). Gli ultimi ricordi finiscono con i fantastici mondiali dell’82 ed il viaggio in Ungheria con altri due sfigatissimi amici alla disperata ricerca di un amore, come dice Guccini nel suo vecchio brano ‘Bologna’, anche solo ancillare. Tanto poi  io non cuccai un’ostrega manco lì poi al ristoro di Brisighella, tornato quest’anno nella piazza centrale, mi concedo 100 mt camminando per affrontare gli ultimi 12 km. Forza ragazzi!Via che in un’altra oretta ce lo finiamo (il Passatore)! ‘Si!Con’sti du’ maròn!’mi dice un podista di chiara provenienza locale. Ma questo tra il buio e la luce gialla dei lampioni al sodio che ti fan la pelle verde mi par che lo conosco ha la maglia del Supermarathon club Bho sono troppo fatto per strizzarmi il cervello ora, non cerco più nemmeno di ricordare il mio passato. Sono solo concentrato a grattare le ultime forze dal fondo del barile per arrivare alla svelta alla fine.

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Peluso

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