Curiosita slide — 15 gennaio 2013
pacco-garaSi sa, l’uomo-dipendente prolifera  fino a diventare quasi una emergenza. Io ho riflettuto su uno di essi che credo possa annoverarsi di nuovissima definizione: il runner pacco-dipendente. Ne ho avvistato qualche esemplare e ne sono rimasto rapito. Il ragionamento che di seguito sviluppo spero che non convinca di modo che debba ricredermi. Una dipendenza per essere considerata a tutti gli effetti tale necessita di segni inequivocabili tra cui il sovente ricorso alla bugia e l’irresistibile bisogno di mantenere il rapporto imprescindibile e  insurrogabile  con una persona o cosa o attività, se necessario anche chiedendo. Veniamo al punto.  Immagino di osservare un pacco- dipendente mentre legge il Regolamento di una gara. Questi, dopo un fugace sguardo scorre rapidamente verso il capoverso dedicato al pacco gara, poi al pacco ristoro e, più giù ancora, al pacco premio.  Quasi mi diverto a indovinare se ha rinvenuto la possibilità di ricevere pacchi. Basta  un minimo di attenzione alla sua espressione per dedurlo. Tralascio il caso in cui non sono previsti pacchi anche perché in genere, chi organizza una festa pone al centro del suo microcosmo il divieto di deludere gli invitati e si adopera per assicurare pacchi.  Ne ho contezza dalla constatazione dei tanti illeggibili e mortificanti loghi aziendali degli erogatori di carità riportati sui volantini a cui l’organizzatore chiede per dare corpo ai pacchi. Data materia all’ambito contenitore l’organizzatore, quasi liberato da una ansia che gli strozza il respiro, lo inserisce nel regolamento ma …. diamine, non ha spazio a sufficienza per esplicitarne il contenuto. Non gli resta che invocare il Signore affinché doti gli invitati della necessaria pazienza e comprensione. In effetti per alcuni l’attività divina risulta efficace ma, per altri, gli irriducibili pacco-dipendenti, sovvengono strazianti perplessità che li
inducono a chiedere la descrizione del contenuto.  Orbene, mi scuserete ma tra tutti i verbi, ritengo che chiedere è quello che peggio si coniuga con fierezza, orgoglio, dignità. È come andare ad una festa e chiedere cosa si mangia o cosa si beve … certo, si potrebbe fare, ma il bon ton chiederebbe giustizia. Finalmente, per il pacco-dipendente arriva il tanto atteso momento: la consegna dei preziosi  contenitori. È questa la fase dove si ha la misura della competenza e dell’esperienza degli organizzatori, dove si decide se la festa è riuscita bene o male. Mi sono informato in materia attingendo dalla letteratura disponibile; ho trovato che la regola è quella di  veicolare gli invitati in percorsi obbligati, tanto più efficaci quanto più sono bloccati e disporre le postazioni in serie, uno appresso all’altra,  davanti alle quali
far transitare gli invitati uno alla volta. Recenti studi hanno concluso che, per evitare ad alcune buste di diventare particolarmente pesanti tanto da sfinire l’insano portatore pacco-dipendente nel suo viaggio verso il vettore utilizzato per lo spostamento, è meglio utilizzare vaschette semichiuse, di quelle per gli insaccati e disporre volontari esperti che per evitare overdose di vaschette, provvedono a marchiare i pettorali. Certo, so bene che si persegue, in questo modo, anche una maggiore igiene ma tant’è.  Ragionando e riflettendo quasi comincio a sognare: “vedo più in là una lunga fila. Lì distribuiscono i pacchi premio .. accidenti, si spintonano, i pacco-dipendenti si sono infervorati nel recuperare posizioni … ma … ma che fanno, litigano per la posizione? No, mi sbagliavo, lamentano la lentezza della consegna agli aventi diritto”. Basta immaginare, ritorno alla realtà. Non è raro che chi eroga gli aiuti si spaventa davanti a tutte quelle mani protese in alto pronte ad afferrare qualsiasi cosa abbia materia.  E che quelle mani appartengano a corpi fradici di sudore esposti al freddo o all’afa, al vento o al sole poco importa …  Con l’ennesimo passaggio al gazebo dell’acqua termina l’ approvvigionamento  del prezioso materiale ed il pacco-dipendente torna finalmente a casa, trionfante come il cacciatore dopo una battuta di caccia fortunata. Fiero, imbandisce il tavolo e, autocelebrandosi, si convince che sta
dando dimostrazione dell’avvenuta trasformazione in atleta. Ovvio, sottolinea che ciò è grazie agli allenamenti infrasettimanali (….). Nemmeno gli occhi ammirati degli innocenti lo riportano alla realtà anzi, ormai gasato,  millanta
una prestazione epica  e, bugia delle bugie,  di essere così  virtuoso da produrre  ricchezza ai suoi cari anche quando si diverte. Come si compiace di essere un eroe agli occhi di chi non sa quanta dignità è stata calpestata per quel “paccume”.
 
Autore- Aldo Martucci

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