Curiosita — 04 febbraio 2009

 Il caso Barbi ci ricorda che il doping è presente a tutti i livelli dell’attività agonistica, non soltanto negli ambiti più ‘glamour’ del calcio o del ciclismo dei grandi giri. Alcune palestre di bodybuilding rappresentano l’esempio più trucido di questa realtà. Ma anche in una disciplina come il nuoto master, una squadra toscana si è scissa l’anno scorso dopo che alcuni suoi membri erano risultati positivi ai rari controlli antidoping. Concorrevano per la Coppa Italia delle società di nuoto, in palio non c’erano soldi, soltanto la gloria di essere primi, condivisa dai famigliari e amici.
Per tornare al nostro Barbi, seppur ex-nazionale di maratona, gareggiava in un ambito dove i premi possono sembrare irrisori in confronto ai premi della Golden League o delle famose maratone. Poche centinaia di euro, duemila nei casi più ghiotti, cesti con pasta asciutta, salami vari e cioccolata… Viene da chiedersi cosa può spingere un atleta, certo minimamente ben dotato in partenza, a mettere in pericolo la sua vita per salire su un podio colla coscienza sporca, un podio privo di riprese in mondovisione, coi soli flash delle piccole camere fotografiche della fidanzata e del giornalista della gazzetta locale. Cosa poteva pensare Barbi dopo una facile alquanto stupefacente vittoria con record nella tremenda gara in salita Pistoia-Abetone?


– “Cavoli, sono il migliore.”


– “Speriamo che la mia pipì risulti pulita come mi ha promesso il Dr X.”


E’ lecito dubitare della prima ipotesi, che implicherebbe l’inconsapevolezza da parte dell’atleta sulle sue assunzioni o sulla “pulizia” della sua condizione in generale. Quella teoria non regge, basta pensare che l’atleta è quello che si conosce meglio, regolando fino nei minimi particolari quello che fa e tutte le altre abitudini alimentari e non.


Pensava all’altra ipotesi? Può un atleta ridursi ai livelli della filosofia da bar Sport? “Tanto, si dopano tutti. Chi lo fa meglio, vince.” Per cosa poi? Farsi sponsorizzare da un fabbricante di trattori o di taglia-erbe? (Non me ne vogliano i podistidoc appartenenti a queste due professioni.)


E’ triste per tutti, per quello che si fa pizzicare (tre volte, diventa tristissimo), per quelli che gli stanno vicino, per quelli che l’hanno ammirato nelle sue imprese, per tutti i podisti dilettanti, sofferenti, che gareggiano pieni di illusioni e di sana competitività. Ma per quest’ultima categoria di sportivi, questi fatti che possono succedere in testa alla corsa ci riguardano da lontano. In effetti, non li vediamo nemmeno. Quando arriviamo, questi “signori” sono già asciutti e contenti. Contenti loro! A noi la soddisfazione di essere arrivati in fondo, contenti veramente. Noialtri non possiamo che lasciare la ‘giustizia sportiva’ (brutto termine, non trovate?) decidere sulla sospensione a vita o a secoli del fautore della figuraccia. Non faciamo parte di una giuria popolare, ne influenzeremo il verdetto coi nostri colpi di sdegno o d’ira (brutta cosa l’ira). Ma ora scusatemi, ho il mio appuntamento quotidiano con gli amici del bar Sport.


Buon allenamento a tutti… e soffrite sanamente!

Autore: francisco fernandez

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