Cronaca — 16 maggio 2007

E’ la prima gara dopo la Turin Marathon del mese scorso. Mi sembra di avere recuperato bene e sono pronto per questa Grifonissima, una gara di quasi 12 km senza pianura, di quelle che lasciano tanta fatica. E’ la terza volta che la corro è sono sempre arrivato ai piedi del podio, fuori dalle premiazioni. La partenza è più allegra del solito. ‘Vediamo il prossimo anno di chi è la foto!’. L’amatore, partito a razzo, finalmente rallenta soddisfatto per avere ipotecato il primo piano per i manifesti della gara del prossimo anno. A razzo è partito anche lo Spagnolo del CUS Genova e i primi tornanti in discesa li corre quei 10 metri davanti a noi. Io indugio, inutile forzare da subito, e resto con Tito Tiberti (CUS Pavia, vincitore 2006), il suo compagno Tommaso Vaccina e un Marocchino dell’Atletica Recanati che senza troppa agitazione arriva da dietro e comincia a forzare. Appena la strada spiana raggiungiamo lo Spagnolo (meno male, forse non è un mostro, soprattutto in salita!), ma il Marocchino insiste e guadagna qualche metro. Lo Spagnolo gli va dietro, e io resto ancora con Tiberti e il suo compagno. Da dietro sbuca un altro Marocchino. Non male quest’anno, gara vera da subito! Tiberti reagisce con calma, sembra controllare. Non vorrà cedere senza lottare la corona del vincitore, ma non è impulsivo. Risponde in progressione, senza strafare e nel giro di poche centinaia di metri ci ricompattiamo. Siamo in sei, in quattro dei CUS. Al terzo km c’è una prima discesa seria e mi staccano. Non so proprio come fare ad evitarlo! Il ritmo è già elevato, mi è impossibile stare con loro. Il distacco aumenta lentamente, ma sono ancora qui, non devo lasciarli andare, la gara è ancora lunga. Sì, va bene così, la discesa è finita e posso rientrare, ce la faccio, approfitto di questa salita. Appena li raggiungo lo Spagnolo va subito dietro e non lo sento più, e il secondo Marocchino si ferma. Wow! Non male come iniezione di fiducia: sono ancora nel gruppo di testa e adesso siamo solo in quattro. Tra poco comincerà la discesa lunga e succederà l’irreparabile, lo so, ma vorrei provarci, sono qui ed è mio dovere tentare. Il Marocchino si butta giù deciso, Tiberti lo segue. Io resto con il suo compagno che adesso in discesa è più remissivo, anche se non stiamo andando piano. Lotto ancora per il podio e non ho niente da perdere, dietro non c’è nessun altro. Ricordavo la discesa più ripida, ah! eccola qui la parte brutta. Il Marocchino ha staccato Tiberti e adesso io perdo terreno dal suo compagno. Se lo tengo vicino però tra poco si risale Eccolo qui il salitone, posso ancora recuperare il terzo posto. Guadagno qualcosa è sufficiente? Sì, dai! Non l’ho ancora ripreso anche Tiberti sarebbe raggiungibile dai, dai! Raggiungo e sorpasso Vaccina che non può reagire, la salita è ripida. Sto guadagnando ancora su Tiberti, ma la salita non sarà sufficientemente lunga per completare la rimonta. Arriviamo alla fine del salitone che mi mancherebbero ancora un paio di metri per il ricongiungimento. Non ha importanza, mi sembra difficile che lo possa battere, a meno che non sia in crisi profonda, e lo vorrei sfruttare per farmi trascinare lontano dal suo compagno. La pendenza è ancora a salire, ma molto meno, e Tiberti mi stacca subito. ‘L’anno scorso nel falso piano dopo il salitone mi ero disteso bene e lo stavo aspettando per dare fondo alle ultime risorse’ mi dirà alla fine. Io non voglio e non posso seguirlo. Sicuramente sto guadagnando ancora sul suo compagno e vorrei avere un vantaggio sufficiente per evitare sorprese nell’ultima discesa. Siamo intorno al decimo km, ormai manca poco. Dietro questa curva dovrei vedere lo stadio, no, forse dopo la prossima, ah sì dopo questa, no, forse l’altra. Sto rallentando, sono stanco, devo recuperare. Faccio fatica a sollevare le gambe. Vorrei un po’ di discesa, quanto manca? Ora mi passa, è finita, coraggio! Sto rallentando ancora, mi fa male tutto. Mi fanno male le braccia, le gambe, è un black-out. Vorrei fermarmi ma cosa risolverei? Dai che passa, adesso passa oh sì che passa. Non i dolori, però, ma Tommaso Vaccina. Mi servo per lui in un vassoio d’argento e non posso farci niente, mi raggiunge e lo lascio andare via insieme al mio sogno di podio. La discesa finale non è un sollievo e l’arrivo in pista una triste passerella verso il quarto posto, ancora una volta fuori dal podio. Vince il Marocchino Abdelkrim Kabbouri in 37’04’, davanti a Tito Tiberti (37’13’) e Tommaso Vaccina (37’48’). Io termino in 38’05’, 9 secondi meglio dello scorso anno, una gara perfetta fino al decimo km con 30 secondi almeno regalati ad una finale da dimenticare. Cosa mi è successo? Non avevo mai ceduto una posizione così gratuitamente.

Autore: Salvatore Calderone, CUS Torino

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