Maratone e altro — 04 maggio 2009

Prima d’inoltraci nei calcoli dello statistico lasciate che esprima tutto il mio entusiasmo per la grandissima prova di carattere di Monica Casiraghi, indiscussa signora (in tutti i sensi) della ultramaratona italiana, che ha saputo conquistare una straodinaria medaglia di bronzo, e proprio nella gara al femminile più veloce della storia.
Lei non è solo una ultra-maratoneta ineguagliata in Italia, vincitrice di medaglie mondiali su tutte le distanze, primatista italiana di tutte le distanze superiori ai 50km, trionfatrice nella durissima K78 di Davos… no, lei è prima di tutto una grande persona ed una sportiva da cui prendere esempio.
L’interrogativo a cui ci proponiamo di dare una risposta è il seguente: quale è stato il rendimento delle squadre italiane nel Mondiale delle 24 ore di Bergamo?
Per rispondere seguiamo la strada che ogni podista adotta, cioè confrontiamo il risultato delle due squadre con i PB di ogni componente e poi facciamo il saldo totale che ne risulta, che può essere positivo (+) se c’è stato un miglioramento, negativo (-) in caso contrario.
Fatto questo primo passo confrontiamo il saldo così ottenuto con il fattore di valutazione della gara, ottenuto facendo la stessa operazione sui primi/e sei arrivati nelle due classifiche.
E’ il sistema adottato da oltre trent’anni dalla Association of Road Racing Statisticians, chiamato RRW, semplificato per renderlo più comprensibile a chi non avesse voglia d’inoltrarsi in noiosi calcoli statistici.
Va detto che l’esperienza maturata applicando questo metodo a migliaia di gare dimostra che il saldo finale è quasi sempre negativo, ovvero che raramente si ha una competizione in cui un buon numero di arrivati migliora il proprio PB. Si è anche arrivati a stabilire un tetto massimo di miglioramento considerato credibile: quando questo limite viene superato si autorizza il sospetto che la gara in questione sia viziata da qualche fattore esterno, e si procede ad ulteriori indagini.
I dati di riferimento sono quelli comunicati dalla IAU quando ha pubblicato l’elenco dei partecipanti, mentre per i PB abbiamo tenuto in considerazione quelli riferiti negli ultimi due anni, tratti dalla stessa fonte.
Nel valutare la squadra maschile italiana non abbiamo tenuto conto di Cudin, fermato da un infortunio.



uomini





















































































atleta


PB


ris


+/-


 


atleta


PB


ris


+/-


Olsson


246.580


257.042


+10.462


 


Baggi


232.669


220.575


-12.094


Weis


234.105


244.492


+10.387


 


Bartolini


231.578


187.495


-44.083


Sakai


264.389


242.713


-21.676


 


Pirotta


232.360


180.882


-51.478


Bychkov


257.327


240.506


-16.821


 


Cornolti


218.186


177.203


-40.983


Keith


235.510


237.206


+01.696


 


Barichello


221.643


172.340


-49.303


Dedykin


239.862


233.841


-06.021


 


 


 


 


 


 


 


 


-21.973


 


 


 


 


-197.941


donne











































































Fontaine


239.252


243.644


+04.392


 


Casiraghi


226.130


223.848


-02.282


Bec


233.137


234.977


+01.840


 


Gross


203.293


215.911


+12.618


Casiraghi


226.130


223.848


-02.282


 


Di Vito


201.240


186.627


-14.613


Donaldson


220.480


220.019


-00.461


 


Oliveri


176.280


183.425


+07.145


Alter


225.103


219.293


-05.810


 


Barchetti


199.024


183.026


-15.998


Gross


203.293


215.911


+12.618


 


Moling


202.425


183.026


-19.399


 


 


 


+10.297


 


 


 


 


-32.529


 


Come si diceva, dunque, il saldo (RRW) è negativo in maniera contenuta per la gara maschile, mentre è positivo (ma nei limiti della normalità) per quella femminile.
Entrambi dati testimoniano che a Bergamo la competizione si è svolta in condizioni di assoluta regolarità, che la complessa organizzazione ha funzionato al meglio e che non ci sono state condizioni di gara particolarmente difficili, tali cioè da giustificare eventuali contro-prestrazioni diffuse.
Quindi non è possibile attribuire a fattori esterni l’insuccesso di alcune formazioni.
Il saldo positivo della gara femminile, che è davvero molto buono, è determinato dall’ottimo comportamento della squadra francese, che ha dominato la gara, e dallo straordinario progresso di Annemarie Gross, che da questo punto di vista è risultata essere di gran lunga la migliore fra tutte le concorrenti in gara.
Un saldo di squadra uguale o simile a quello della gara indica un rendimento simile alla media, quindi nella norma, un saldo leggermente peggiore testimonia di un rendimento accettabile ma che avrebbe potuto essere migliore, un saldo nettamente peggiore indica un rendimento deludente.
Il risultato di questo lavoro è la conferma di quanto già avevamo intuito con la passione e l’esperienza: la squadra femminile si è comportata piuttosto benino, senza strafare ma con merito. Invece la squadra maschile è praticamente scomparsa: il risultato complessivo è stato il peggiore di tutte le squadre presenti.
Le squadre italiane, al di là delle prestazioni individuali, possono essere perciò statisticamente valutate come BUONA quella FEMMINILE e DELUDENTE quella MASCHILE.
La conclusione è che nel settore 24 ore ancora non ci siamo. Il mio parere, per quello che vale, è che sia necessario cambiare nettamente approccio dando vita ad un settore di lavoro specifico, formato da persone che si occupino esclusivamente di questo, siano essi tecnici o dirigenti, medici o atleti. Questa strada è quella che viene seguita dalle Nazioni che in questi anni si sono messe in maggiore evidenza, quali il Giappone e la Francia, e adesso la Svezia, che ha impostato un lavoro di questo tipo coordinato da Reima Hartikainen a Skovde e adesso si vedono i risultati, con la bella vittoria di Henrik Olsson.
Un piccolo problema interpretativo è nato invece riguardo al primato mondiale femminile della distanza. L’abitudine degli statistici è quella di fare una lista all-time unica, dove le diverse modalità di gara sono elencate tutte assieme, in base al concetto che correre su pista, su di un piccolo circuito stradale oppure indoor non comporti alcun vantaggio in nessuno di questi casi. Ma, giustamente, nella omologazione dei record si tiene invece conto delle modalità di gara, per cui esistono tre primati del mondo (WBP) che riassumiamo:


























pista


250.106


Edit Berces


Hun


S.Giov.Lupatoto


22sep2002


indoor


248.901


Yelena Sidorenkova


Rus


Podolsk


21feb1996


strada


243.657


Sigrid Lomsky


Ger


Basel


02may1993


Quindi se ci referiamo correttamente alla WBP su strada scopriamo che la francese Anne-Cecile Fontaine (243.644) ha fallito il primato per soli 13 metri! Credo che siano in corso ulteriori misurazioni ancora più accurate, per verificare fino in fondo il suo risultato. Dal momento che ha percorso oltre 220 giri, se si trovasse, per ipotesi, una differenza favorevole di soli 6 centimetri ogni giro, si scoprirebbe che in realtà ha fatto il record. Vale la pena dare una controllatina.


 


 

Autore: Franco Anichini

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