Maratone e altro slide — 27 aprile 2015

Virgin London Marathon 2013Londra è di Eliud Kipchoge, pistard di lungo corso, da poche stagioni convertitosi alla maratona (a Rotterdam e Chicago i suoi ultimi successi), che nell’ultimo chilometro, grazie alla maggior freschezza e elasticità dell’azione, ha avuto la meglio sul vincitore uscente Wilson Kipsang, impedendogli di conquistare la maratona londinese per la terza volta. In 2:04:42, Kipchoge ha realizzato la miglior prestazione mondiale stagionale e la 23ª assoluta nella storia della distanza. Una corsa portata dai primi chilometri a ritmi indiavolati dai pacemakers Kipyego e Murgor, con i migliori africani sul piede di 2:55 a km e passaggi coraggiosi in 14:31 (5° km), 29:14 (10° km) e 44:04 (15° km).

Calato il ritmo (20° km in 59:01, mezza maratona in 1:02:19), dopo il 25° chilometro (1:14:03) la decina di atleti leader si è assottigliata a sei unità, i cinque kenyani Wilson Kipsang, Eliud Kipchoge, Dennis Kimetto, Sammy Kitwara e Stanley Biwott, e il superstite etiope Regassa. Dopo il 30° km, in 1:28:56), il sestetto è rimasto a studiarsi fino al 35° km (1:44:02) prima di liberaesi di Regassa con un’azione a elastico portata da Kipchoge e Kipsang e ben sfruttata da Kimetto, bravo a tornare in scia dopo aver subìto l’iniziativa dei due connazionali. Corsa decisa nel lungo sottopasso prima dei due chilometri conclusivi, con Kipsang e Kipchoge che rapidamente hanno lasciato la compagnia di Kimetto, attardato di 30 secondi.

Podio kenyano

Nel chilometro finale, come detto, il trionfo di Kipchoge, sulla breccia da una dozzina d’anni nonostante la relativamente giovane età (classe 1984), che ha fatto valere le migliori risorse a disposizione su Kipsang, ex-primatista del mondo, perfetto fino a un chilometro dall’arrivo e secondo in 2:04:47. Terzo Kimetto, primatista del mondo in carica, in 2:05:50, per una tripletta maschile firmata Kenya che a Londra che mancava dal 2011, con Emmanuel Mutai, Martin Lel e Patrick Makau. La più recente tripletta kenyana a Londra, invece, apparteneva al terzetto femminile composto da Mary Keitany, Edna Kiplagat e Priscah Jeptoo, tutte in gara anche oggi, che monopolizzò il podio nel 2012. Dietro i tre protagonisti, Stanley Biwott in 2:06;41, l’etiooe Regassa in 2:07:16 e Kitwara, a lungo con i primi, sesto in 2:07:43. Il primo europeo è lo spagnolo Javier Guerra, quarto agli Europei di Zurigo, settimo in 2:09:33 (personale migliorato di quasi tre minuti). Tra i primi dieci anche il russo Reunkov (2:10:10) e l’ucraino Lebid (2:10:21).

Tufa meglio delle “fantastic four”

Presentatesi a Londra con grandi ambizioni, le migliori kenyane si sono arrese a Tigist Tufa, minuta etiope 28enne emersa lo scorso anno con due vittorie a Ottawa e Shanghai, in cui ogni volta si era migliorata di circa quattro minuti. Gara moderatamente veloce nelle battute iniziali, orchestrata soprattutto da Mary Keitany, che assieme alle pacemakers Chepchirchir e Kangogo ha impresso un’accelerazione nel secondo segmento di 5 km, coperto in 16:26. In troppe davanti, il ritmo è sceso fortemente mutando lo scenario tattico (50:41 al 15° km, 1:08:03 al 20°, 1:11:39 a metà gara).

Esaurito il compito delle due lepri dopo 27 km, il tatticismo del gruppo leader ha permesso il rientro nelle prime posizioni della portoghese Felix, aggregatasi alle etiopi (Tufa, Mergia e Tsegaye), alle kenyane (Keitany, Jeptoo, Florence Kiplagat e Sumgong) e alla marocchina El Moukim nei pressi del 30° km (1:42:36).

Etiopi in fuga

Dopo uno step interlocutorio senza iniziative (35° km in 1:59:58), l’azione decisa del duo etiope Tufa-Tsegaye, rapidamente con una decina di secondi sulla Keitany, brava a riprendere la Tsegaye e affiancarla nei restanti chilometri, ma mai capace di raggiungere la Tufa, che ha via via aumentato il vantaggio per chiudere in 2:23:22 la prima vittoria in una grande maratona (vantava un lontano ottavo posto a New York). Podio completato dalla Keitany (2:23:40), che come Kipsang nella gara maschile ha perso l’opportunità di vincere a Londra per la terza volta. Chiude il tris di regine Tirfi Tsegaye in 2:23:41. Niente da fare per le altre candidate a un ruolo di primo piano Mergia (2:23:53), Florence Kiplagat (2:24:15) e Priscah Jeptoo, settima in 2:25:01 e preceduta anche dalla connazionale Sumgong (2:24:23). Prima europea la bravissima portoghese Felix, ottava in 2:25:15. Paula Radcliffe, applaudita lungo tutto il percorso dal pubblico accorso in massa anche per accompagnarla nella sua ultima maratona, ha chiuso in 2:36:55 (1:17 a metà gara).

Amburgo, Düsseldorf e Varsavia

Il debutto sui 42 km di Sylvia Kibet si è risolto in un secondo posto nella maratona di Amburgo in 2.26:16, alle spalle dell’etiope Meseret Hailu (2:25:41). Terza la namibiana Naigambo in 2:27:28, poi le europee Lobacevske (Lituania, 2:28:57)m Prokopeva (Russia, 2:29:18) e Mockenhaupt (Germania, 2:32:41). Vittoria maschile del kenyano Lucas Rotich in 2:07:17 (personale migliorato di un secondo) sull’eritreo Ghirmay (2:07:47) e sull’altro kenyano Chebogut (2:08:01). L’ex-vincitore di New York Dos Santos ha chiuso nono in 2:11:00. A Dusseldorf missione compiuta per la statunitense Annie Bersagel, che mirava al secondo successo consecutivo e al record personale, impresa raggiunta in 2:28:29 nonostante una caduta. Al romeno Ionescu il successo maschile in 2:13:19. Nella maratona di Madrid successi dei kenyani Ezekiel Chebii in 2:11:57 e Monica Jepkoech in 2:33:38.

A Varsavia l’etiope Hayle Lemi Berhanu (spodestato da Kipchoge come world leader oggi a Londra) ha vinto la seconda maratona consecutiva dopo quella di Dubai in 2:07:57. Ha superato il kenyano Chemosin (esordio da 2:08:05) e l’altro etiope Markos Geneti (2:08:11). Tra le donne, vittoria etiope di Fatumo Sado in 2:26:25 su Mercy Kibarus (2:27:06) e l’altra etiope Chaltu Waka (2:29:30). In Cina (Dongying) vittorie di Ngeno in 2:11.47 e della veterana Helena Kirop Loshanyang in 2:31:36 (grazie a Alfons Juck).

Drake Relays, James 44.22

Il campione olimpico dei 400 Kirani James vince per k.o. il primo scontro diretto stagionale con LaShawn Merritt a Des Moines (solo quinto in 45.27), centrando ancora il record mondiale stagionale in 44.22 e il record del meeting, detenuto da Michael Johnson. Nella sua scia, il saudita Al-Masrahi (44.70) e il sempreverde Chris Brown (37 anni), terzo in 44.76, record mondiale Master M35. Nella singolare staffetta dei 100 hs è arrivata la miglior prestazione mondiale stagionale in 50.50 da parte del quartetto formato da Kristi Castlin, Queen Harrison, Dawn Harper-Nelson e Brianna Rollins.

A soli cinque millesimi una seconda formazione mista, a sua volta sotto il precedente “world best”, con Tiffany Porter, Jasmin Stowers, Jacqueline Coward e Sharika Nelvis.

Stowers un lampo, 12.40

La Stowers, nella giornata conclusiva, è stata autrice di un sensazionale exploit cronometrico nella prova individuale, migliorandosi di diversi decimi in 12.40, dodicesima prestazione all-time. Fu quarta ai mondiali allievi del 2007 e quarta anche ai campionati USA dello scorso anno. Nell stagione indoor da poco conclusa aveva realizzato il secondo tempo mondiale dell’anno sui 60 hs in 7.84. A Des Moines ha messo in fila tutta la nobiltà nazionale della specialità (Haper, Castlin, Rollins e Harrison). Nella gara maschile mondiale stagionale anche per Aleec Harris in 13.16, a conferma della condizione di forma già mostrata nelle precedenti uscite. C’era anche il primatista mondiale di decathlon Eaton, settimo in 13.43. L’iridato in carica Oliver è giunto secondo in 13.19. L’olimpionico Aries Merritt quarto in 13.37.

Da segnalare anche la sconfitta di Renaud Lavillenie, terzo nell’asta (disputata al coperto per le cattive condizioni meteo) con 5,62 a causa di tre errori a 5,82 (dopo aver “passato” l’intermedio 5,72). Vittoria a Sam Kendricks con 5,82, superati anche dal canadese Shawn Barber. Per il francese termina la lunga imbattibilità che era iniziata nel 2013. Tre giorni prima aveva gareggiato in centro città, sempre a Des Moines, vincendo con 5,80. Infine, 2:00.03 di Ajee’ Wilson sugli 800 e 50.13 di Francena McCorory, altri record mondiali stagionali. Nel triplo, i due americani Claye (16.94, miglior salto dell’anno all’aperto) e Taylor (16,81) vincono agevolmente contro il francese Tamgho (16,27). Ultima nota per il 13.21 del giamaicano McLeod sui 110 hs nella gara riservata ai “collegians”.

Penn Relays: Stati Uniti-mondo 4 a 2

Le staffette USA hanno vinto quattro delle sei sfide “USA vs The World” in programma a Philadelphia, tra cui tutte quelle maschili. Nella 4×100 Rodgers, Gatlin, Young e Bailey hanno preceduto in 38.68 la formazione giamaicana composta da Carter, Frater, Livermore e Asafa Powell (38.88). Nella 4×200 con Spearmon in ultima frazione, successo in 1:20.64 ancora contro i giamaicani (1:21.45). La 4×400 (senza i migliori) è andata ancora agli USA in 3:00.85 sulle Bahamas (3:01.63). Tra le donne l’unico successo USA è arrivato nella 4×200 in 1:31.98, lo stesso tempo delle giamaicane, seconde, a loro volte uscite vincitrici nella 4×100 (43.70 con Stewart, Simpson, Calvert e Morrison sulle americane zeppe di riserve) e nella 4×400 (3:26.58 con Day, Hall, Leroy e McPherson, ancora sulle miler USA. Nelle altre gare della ricchissima e manifestazione, 65,04 del discobolo Rod Brown e ancora un africano in evidenza nel giavellotto: stavolta è il turno del ghanese John Ampomah, cresciuto fino a 81,55.

Kovacs ancora over-22

E’ il momento di Joe Kovacs, il pesista statunitense che quindici giorni fa si era portato a 22,35. per la seconda volta nell’inizio di stagione ha superato i 22 metri, vincendo con 22,06 al Triton Invitational di San Diego, una specie di santuario dei lanciatori dove spesso fioccano i risultati, specialmente nelle gare di disco. Stavolta la misura migliore l’ha ottenuta l’indiano Gowda con 65,75. Per chiudere il panorama della gare USA; ricordiamo il mondiale stagionale sui 100 maschili di Keston Bledman (Trinidad), 10.01 a Gainesville.

Haroun-bis in 44.68, Barshim si accontenta di vincere

Dopo l’exploit indoor di Stoccolma e l’esordio outdoor da 44.68 in Sud Africa, lo junior qatarino Abdelilah Haroun ha replicato al centesimo a Manama nel corso dei campionati arabi, dove sono fioccati i tempi di valore anche sui 100, pur se favoriti da un vento decisamente consistente di 4 metri al secondo (Ogunode 10.04, Al-Harti 10.05, Ouhadi 10.08 e lo junior kuwaitiano Al-Mutari 10.09). La manifestazione, cui aderiscono tutte le ventidue federazioni dell’area, si concluderà domani. Nella giornata inaugurale Mutaz Essa Barshim ha vinto la gara con 2,19 e non ha proseguito su misure più elevate. Dall’Asia anche le Hyogo Relays di Kobe, dove il kenyano Sitonik ha portato il mondiale stagionale dei 10000 a 27:42.99.

Ufficio Stampa FIDAL.
Federazione Italiana di Atletica Leggera

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Peluso

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