Medicina — 12 agosto 2005

Gli aminoacidi a catena ramificata – Gli aminoacidi , 21 conosciuti in natura, sono i componenti fondamentali delle proteine. Alcuni sono particolarmente importanti per la costruzione basale del patrimonio proteico individuale. Quelli a catena ramificata (fondamentalmente leucina, isoleucina e valina) vengono utilizzati in medicina quali componenti fondamentali per lo stimolo alla costruzione dell’albumina, proteina indispensabile per mantenere alti i livelli di pressione arteriosa. In alcune malattie, particolarmente debilitanti e gravi, quali alcune epatopatie, ma anche forme gravi di cirrosi epatica, la sintesi dell’albumina diventa pressocchè impossibile da parte di un fegato fortemente deteriorato, ed allora si deve sopperire con la somministrazione di albumina dall’esterno. L’assunzione di abbondanti dosi di aminoacidi a catena ramificata, per endovena, in campo dopante dovrebbe portare ad incrementare la disponibilità proteica e quindi avere un effetto ipetrofizzante delle masse muscolari , nonché una azione diretta sulle capacità di forza e potenza muscolare.
Il grosso problema della somministrazione a piene mani di aminoacidi a catena ramificata  è quello della sbilancio del rapporto azotato, aumentano in pratica e di molto , le sostanze azotate.
L’effetto immediato è un ipertattività che viene richiesta al sistema escretore renale, che ad alte dosi, può anche avere delle vere e proprie crisi (coliche renali, difficoltà da ipertensione renale etc.), tipiche dell’aumentato accumulo azotato. 


La dietetica fin dall’antichità si era capito che particolari cibi potessero aiutare la costruzione dell’atleta. Già nell’antica Grecia si proponevano diete ricche in carni rosse. 
Le cose sono evolute, tanto da portare agli arbori degli anni ’80 a studi di diverse case farmaceutiche, su prodotti iperproteici, composti dalle proteine nobili di origine animale, in sospensione in farina di guar, capaci di surrogare un pasto e proposte inizialmente come formule per dimagrire. In pratica si proponeva a soggetti in soprappeso di sostituire un pasto, in genere quello centrale di mezza giornata, con una bibitone di queste sostanze, regolarmente in vendita in farmacia ed approvate dai vari controlli sanitari. Il bolo iperproteico, tendeva a spiazzare a livello tissutale gli accumuli , abbondanti di grassi, con proteine e praticamente a portare il soggetto al dimagrimento.
L’evoluzione del principio nello sport fu rapido e subito ne furono identificati i benefici aspetti. Il principio base dello piazzamento dei grassi e della sostituzione con le proteine, funzionò talmente a dovere, che molti atleti perdevano grosse quantità di grassi, sostituendole con masse muscolari più toniche e potenti. Così come già detto per gli aminoacidi a catena ramificata, il rischio è quello di alterare il bilancio azotato del soggetto, elevandolo a limiti non più sostenibili da parte dell’apparato renale, che può entrare in stati di profonda crisi con deficienza funzionale consequenziale.
A latere delle sostanze dopanti vere e proprie, c’è tutta una sequela di farmaci e sostanze, che andremo a nominare quali Farmaci di tipo metabolico,   non inclusi nelle liste proibite . Si tratta in genere di prodotti, più o meno utili ad integrare le perdite metaboliche o a tentare, in modo molto ridotto e dubbio, di migliorare la prestazione sportiva, ma in alcuni casi anche completamente inutili, in pratica, per alcuni, delle vere e proprie ‘patacche’ farmacologiche messe sul mercato dall’industria spesso non proprio ‘limpida’ di questi prodotti.


 


Farmaci e prodotti di tipo metabolico


a)      fruttosio 1-6 di fosfato  – è un prodotto a base fondamentalmente zuccherina e fosforilata capace di aumentare i livelli di ATC e cAMP.


b)      Fosfocreatina – aumenta il trasporto di ATP a livello mitocondriale.


c)      Creatinol Fosfato  – ha un effetto protettivo sulla fibra muscolare.


d)      Alfa chetoglutarato di piridossina  – favorisce la resistensi di ATP, utile nell’esercizio muscolare intenso. Previene e riduce l’accumulo di lattato. Tempo fa  stante la capacità di questo prodotto di aumentare le capacità aerobiche del soggetto, si pensò di studiarlo a largo spettro. Il farmaco specifico veniva utilizzato dalla farmacopea ufficiale quale epatoprotettore. Uno studio doppi, su soggetti allenati e non allenati, dimostrò che il prodotto era capace di aumentare le capacità aerobiche nei non allenati, la stessa cosa no  accadeva negli allenati. Lo studio fu chiuso con un nulla di fatto.


e)      L-carnitina  – rende possibile un’adeguata produzione di energia ai tessuti nei quali è prevalente il metabolismo lipidico ed impedisce gli accumuli patologici. Utile nei soggetti affetti da gravi forme di ipomotilità muscolare.


f)        Citidil fosfocolina  – sono prodotti che agiscono con meccanismi di protezione dell’ipossia. Se ne rileva un uso, talvolta smoderato, negli Ippodromi per i cavalli.


g)      Estratti corticosurrenalici – utilizzati per lungo tempo come antiastenici per il contenuto in mineralcorticoidi e glucorticoidi.


h)      Taurina (O-due) – in genere è in grado di evitare i fenomeni di acidosi metabolica.


i)        Le vitamine – vitamina C  alte dosi di vitamina E – chiamate in causa per gli effetti antiossidativa. Oggi però l’uso delle vitamine è universalmente osteggiato, stante la difficoltà a tradurlo in un reale beneficio per l’organismo.


j)        L’Ubidecarenone (coenzima Q10) – utilizzato fondamentalmente per l’azione regolatrice nel trasporto elettronico nei mitocondri.


Metodiche  
L’ossigeno : nelle Olimpiadi degli anni ’50, i giapponesi sperimentarono, nella squadra di nuoto, strane assunzioni di ossigeno puro, che veniva inalato ad inizio della prova fisica. Non se ne conoscono i reali benefici effetti, anzi in taluni casi potrebbero essere abbassati e di tanto i livelli di anidride carbonica presente e capace di dare stimolo alla respirazione.


Coca Cola e bicarbonato – alcuni usano, specie negli intervalli tra prove ripetute, ad esempio, tra batterie e finale di un evento, l’introduzione di coca cola e bicarbonato di sodio. Il principio dovrebbe essere quello di ridurre l’acidificazione da acido lattico a livello periferico.


L’integrazione idro-salina
Un capitolo a parte merita questa metodica. In condizioni normali un soggetto introduce quotidianamente circa 2 litri e mezzo di acqua. In caso di perdite di acqua con la sudorazione,la febbre, la diarrea profusa, il vomito, è necessario andare a reitengrare le riserve corporee, al fine di evitare complesse forme di disidratazione.
I liquidi reidratanti devono avere una composizione molto simile a quella del sudore, essere quindi arricchiti di zucchero e prodotti oligominerali. Abbiamo narrato dell’uso del cloruro di sodio tra gli antichi maratoneti. Oggi fortunatamente esistono sostanze molto più gradevoli e ben accette.
Attenzione però lo smoderato uso di reintegratori può portare ad alterazioni dell’equilibrio idro-salino e anche ad importanti squilibrio dell’attività degli ioni sodio e potassio, fondamentali responsabili della trasmissione cardiaca e capaci, allorché alterati di dare gravi disturbi proprio di tipo cardiaco. Attenzione quindi agli abusi. Attenzione non esistono integratori alimentari e liquidi capaci di potenziare l’attività prestativa.


Autore: Vittorio Savino

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