Medicina — 17 settembre 2005

Domanda


Esiste ancora molta confusione, purtroppo, in merito alla legittimità o meno di assumere alcune sostanze. Una volta per tutte, vorrei chiarire i dubbi sulla differenza tra integratori alimentari e sostanze dopanti


Risponde il Dott. Danilo Gambarara


In termini esclusivamente medico-legali (ed in Italia dal dicembre 2000 anche penali!) le sostanze e le metodiche doping sono quelle comprese nelle liste periodicamente pubblicate dalle organizzazioni internazionali e nazionali competenti in materia (CIO, WADA, Coni, Ministero della Salute).


L’uso di alcuni di questi farmaci è proibito sotto qualsiasi forma di somministrazione (ad esempio gli steroidi anabolizzanti), altre sostanze sono permesse solo per via locale (cortisonici), altre sono o erano considerate doping solo se assunte in quantità non alimentari (come, sino a qualche tempo fa, la caffeina).


Non sono quindi considerate sostanze dopanti quelle contenute nei prodotti comunemente indicati come ‘integratori alimentari’ purché contengano sostanze la cui vendita sia consentita, anche se l’articolo 1 comma 2 della Legge 14 dicembre 2000, n. 376 “Disciplina della tutela sanitaria delle attività sportive e della lotta contro il doping” suggerisce che un uso indiscriminato di tali sostanze potrebbe comunque essere considerato pratica dopante.


Infatti:


articolo 1 comma 2 -Costituiscono doping la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti.-


L’utilizzo della creatina  per periodi prolungati ad alti dosaggi potrebbe rappresentarne un possibile, valido esempio.
Per quello che invece concerne le valutazioni scientifiche dell’utilizzo degli integratori dovremmo farci, nell’ordine di importanza, alcune domande: l’integratore che andiamo a somministrare è


1 INNOCUO ?
2 LEGALE ?
3 NECESSARIO?
4 EFFICACE?


1- Pur chiaramente non potendo paragonare l’integrazione alla somministrazione di sostanze farmacologicamente attive, non sono rari i casi di farmaci che pur essendo stati sottoposti a rigorosi protocolli di ricerca rivelano, a distanza di anni e dopo un uso intensivo, inaspettati e gravi effetti collaterali. Ma, in questo caso la gravità delle patologie trattate rendeva se non accettabile almeno possibile il rischio.
E’ comprensibile che quando lo scopo sia esclusivamente migliorare la prestazione sportiva non possa essere accettabile anche il potenziale minimo rischio per la salute, considerando anche il fatto che spesso dosaggi, periodi di somministrazione vanno ben oltre le indicazioni.


2-Un altro rischio è il cosiddetto ‘doping involontario’: sono noti alcuni casi (estremamente più rari di quanto atleti risultati positivi all’antidoping vogliano far credere ), di integratori, che pur dichiarando componenti assolutamente permessi, risultavano inquinati colposamente o colpevolmente da sostanze ‘doping’. L’avvertenza, quindi, qualora si decida di far uso di integratori, di rivolgersi ad aziende ‘serie’ che garantiscano quanto dichiarando sulle etichette evitando, per quanto è possibile, incauti acquisti on-line, forse più economici ma spesso meno sicuri.


3- Ferma restando la correttezza della reintegrazione, cioè la necessità del rapido recupero di quello che si è consumato durante l’esercizio fisico impegnativo, occorre chiedersi quanto l’uso così diffuso di reintegratori non sia solo una ‘moda’, un bisogno creato per scopi commerciali anche in quei casi in cui una normale, corretta alimentazione sia per se sufficiente al recupero.


4- Esiste una sterminata bibliografia sugli integratori, anche se gli studi ad alto valore ed attendibilità scientifica non sono così numerosi. Visto l’estrema varietà e diversità delle sostanze attive classificate come integratori è difficile dare una risposta univoca sull’efficacia degli stessi. Bisogna comunque sempre diffidare di prodotti che promettono effetti portentosi: quasi sempre non hanno alcuna attendibilità scientifica o magari sono efficaci a dosaggi molto vicini a quelli potenzialmente dannosi.


Concludendo possiamo affermare che una alimentazione corretta e ben bilanciata, basata il più possibile su prodotti freschi, di stagione e di provenienza locale, nella gran parte dei soggetti che praticano sport ai vari livelli è di per se sufficiente a garantire un corretto e sufficiente apporto nutrizionale. Nei casi, numericamente assai più rari, di atleti o di altissimo livello o in particolari periodi del ciclo di allenamento o di gara, può avere una fondata giustificazione l’utilizzo, per brevi periodi e sotto controllo di personale professionalmente preparato, di integrazione nutrizionale rivolta a risolvere specifiche e ben delineate esigenze nutrizionali.


 

Autore: Dr. Danilo Gambarara

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