Cronaca HOME PAGE — 12 novembre 2011

Le malattie sanno essere ingiuste come poche altre cose, specie quando ti portano via prima l’anima e poi il corpo. Renato D’Amario ha vissuto tutto questo, sempre più silenzioso, sempre meno lui, fin quando è arrivata la notizia nella serata di ieri. Una notizia forse attesa, di sicuro temuta, eppure quando il trillo del telefonino ha squarciato una giornata relativamente tranquilla, sapere che Renato D’Amario ci aveva abbandonato all’età di 67 anni, ha provocato in tutti noi un dolore immenso e migliaia di ricordi davanti agli occhi.
Tutti gli amanti dello sport abruzzese e dell’atletica leggera in particolare conoscevano Renato. Quante storie da raccontare, quanti pomeriggi trascorsi insieme allo stadio di Pescara, o in pineta d’Avalos o per le strade cittadine ad allenarsi, Renato sempre presente con il suo entusiasmo e con il suo cronometro in mano.
Eccezionale talent scout, una risorsa enorme per quell’atletica fatta di sacrifici e di amalgama che rischia di scomparire. Quella automobile sempre stracarica di borsoni e ragazzini, che lui ogni giorno andava a prendere prima dell’allenamento e riportava a casa alla fine della seduta, battuta pronta e la raccomandazione di studiare anche, ogni tanto, lui che a scuola da insegnante ci aveva passato una vita.
Sotto le sue cure sono nati atleticamente campioni come Marco Barbone – vicecampione europeo Juniores sui 1500 m, che oggi piange inconsolabile come un figlio che non ha più la sua guida – ma senza far torto a nessuno, decine, centinaia, migliaia di ragazzi diventati atleti veri nel tempo: Daniela, Federico, Simona, Gisella, Walterino, Dimitri, Gianfranco, Michele, Stefania e Paola, Luca, Alessandro, Alberico, non passava stagione che Renato non tirava fuori dal cilindro una nuova promessa.
Perché quei ragazzi non li aspettava dal cielo, li andava a scovare, a cercare nelle scuole, nelle strade, nei campetti, li guardava negli occhi e capiva. E non sbagliava quasi mai. E se sbagliava, poco male, aveva regalato loro anni di pomeriggi indimenticabili – caldo, freddo, sole, pioggia, che importava! – trascorsi insieme, cementando amicizie vere che duravano una vita.
E’ stato uno dei primi maratoneti della nostra regione, un pioniere, è stato organizzatore di corse di successo, è stata sua l’idea della Maratona Dannunziana, è stato fondatore di importanti società di atletica leggera. Chi può dimenticare l’Atletica Pescara, il Club Accaputo, il mitico Ellesse Running Team, l’attuale Farnese Vini?
Lo piangono in tanti. Le condoglianze vanno alla famiglia, alla paziente moglie Maria Pia, ai figli Vanessa e Danilo, al nipotino Luca.
Le esequie si terranno domattina alle 10 a Spoltore, nella chiesa centrale di San Panfilo.

 

PAOLO SINIBALDI – UFFICIO STAMPA CONI C.P. PESCARA

 

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