Cronaca — 18 aprile 2007

 Avendo partecipato ad entrambe le maratone, disputatesi recentemente, tenterò di analizzare in modo  quanto più possibile obiettivo, tutti gli aspetti che le hanno caratterizzate e da me percepiti  positivi o negativi.
15 aprile 2007, il metrò mi ha portato velocemente da via Ordener -18° quartiere di Parigi (dove alloggiavo) all’ Avenue des Camps Elysees – 1° quartiere di Parigi,  luogo di partenza della maratona. Alle ore 7,15 ero già lì, come mia consuetudine arrivo molto presto sul luogo della gara.
Da un grafico riportato sul depliant illustrativo (scritto solo in due lingue: francese ed inglese) ricevuto insieme al mio pettorale, avevo avuto modo di riscontrare la diversità del punto di partenza da quello dell’arrivo e che il deposito borse era prossimo all’arrivo.
Premetto la mia scarsa conoscenza delle lingue straniere, ma dall’organizzazione di una maratona che ottiene un numero così alto di iscritti (35.000), con gente proveniente da più parti del pianeta, mi sarei aspettato una maggiore considerazione verso i diversamente bilingue (francese e inglese) nello scrivere il regolamento. L’organizzazione della maratona di Roma, con poco meno della metà degli iscritti, ha redatto il suo regolamento in cinque lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo; in pratica un regolamento fruibile per tutti.
Ritorniamo al punto della partenza; guardo in giro per cercare le indicazioni del deposito borse e non ne trovo. Con difficoltà, a causa della lingua non di mia conoscenza, chiedo agli organizzatori la strada da percorrere per arrivare al luogo desiderato; lo trovo, finalmente, dopo avere percorso circa due chilometri. A Roma, invece, il deposito borse era ben segnalato e non distante dal luogo della partenza.
Gli spazi destinati alle partenze (griglie di partenza) erano ben protetti e sorvegliati, così come a Roma, ma quelli della maratona di Parigi avevano una peculiarità in più. In ognuno di questi spazi di partenza erano presenti due WC chimici e due strutture di PVC portanti tre orinatoi molto discreti (non sarebbe il caso da prendere come esempio?). Gli stessi bagni chimici erano presenti in numero sufficiente nella zona del deposito borse che, come già detto, coincideva con la zona di arrivo.
Il percorso della maratona di Parigi era formato in larga parte da strada asfaltata, (un giornale francese ha denominato il vincitore della maratona Mubarak re del bitume); i tratti dove erano presenti i cubetti di porfido, questi erano ben sigillati. A Roma il percorso era formato quasi dal 50% di cubetti di porfido e dal 50% di asfalto, però, in molti tratti di strada con presenza di cubetti di porfido mancava la perfetta sigillatura tra di essi (percorso più impegnativo quello di Roma).
I ristori, sono stati puntuali in tutte due le maratone, ma nel 1° ristoro della maratona di Parigi, oltre alla sola acqua (come a Roma), erano presenti frutta fresca e secca. I chilometri, benché segnalati bene in tutte due le maratone, in quella di Parigi erano maggiormente evidenti perchè evidenziati con una bandella di asfalto di colore verde o bianco, di circa 10 cm, sovrapposta sull’intera larghezza dell’asfalto stradale ed, inoltre,  erano segnalati anche le miglia. La partecipazione spontanea delle persone e quella organizzata dei gruppi musicali è stata notevole  in entrambe le maratone. L’assistenza ai podisti all’arrivo è stata sempre presente e portata in modo professionale e gentile, in entrambe le maratone.
Da questa mia breve e sintetica panoramica sul confronto tra le due maratone concludo rilevando che i luoghi e le piazze attraversate sia a Roma sia a Parigi sono molto belli e suggestivi, ma le emozioni che riesce a trasmettere la maratona di Roma con gli attraversamenti dei suoi luoghi <eterni>, luoghi attraversati da storia millenaria che sembra quasi di toccare con mano, credo che nessuna maratona al mondo riuscirebbe mai a trasmettere, nemmeno quella di Parigi.

Autore: Francesco Diana

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