Maratone e altro slide — 04 giugno 2013

Comrades

Nurgielva-sistersE venne il giorno delle Comrades, la più grande ultra-maratona del mondo.
Più grande per qualità tecnica, da sempre, ma anche per numero di partecipanti, e di gran lunga! Basti pensare che quest’anno hanno portato a termine la prova esattamente 10.186 corridori, nel severo tempo massimo di 12 ore sui 89,7 chilometri del classico percorso da Pietmaritzburg a Durban, corrispondenti (con molta larghezza) a circa 14 ore sulla classica distanza dei 100km.
Con un tempo massimo simile, ad esempio, al Passatore sono arrivati in 898.
La maggiore ultra-maratona su strada non africana, informiamo, è la 100km del Lake Saroma, in Giappone (2394 arrivati nel 2012) mentre la prima in Europa è la tedesta Rennsteiglauf, che quest’anno ha toccato quota 2157 arrivati. Nel Nord-America la maggiore corsa ultra è la JFK50, una 50 miglia che viaggia intorno ai 1000 arrivati ogni anno.
Detto questo, passiamo ad occuparci dell’edizione 2013, 88^ della serie. La prima edizione venne infatti disputata il 24 maggio 1921 e venne vinta da Bill Rowan in 8:59.00
Crono già discreti, nonostante le distanza sconosciuta facesse veramente paura. Ma già nel 1925 il grande Arthur Newton (5 vittorie) fu capace di correre in 6:24.45
Altro grandissimo personaggio nella storia delle Comrades è stato Wally Hayward, anch’egli capace di 5 vittorie. La sua storia è molto particolare perchè esordì nel 1930 vincendo, per poi dedicarsi alla carriera militare. Solo dopo la 2^ Guerra Mondiale tornò sulle strade delle Comrades, realizzando altre quattro vittorie a partire dal 1950, dopo vent’anni!
Accenniamo infine al grande Bruce Fordyce, record-man di vittorie con nove successi, l’ultimo dei quali nel 1990.
Le signore vennero ammesse nel 1965, fra mille pregiudizi, e definitivamente dal 1970. Per nulla convinte di dover andare piano, produssero personaggi di tutto rispetto, quali la maratoneta Frith van del Merwe, tuttora primatista mondiale dei 50km e record-woman della prova con 5:54.43, mentre il record maschile appartiene al russo Leonid Shevtsov, un maratoneta da meno di 2:10 che nel 2007 vinse in 5:20.49
Ancora, va segnalato che le gemelle russe Yelena ed Olesya Nurgalyeva, vincono a turno dal 2003, serie vincente interrotta unicamente nel 2005 dalla formidabile russa Tatyana Zhirkova, e prolungata anche quest’anno.
Quest’anno oltre 12.000 ultramaratoneti si sono presentati alla partenza, avvenuta alle 5.00 del mattino (!) dalla città di Durban, e si sono slanciati sulla strada che porta a Pietmaritzburg, distante quasi 90 chilometri. Tutti costoro si sono dovuti qualificare per iscriversi alle Comrades, attraverso varie prove opportunamente distribuite. Per la verità, come si comprende, non si tratta di una qualificazione particolarmente difficile: sostanzialmente ciascun atleta deve però dimostrare di essere in grado di portare a termine una ultra-maratona.
La gara si è sviluppata dimostrando presto quali sarebbero stati i dominatori.
In campo maschile il sud-africano Claude Moshiywa ha dominato fin dalle prime battute, andando infine a vincere in tutta tranquillità nel tempo di 5:32.09. Secondo è arrivato lo svedese Jonas Buud, con quasi dieci minuti di distacco (5:41.21). Questo corridore europeo è un atleta buono ma non eccelso, nettamente inferiore al nostro Calcaterra. La sua prestazione odierna ci conforta nella nostra affermazione che Re Giorgio, qualora volesse provarcisi, potrebbe clamorosamente vincere questa corsa, che è la regina di tutte le ultra.
Seguono Mposel Ntlosoeu (5:43.38), Ludwize Mamabolo (2:45.49), Johannes Kekana (5:48.27) e Henry Moyo (5:48.52).
In campo femminile, come si diceva, la gemelle Nurgalieva hanno prontamente rimesso le cose a posto dopo la delusione della Two Oceans, persa quest’anno per la prima volta, andando subito in testa ed imponendo un ritmo che tutte le altre hanno prontamente declinato.
Volata finale fra le due, con vittoria per Yelena in 6:27.58 davanti ad Olesya in 6:28.09.
Seguono, da lontano, l’altra russa Irina Antropova (6:44.36), l’inglese Jossia Zakrzewski (6:53.29), Charne Bosman (6:53.35) e la russa Marina Zhalybina, vecchia gloria, in 6:56.55

 

Zegama Aizkorri
image006Nel cuore del Pais Basco si disputa da diversi anni la regina delle maratone di montagna: quella che conduce gli avventurosi podisti su fino alle vette della Sierra Aizkorri e poi a capofitto giù verso i paesini del fondovalle.
Le arcigne cime della Sierra sono prive di alberi e ricche di rocce, il che crea sentierini mozza-fiato e passaggi dove prestare molta attenzione.
Ma per ogni albero che manca, spuntano dieci spettatori che mai si annoiano di incoraggiare i corridori, col loro tradizionale grido di “anìmo, anìmo!”
La gara è davvero molto dura, come testimonia anche il tempo del vincitore: 3:54.38- Quasi quattro ore che sono davvero molte specie se riferite al re assoluto di questo genere di corse: il basco Kilian Jornet Burgada (e chi, sennò?)
Secondo dei maschietti, ma terzo al traguardo, è stato lo spagnolo Luis Alberto Hernando, a 54 minuti dal connazionale.
La norvegese Emelie Fossberg è arrivata prima delle donne, ma anche seconda in assoluto!
Non esistono riferimenti cronometrici noti su distanze e modalità tradizionali corse da Kilian, ma ci vuol poco per affermare che il basco vale almeno 2:20 in una maratona tradizionale, ammesso e non concesso che avesse voglia di prepararsi per una corsa “noiosa” come questa!
Numerosi italiani partecipano ogni anno alla prova. Quest’anno segnaliamo le eccellenti prestazioni di Emanuela Brizo, una specialista di tutto rispetto, arrivata quarta dopo la norvegese Emelie Fossberg, la spagnola Maria Picas Albets e l’altra norvegese Kremer.
Molto bene anche l’altra italiana Silvia Serafini, sesta, ma in generale positiva trasferta per tutti gli azzurri.
La gara era valida per la Sky Race World Series.

Ottawa
OttawaIl forte etiope Tariku Jufar ha vinto la maratona di Ottawa, col nuovo record della corsa fissato dopo 2:08.04 di corsa. Il precedente record apparteneva a Laban Moiben.
La lepre keniana Luka Rotich ha continuato la sua corsa fino al traguardo, finendo secondo in 2;08.11. Più lontano il terzo, l’etiope Gashaw Melese in 2:10.23
Anche fra le donne si è realizzato il nuovo record del percorso. A siglarlo è stata Yeshi Esayias, anche lei etiope, in 2:25.30, con il quale ha anche difeso il suo titolo del 2012.
Misiker Mekonnen ha cercato fino all’ultimo di contrastare la più titolata connazionale, ed alla fine è stata seconda in 2:25.44. Podio tutto etiope, completato da Sechale Delasa, terza in 2:27.31
Tariku Jufar vanta in maratona un PB di 2:06.51, realizzato nel 2012, anno in cui ha vinto la maratona di Houston (foto) e quella di Beijing

Stockholm
Continua la stagione delle grandi gare del nord, ospitate nelle principali città della Scandinavia. Dopo la bella maratona di Copenhagen, ecco adesso quella di Stoccolma, che si segnala per aver portato al traguardo 15.679 corridori, nuovo record della corsa e cifra assolutamente notevole, ben superiore, ad esempio, a quella totalizzata da Roma.
Percorso che toccava tutti i punti più importanti della città, e perciò reso abbastanza tortuoso e tale da appesantire (relativamente) i tempi. Ha vinto l’etiope Shumi Gerbara Eticha (nato nel 1982) col tempo non straordinario di 2:16.13 nettamente davanti al keniano Stephen Chelimo (2:17.51) e all’altro etiope Endale Takileab in 2:18.29.
Fra le donne, la conosciutissima svedese Isabellah Andersson (di origini keniane) ha trionfato molto nettamente in 2:33.49 davanti a Halima Hussein Beriso (2:41.57) ed alla svedese (stavolta anche di nascita) Frida Lunden (2:46.42)
Il primo degli europei è… Mustafa Mohammed, cittadinanza svedese, quarto in 2:20.08, davanti ad una lunga teoria di africani naturalizzati. Il primo fra i nati in Svezia è stato invece David Nilsson, undicesimo in 2:25.45
Erano presenti anche un discreto numero di maratoneti-turisti italiani, i migliori dei quali sono stati Michele Evangelisti, 111^ in 2:49.42, e Rita Grisotto, 125^ in 3:26.11

Rapa Nui

Rapa Nui è il nome indigeno dell’Isola di Pasqua, un lembo di terra emersa sperduto nel cuore dell’immenso Oceano Pacifico, lontano da tutto e da tutti. L’isola non avrebbe conosciuto la fama e la gloria turistica che le arridono se i suoi antichi abitanti, prima di scomparire, non l’avessero cosparsa di gigantesce quanto enigmatiche statue, i Moai, tutte rivolte verso il mare e tutte col capo coperto di roccia rossa, a simboleggiare un cappello o, chissà, una capigliatura dal colore insolito da quelle parti.
Pare addirittura che la realizzazione di queste statue sia la principale responsabile della spoliazione dell’isola di ogni sua presenza vegetale d’alto fusto, a sua volta responsabile della scomparsa dell’intera popolazione.
Oggi Rapa Nui appartiene al Cile, che ne ha giustamente fatto un’oasi protetta, dove si tenta di salvare dal turismo quel poco che non è stato distrutto dal tempo.
La corsa, attività ecologica quant’altre mai (basta fare un pò d’attenzione) si inserisce perfettamente in questo ambiente. E così ogni anno si disputa una maratona, col consueto contorno di una mezza maratona e di una 10 chilometri.
Un cinquantina i partecipanti alla gara principale, tutti preceduti da Sergio Gonzalez (3:10.22) e da Beth Lowenthal (3:46.14). Nella gara di contorno si sono cimentati anche diversi nativi, che però sono cileni presenti sull’isola per motivi di lavoro.

 

 Le maratone del periodo nel mondo e altro

 

 

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