Atletica News slide — 03 marzo 2013

goteborgAncora una giornata felice per l’Italia ai Campionati Europei indoor di Goteborg. Due medaglie anche oggi, l’oro di Daniele Greco nel salto triplo (ottenuto con la misura di 17,70, mondiale stagionale, tre soli centimetri meno del primato italiano di Fabrizio Donato) e il bronzo di Michael Tumi nei 60 metri (6.52, oro al francese Vicaut, argento al britannico Dasalou, entrambi accreditati di 6.48). Un tumulto di emozioni nella gara di Greco, menomato in avvio dai postumi di una problema alla caviglia sinistra, quella di stacco. Il risultato copertina arriva nel quarto turno, segnando, viste anche le difficoltà degli avversari, la chiusura anticipata della gara. Tumi è stato bravo ad avvicinare il suo recente record italiano (il 6.51 di Ancona), ma probabilmente non ha ottenuto ciò che avrebbe davvero voluto, ovvero il trono europeo. Settimo posto nella finale dei 1500 metri per la giovane Giulia Viola, e quinto posto per un grande Gianmarco tamberi nell’alto, capace di arrampicarsi a 2,29 e di lottare fino a 2,33 con gli avversari per le medaglie. Terzo posto parziale per gli azzurri nel medagliere e nella classifica a punti.

LA CRONACA DELLE GARE

DANIELE GRECO MEDAGLIA D’ORO CON 17,70!
Triplo uomini – Finale –
La sofferenza di questi giorni, tra compressioni articolari, tensioni muscolari, fantasmi di ogni tipo, diventa insopportabile quando i giudici spendono interminabili secondi per misurare il quarto salto di Daniele Greco. Lui, le mani giunte, attende in silenzio, mente la torcida azzurra non smette di gridare, tra presidenti, tecnici, dirigenti di club, compagni di squadra, amici. E’ lunghissimo, il balzo di Greco: 17,70, sancisce alla fine il display, dichiarando una sorta di conclusione anticipata della gara. Greco è campione d’Europa, porta il primo oro italiano nella XXXII edizione dei Campionati Europei indoor, il 27esimo nella storia della manifestazione, il secondo nella storia della specialità per i colori azzurri dopo quello di Fabrizio Donato a Torino 2009, il terzo tra uomini e donne, considerando quello di Simona La Mantia a Parigi 2011. Greco manca il primato italiano dell’amico Fabrizio di 3 soli centimetri, avvicinando il 17,73 che regalò l’argento europeo a Donato due anni fa, costringendo il francese Tamgho al record del mondo per batterlo; e, per concludere l’analisi statistica, fissa il mondiale stagionale 2013. L’acuto è il vertice di una gara tutta sopra i 17 metri, cominciata a 17,00, presguita con un nullo, e con un 17,15, rintuzzando i tentativi di rimonta dei russi Samitov e Fyodorov, alla fine argento e bronzo con 17,30 e 17,12. Gli antidolorifici ad attenuare il fastidio alla caviglia e quello al pube, ultimo degli acciacchi di questo gigante pugliese nato a Nardò 24 anni fa (maglia Fiamme Oro, allenato da Raimondo Orsini). “La dedica è per Fabrizio Donato, molto più che un amico – dice con un sorriso che tradisce la forte emozione – so quanto ci teneva ad essere qui, e so quanto avrebbe voluto fare una doppietta oro-argento con me agli Europei. Sono sicuro che ci riusciremo, prima o poi. Sapevo di poter saltare lontano, lo sapevo già da un bel po’, ero in ottime condizioni di forma. Ma riuscire a farlo davvero è un’altra cosa. Avevo dolori un po’ dappertutto, ma anche tanta voglia di prendermi la medaglia d’oro. Devo essere onesto, per uno come me, che è arrivato quarto all’Olimpiade, questa era una gara da vincere ad ogni costo, non c’erano avversari che potessero impensierirmi sul serio. Aver vinto con questa misura è ancora più bello, perché da valore alla gara”. Uomo di fede, Daniele Greco. Fede profonda, sincera. Come testimoniato dalla maglia indossata nel giro d’onore: Jesus lives in me, Gesù vive in me, la scritta sul petto. L’atletica italiana ha oggi un uomo in grado di guardare alla scena mondiale con aspirazioni da protagonista. Fino a Rio, ed oltre.

MICHAEL TUMI MEDAGLIA DI BRONZO!
60, uomini – Finale
– Alla fina, arriva la medaglai tanto agognata, ma forse, per Michael Tumi, del colore meno gradito. Il vicentino è bronzo in 6.52, alle spalle del framcese Jimmy Vicaut e del britannico James Dasalou, finiti nell’ordine ma entrambi capaci di correre in 6.48. Tumi, dalla terza corsia, parte piuttosto bene (reazione in 0.160), ma come, e forse meglio di lui, lasciano i blocchi i due avversari, che gli stanno sulla destra. Il vicentino sembra guadagnare qualcosa, anche se poi, la torsione del capo verso i due, finisce per togliergli la gioia del primato italiano, distante un solo centesimo di secondo (6.51). Dietro il podio, il vuoto: il norvegese Saidy Ndure è quarto, in 6.61. “Sono emozioni contrapposte – racconta Tumi nel dopo gara – sono contento per la medaglia, anche se in effetti in me c’è un po’ di rammarico. Speravo almeno nell’argento, per quello che si era visto nel Campionato e nella stagione. Poi, in finale, il britannico Dasalou ha tirato fuori il jolly, e sono finito al terzo posto. Il mio obiettivo era correre in 6.49, ma a conti fatti, ci fossi anche riuscito, non sarei andato oltre il bronzo; 6.48 è veramente forte, complimenti a loro. Ho pagato qualcosa in avvio, tra la reazione allo sparo (0.160, ndr) e il fatto di non averli vicini a me, non snetirli al mio fianco. Comunque, ho corso sui miei limiti, e se guardo alla mia stagione, alla regolarità su tempi che mai avevo raggiunto prima, i due record nazionali, la medaglia continentale, non posso che essere soddisfatto. E chiaro che poi ti ci trovi e vuoi tutto, io sono fatto così.

Ora guardo con fiducia alla stagione all’aperto, sono sicuro di poter dire la mia anche sui 100 metri”.

1500m donne – Finale – Abeba Aregawi era pronta al monologo di fronte a quello che è diventato il suo pubblico e lo si è visto fin dal primo metro. La 22enne ex etiope (oggi svedese) ha dominato il miglio metrico, chiudendo in solitaria in 4:04.47, pubblico tutto in piedi a scandire il ritmo di corsa. Alle sue spalle, nella gara delle “altre” (tra l’altro senza la spagnola Natalia Rodriguez, non partita), lo sprint regala l’argento alla spagnola numero due Isabel Macias e il bronzo alla polacca Katarzyna Broniatowska. Giulia Viola è ancora una volta molto brava: partecipa alla bagarre conclusiva e si piazza al settimo posto finale, in 4:16.83. Una bella presa di coscienza per la mezzofondista veneta, alla prima grande esperienza internazionale in azzurro.

Alto uomini Finale – A Goteborg come ad Helsinki. Ancora un quinto posto, stavolta con 2,29, per Gianmarco Tamberi che agli Euroindoor pareggia il piazzamento ottenuto nel 2012 alla rassegna continentale all’aperto in Finlandia. Il finanziere marchigiano, 21 anni da compiere il 1° luglio, era volato in Svezia, malgrado l’influenza lo avesse tenuto a letto nei giorni prima della partenza. Archiviata la qualificazione, oggi ha intrapreso la finale con cinque salti per altrettante quote (2,15 – 2,19 – 2,23 – 2,25 – 2,27) della progressione. Il 2,29 arriva, invece, alla seconda prova. A questo punto in gara sono solo in cinque e lo scoglio da superare è alto 2,31. La stessa misura del suo personale all’aperto, un centimetro sopra quello indoor realizzato lo scorso 6 febbraio a Banska Bystrica. I primi due tentativi non vanno a segno, al terzo l’azzurro – oggi in pedana con la barba rasata soltanto su metà del viso – decide di giocarsi l’ultima chance direttamente a 2,33. Sarebbe record italiano assoluto eguagliato e migliore prestazione Promesse che ora detiene in coabitazione con Fabrizio Borellini (Budapest 1988), ma nella fase di richiamo delle gambe, trascina l’asticella con sè e resta fuori dalla lotta per le medaglie. I gradini più alti del podio parlano, quindi, russo con l’oro che va al 22enne Sergey Mudrov che con 2,35 si lascia alle spalle il connazionale, viceiridato 2011, Aleksey Dmitrik, argento a 2,33. Bronzo per il ceco Jaroslav Baba (2,31) davanti al greco Adonios Mastroras (2,29 alla prima). “Fino a 2,29 mi stringerei la mano – le parole di Tamberi – ma per il resto non posso essere contento. Credo di valere misre attorno a 2,33, e se non riesco a saltarle non posso essere contento. Certo, se poi analizzo la situazione a livello più generale, se considero che fino a qualche giorno fa non ero certo nemmeno di essere qui per l’influenza, è chiaro che la gara di oggi acquista un valore diverso. Ma oggi stavo bene, avrei dovuto fare di più. L’estate? Diciamo che sono fiducioso: aver saltato 2,30 a Banska Bystrica (il 6 febbraio, ndr) e 2,29 qui agli Europei, vuol dire che il lavoro è stato fatto bene”.

60m uomini – semifinali – Michael Tumi impone la sua legge anche nel secondo turno, gestendo il norvegese Jaysuma Saidi Ndure, più lesto di lui allo sparo (0.133 contro i 0.158 dell’azzurro) ma battuto di un centesimo al traguardo (6.58 contro 6.59). La dimostrazione di superiorità del vicentino sta proprio in questo: nonostante una reazione ed una fase di avvio poco più che standard, quando il motore entra in coppia, nessuno sembra poterlo contrastare. Almeno, nessuno di quelli schierati nella sua semifinale. Avanzano anche il britannico  Aikines-Aryeetey (6.64) e il francese Biron (6.65). Nella seconda semifinale, una (mezza) sorpresa: il francese Jimmy Vicaut è battuto dal britannico Dasalou, che stampa un gran 6.52. Il transalpino si lascia comunque portare negli ultimi tre-quattro appoggi, e chiude in 6.60. In finale anche lo svedese Rose (6.63) e il tedesco Reus (6.66). Simone Collio, vittima di un problema muscolare nella batteria di ieri, prova lo stesso a difendersi, ma intorno ai 40 metri sceglie il folle, per arrivare al traguardo in 6.89. Tra poco più di un’ora la battaglia per l’oro. Da quel che si è visto, sono tre gli uomini che possono aspirare al successo: Vicaut, Dasalou, e Tumi, anche se più d’uno degli altri finalisti ha nelle proprie corde tempi da vittoria.

Oggi pomeriggio ai XXXII Campionati Europei Indoor di Goteborg, cinque italiani in gara, tre dei quali in finale: Gianmarco Tamberi (alto), Giulia Viola (1500), Daniele Greco (triplo). Michael Tumi e Simone Collio sono, invece, attesi dalle semifinali dei 60 metri (finale sempre stasera). Oggi si assegnano in tutto 7 titoli: 4 maschili (alto, triplo, 3000, 60) e 3 femminili (lungo, asta, 1500).

TV – Diretta reti Rai Sport ed Eurosport secondo questo programma. La diretta streaming è disponibile sulla piattaforma dell’Eurovisione, a questo LINK.

La terza giornata di gare degli Europei indoor di Goteborg si apre con la quinta medaglia per l’Italia: Simona La Mantia è bronzo nel salto triplo, atterrando a 14,26 (oro all’ucraina Saladuha, 14,88, mondiale stagionale, argento alla russa Gumenyuk, 14,30). Si ferma invece ai piedi del podio la prova maiuscola di Chiara Rosa nel getto del peso, quarta con lo stagionale di 18,37 (oro alla tedesca Schwanitz, 19,25). Nel pomeriggio, chiusura della manifestazione. Per i colori italiani, in campo Alessia Trost nella finale dell’alto, e Audrey Alloh nella semifinale (ed eventuale finale) dei 60 metri.

SIMONA LA MANTIA MEDAGLIA DI BRONZO NEL TRIPLO, 14,26!

Triplo donne – Finale – Dall’oro di Parigi al bronzo di Goteborg. Due anni dopo, Simona La Mantia è ancora sul podio continentale del triplo, finendo al terzo posto (14,26) alle spalle dell’ucraina Saladuha e della russa Gumenyuk. E’ un obiettivo centrato per la 29enne palermitana delle Fiamme Gialle, a cui, insieme al tecnico Michele Basile, va riconosciuto il merito di essersi presentata qui nella miglior forma possibile, considerato anche l’infortunio all’anca patito in gennaio. Riavvolgimento del nastro, rewind per i tecnologici e gli anglofili: la gara prende fin dal via una sua configurazione. La superfavorita della vigilia, l’ucraina Olha Saladuha, firma subito la medaglia d’oro virtuale, atterrando ai 14,88 della miglior prestazione mondiale 2013. Dietro di lei, parte il duello tra la La Mantia e le russe Gumenyuk e Mosina. L’italiana apre con 14,24 e si piazza al secondo posto; viene poi scavalcata da Gumanyuk (14,25); si riporta avanti nel turno successivo con 14,26. La russa al quarto salto passa ancora al secondo posto, atterrando a 14,30, mentre la Mosina segue sempre da 14,21. Sembra essere tutto in bilico. E invece, non accadrà più nulla fino alla conclusione, fino al giro d’onore con il tricolore (l’ennesimo in carriera per l’azzurra, va sottolineato).

Questa la serie della siciliana: 14,24; 14,04; 14,26; N; N; 14,04). “Ho lottato con le unghie e con i denti per difendere il mio titolo – racconta nel dopo gara – e con un inverno diverso probabilmente sarei riuscita a farlo anche meglio di così. La Saladuha ha tolto subito di mezzo la medaglia d’oro, e noi altre ci siamo dovute un po’ “azzannare” per argento e bronzo. Sono felice di non essermi arresa”. Il bendaggio all’anca, visibile in gara, è il segno dei problemi fisici.

 

“Ho rimediato una sublussazione in allenamento, e ho dovuto rivedere i miei piani per molto tempo (tre settimane circa, raccontava Basile questa mattina, ndr); ho fatto tanta fisioterapia, lavoro alternativo, ripeto, senza arrendermi. Quindi, a conti fatti, va bene così…No, anzi, non va bene per niente – si corregge immediatamente – l’unica cosa che salvo è il fatto di esserci. Io ci sono”, ripete, scandendo le parole. “Ho tante dediche da fare: mio marito Alessandro (sposato il 6 ottobre, ndr), il mio tecnico Michele Basile, la mia società, le Fiamme Gialle, i fisioterapisti Antonio Abbruzzese, che è venuto fino a Palermo per seguirmi, e Domenico D’Angelo; e ringrazio la FIDAL, che non mi ha mai messo pressione in alcun modo, dandomi anche la possibilità di curarmi e di pensare all’Europeo”.

Peso donne – Finale – Chiara Rosa accarezza il sogno di una medaglia per quasi metà gara. Fino a quando, al terzo turno, la tedesca Schwanitz riesce a scrollarsi di dosso il torpore mattutino, piazzando il 18,47 del sorpasso sulla padovana, bronzo momentaneo. Per lei, l’apertura era stata di 18,37, miglior prestazione stagionale, e la cifra di un ottimo approccio alla gara. Nel finale, poi, le bioniche vengono fuori: a Schwanitz suona finalmente la sveglia, ed il suo 19,25, che scavalca il 19,04 della russa Kolodko, vale l’oro. Bronzo alla bielorussa Kopets, 18,85. Chiara Rosa è quarta, guadagnando una piazza rispetto alla qualficazione, ai danni dell’altra russa, Irina Tarasova. “Temevo che andasse così – le parole della Rosa – ovvero che sarei arrivata quarta, ai piedi del podio. Ma considerati i tanti problemi fisici della vigilia, non posso che essere contenta. La fascite plantare al piede sinistro mi ha tormentato, e arrivare allo stagionale nella finale degli Europei è già una discreta soddisfazione. Certo, ho beccato la gara in cui con 18,85 si è preso il bronzo…per non so quante edizioni con 18,37, la mia misura di oggi, si era sempre saliti sul podio. Va bene, sono felice che ci fosse qui anche il mio tecnico, Enzo Agostini, ringrazio la FIDAL per averlo portato agli Europei, e ringrazio le Fiamme Azzurre, il mio club, che non smette mai di sostenermi”.

 

ufficio stampa fidal
Daniele Greco (foto Colombo/FIDAL)

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Peluso

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