Cronaca — 13 febbraio 2007

Il telefono bolle. La chiamano tutti, malgrado sia in Slovacchia. Potenza – od ossessione – della telefonia cellulare. Antonietta Di Martino però è tranquilla, ha già smaltito la trance agonistica. “Due metri – dice l’azzurra ridendo – e chi me lo doveva dire, a me, che un giorno sarei arrivata a saltare due metri?”.


 


Com’è andata in gara?


 


“All’inizio avevo un po’ di timore, perché questa è una pedana che induce a balzare parecchio nella rincorsa, ed io mi porto dietro anche questo difetto. Quindi ho cercato di fare attenzione soprattutto a questo particolare, anche con l’aiuto di Nicola Ciotti (il saltatore azzurro, presenta a Banska Bistrica, ndr), che mi ha supportato durante tutta la gara. In particolare, ho cercato di arrivare sicura allo stacco, come dire, piazzata, perché sapevo che così facendo, non avrei abuto problemi”.


 


Solo un momento di incertezza, a 1,97. Cosa è successo?


 


“Proprio quello che dicevo. Non riuscivo a trovare lo stacco, ma non ho perso la concentrazione, ed è arrivato il salto giusto. I due metri sono stati un’emozione straordinaria. Una gioia immensa, davvero. Difficile andare oltre, dopo un fatto così”.


 


E i tre tentativi a 2,02?


 


“Il primo sono salita bene, direi un buon salto. Gli altri due non c’ero più, avrei voluto farli in maniera diversa, ma effettivamente a livello nervoso le energie erano finite”.


 


Oggi ha battuto Vlasic e Bergqvist: che effetto le fa?


 


“Ah, allora ho battuto anche la Vlasic? Giuro, non me n’ero accorta. Il fatto è che in gara ho imparato a badare solo a me stessa. Le avversarie non ci sono, c’è solo l’asticella”.


 


Tutti si ricordano di lei come di un’atleta che ha patito mille infortuni. Se ci pensa adesso, cosa le viene in mente?


 


“Mah, probabilmente mi da ancora più soddisfazione. Io però non mi sono mai fermata a piangermi addosso, ho guardato sempre oltre, al domani. Devo indubbiamente ringraziare il professor Francesco Benazzo ed il dottor Vittorino Testa; il primo perché mi ha ricostruito la caviglia sinistra, il secondo perché mi ha seguito nella riabilitazione, con grande pazienza. Poi le dediche affettive: papà Alfredo e mamma Anna, mio fratello Salvatore e mia sorella Simona, oltre al mio fidanzato, Massimiliano. Il merito è anche loro. Però voglio dire che queso risultato è al 50% di Benazzo; sì, a metà è suo”.


 


Che programmi ora?


 


“Troppo presto per dire. Non so se farò gli Assoluti, forse dovrei staccare un momento. Poi gli Europei di Birmingham, certo”.


 


Per fare?


 


“Ehhh, ‘mo vediamo… No, per le medaglie sarà durissima. Oltre alle avversarie di oggi, ci sarà anche la Hellebaut, la Bergqvist si trasformerà, vedrete…Andrà sul podio chi starà bene quel giorno. L’atletica è così”.


 


Sara Simeoni: “Il Bello Comincia Adesso”


Raggiunta al telefono, Sara Simeoni non si dice sorpresa. “Ero sicura che prima o poi ce la facesse – le parole della campionessa olimpica di Mosca – dopo aver saltato 1,97 e 1,98 era solo questione di tempo, si capiva quanto il risultato fosse maturo. Ma voglio dire di più: visto come ha cominciato la stagione, secondo me non finisce qui. La Di Martino ha nelle gambe una misura migliore, può crescere ancora”. Sara Simeoni e Antonietta Di Martino si sono conosciute a Formia, tempio della preparazione dell’atletica italiana: “Mi ricordo che stava vivendo dei problemi fisici, ma ho notato subito la sua simpatia, la sua carica. No, purtroppo non l’ho mai vista saltare, ma quello che posso dire è che non deve fermarsi. Fino a ieri, con 2 metri, si poteva ancora salire sui podi internazionali. Oggi la concorrenza è spietata, ci sono molte avversarie. Questo risultato deve fungere da stimolo, deve aiutarla a capire che può competere con le altre. Glielo auguro”.


 


LA SCHEDA DI ANTONIETTA DI MARTINO


 


E’ nata a Cava de’ Tirreni (Salerno) l’1-6-1978, 1.69x57kg.


Società: Fiamme Gialle


Allenatore: Davide Sessa


Presenze in nazionale: 6


 


Avvicinatasi all’atletica a 12 anni con i Giochi della Gioventù, Antonietta è da tempo uno dei talenti del movimento salernitano, ma i suoi progressi sono stati spesso frenati da innumerevoli infortuni, soprattutto di natura muscolare. Le sue specialità preferite erano inizialmente il giavellotto e le prove multiple (proprio nell’eptathlon ha esordito in azzurro, nella Coppa Europa del 2000). Nell’alto ha stupito agli Assoluti di Catania nel luglio 2001, portando d’un colpo il personale da 1.93 a 1.98 (stesso differenziale di Antonella Bevilacqua: +29), e un mese dopo, ad Edmonton, è stata capace di centrare la finale mondiale. Nel 2003, dopo aver saltato 1.96 al coperto, è stata fermata da una periostite e neppure nella stagione 2004 è stata assistita da maggior fortuna (operata ad una caviglia). Risiede a Cava dei Tirreni.


 


Progressione (alto-eptathlon): 1993 (15) 1.63; 1994 (16) 1.71; 1995 (17) 1.69; 1996 (18) 1.66-4.484; 1997 (19) 1.78; 1998 (20) 1.73-4.602; 1999 (21) 1.63; 2000 (22) 1.88-5.436; 2001 (23) 1.98-5.687; 2002 (24) 1.91; 2003 (25) 1.90/1.96i; 2004 (26) 1.86; 2005 (27) 1.90. Altri primati personali: 14.11/100hs, 11.74/peso, 25.71/200m, 5.60/lungo, 46.64/giavellotto, 2:24.21/800m.


Curriculum (alto): NC: 3 (00-01, ind. 03); WCh: 2001 (12); EC: 2006 (10); WIC: 2006 (5); WUG: 2001 (fin/NM); ECup: 2001 (3), 2002 (7), 2005 (5); ECup (eptathlon): 2000 (15/B), 2001 (17/A).


 

Autore: Marco Sicari Capo Ufficio Stampa FIDAL

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