Cronaca HOME PAGE — 15 giugno 2012

Dopo la catastrofe sismica che il nostro paese ha subito in questi giorni, era obiettivamente difficile organizzare una gara come il campionato italiano della 24h, arricchito da una sei ore e da una staffetta 24 x 1ora. Non era facile, ripeto, da due diversi punti di vista: il primo logistico e il secondo economico. Allestire una manifestazione del genere, vuol dotarsi di infrastrutture mobili come tende, avere a disposizione tanti lettini o brande per far riposare gli atleti durante la notte o quando la stanchezza inizia a far capolino, disporre di molti volontari che gestiscono i cibi caldi; purtroppo e giustamente gran parte di tutto ciò è stato convogliato nelle zone di maggior bisogno e, per far fronte a questo drammatico imprevisto, gli amici meneghini hanno dovuto dare il meglio di se stessi affinché tutto andasse per il giusto verso. Alla fine non ho sentito uno di noi che si lamentasse di qualcosa ed eravamo tutti contenti. E’ stata approntata una kermesse minimal, ma l’impegno mostrato dai Road Runners è stato, ripeto, encomiabile. Certo, una critica o forse più di una gli va pure mossa, ma sempre nell’ambito di un futuro miglioramento stante la loro volontà di preparare un Campionato del Mondo della 24h nel prossimo futuro. Una cosa da rivedere è sicuramente il percorso, troppo stretto per ospitare tanti atleti e un po’ pericoloso, se, come nel caso di sabato, sul tracciato gareggiano podisti che girano a velocità diverse per la presenza di tre gare nella stessa kermesse.

Tracciato poco scorrevole nella parte interna al parco, presenza di curve secche e di rapidi cambi di superficie. Secondo me si potrebbe trovare qualcosa di meglio.
Un’altra cosa sbagliata è stata proporre un campionato italiano a giugno, quando per un atleta era fine aprile il limite di tempo per presentare un certo risultato alla federazione per essere preso in considerazione dalla Nazionale per i mondiali di settembre. Come me, tantissimi altri amici, hanno snobbato la corsa lombarda per questo motivo ed hanno virato su altre manifestazioni. Vedere solo un manipolo, seppur qualificato, di atleti alla partenza non ha fatto onore agli organizzatori.
Certo, poi, c’è stata la gara delle 6 ore e della staffetta a rimpolpare, “drogare” i numeri; però, se contiamo i partecipanti che lottavano per il titolo nazionale, non è che ci sia stata un’invasione. Peccato. Si potrà parlare di calendario saturo, ma credo che qualche accordo si sarebbe potuto e dovuto trovare in virtù dello status della gara. Sono giunto al parco Sempione di Milano circa un’ora prima della gara e l’atmosfera era surreale. Poca gente, ancora quasi tutto in allestimento e molto ancora da mettere a posto. Ad un certo punto mi sono anche chiesto se non avessi sbagliato il posto di ritrovo e il punto di partenza. A poco a poco, tutto però è stato messo in ordine ed è arrivato l’orario dello start. La gara parte con un tiepido sole e vede la fuga di Daniele Baranzini per gli uomini. Molto concentrato e sicuro di se va avanti col suo passo anche bello da vedere, mentre per le donne una splendida Ilaria Fossati prende la testa della gara. Man mano che le ore trascorrono, le condizioni meteo peggiorano e durante la notte un vero nubifragio s’abbatte nei pressi dell’Arena rendendo molto più difficile la corsa degli atleti già provati dalle tante ore di corsa. La gara femminile vivrà di tante emozioni, la Fossati si ritirerà per un problema ed in seguito prenderà la leadership della gara una sempre sorridente Rossella Verzeletti, all’esordio sulla distanza. La classifica finale femminile sarà: Verzeletti, Ardau e Agostini. La gara maschile invece vedrà il sorpasso di Paolo Rovera nelle ultime ore di gara ai danni di un provato Baranzini, alla fine secondo, e poi una splendida terza posizione da parte di Stefano Montagner. Dispiace che dei problemi abbiano privato la gara di uno protagonisti della vigilia, Vito Intini, forte atleta pugliese. Una gara spettacolare è stata anche la 6 ore che, partita nel pomeriggio, ha dato vita ad uno splendido testa a testa tra Capponi, Ascoli e Bonfanti per la prova maschile, mentre in quella femminile una splendida Ilaria Marchesi ha avuto la meglio sulla francese Hyvernaud e sulla Aiazzi.

Molto bello e toccante è stato quando alla premiazione la Marchesi si è presentata con la bandiera di Crevalcore, la sua terra, uno dei posti più maltrattati dal terremoto. E’ stato questo il modo di far sapere a tutti che Crevalcore c’è e ci sarà e noi tutti insieme a loro. In questa festa dell’ultramaratona lombarda c’era anche la gara della staffetta 24 x 1ora. Cinque squadre composte da ventiquattro atleti che si davano il cambio ogni ora. I team erano le associazioni onlus :La Via della Felicità, Vivi down e il Tapa team del dott. Sorriso. Le altre due squadre erano Gazzetta Runners Club e Road Runners Club Milano. Molto bello è stato il lavoro svolto dai volontari dell’associazione La Via della Felicità che durante la manifestazione hanno distribuito al pubblico e agli atleti presenti l’ormai nota La Via della Felicità, il codice morale laico scritto da L. Ron Hubbard, che viene utilizzato ormai in tutto il mondo per sensibilizzare la società a fermare quel declino morale che ogni giorno viviamo. Una guida per una vita migliore che anche io ho deciso di utilizzare da qualche mese. La cosa che mi ha fatto enormemente piacere che l’intera manifestazione sia stata all’insegna della solidarietà e che sia servita per divulgare un messaggio positivo. Io ho partecipato alla staffetta entrando in gara alla terza ora, ho corso un po’ più di una quindicina di chilometri e mi sono divertito tantissimo. Dopo sono rimasto per tutta la durata della manifestazione al parco ad incitare tutti gli amici che erano in gara e che vedevo soffrire. Facevo il tifo per tutti e non poteva essere altrimenti essendo io uno di loro. Sapevo quello cosa stavano provando in quei momenti, leggevo i loro pensieri, li guardavo dentro, m’immedesimavo nella loro corsa, la mia anima era lì che correva con loro che sono i miei avversari di sempre quando gareggio.
Avversari per modo di dire, perché tra di noi c’è amicizia, quella che mi ha portato ad esultare per una convocazione in nazionale di uno di loro e che mi ha fatto emozionare quando ho visto il pianto finale di Baranzini. Credo che il segreto della bellezza dell’ultra maratona sia proprio questo, l’amicizia che lega gli atleti ed il sapere che nel caso di bisogno si possa sempre contare sull’aiuto di un altro. Un altro aspetto che in questi due giorni mi ha arricchito tantissimo è stato il parlare con tante persone che mi chiedevano delle mie gare. E’ sempre bello sapere che tanti ti seguono e leggono interessate quello che scrivi. Incontrare e poi confrontarmi dialetticamente con persone come Maurizio Crispi, fine intenditore di corse ultra, e Gregorio Zucchinali, presidente IUTA, è stato per me la ciliegina sulla torta. Una menzione particolare e speciale va al Mitico Marco Airaghi conosciuto nell’ambiente come il Capitano Scatenato. Con la sua presenza ha dato un tocco di colore e di calore umano in più a tutto l’ambiente. Un grazie va agli organizzatori,i Road Runners di Milano, anche se devono migliorare alcuni aspetti per poter ambire all’assegnazione del mondiale.

Cirinho Di Palma

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